Aria di design: 10 condizionatori per l'estate

Sono intelligenti e ipertecnologici: i nuovi condizionatori uniscono design e funzionalità in dispositivi che seguono le abitudini degli utenti. Per godersi il fresco senza alzare un dito

Epic Retreats, il primo pop-up boutique hotel del Galles

Miti, leggende e poesie della tradizione gallese hanno ispirato 8 progettisti nella realizzazione di altrettante cabine che, per tutta l'estate, resteranno collocate in luoghi di interesse naturalistico di quest'area del Regno Unito
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Dove l’illusione diventa assoluta, lì va in scena la realtà più profonda. Nel racconto dell’ultimo erede, la magia di creare mondi fatti di nulla
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Addio ai cavi aggrovigliati: ecco come come ricaricare tre dispositivi alla volta in modo rapido e sicuro con il nuovo arrivato in casa Native Union

In vendita due abitazioni firmate Frank Lloyd Wright

Si trovano sull’isola di Petra, 50 miglia a nord di New York: una piccola oasi naturale a forma di cuore. Il prezzo sfiora i 15 milioni di dollari

Un’alternativa all’iconica bottiglietta Kikkoman

Ecco il nuovo dosatore per servire condimenti a base di soia firmato da Oki Sato, il designer alla guida dello studio Nendo

Una notte in una bolla, in Islanda

Al 5 Million Star Hotel la vista mozzafiato è garantita: è un’immersione nella natura a 360 gradi

Happy hands

Una selezione di accessori di design, tra classici e novità. Da scoprire nel servizio fotografico di Jonas Marguet con Piana Agostinetti & Mauceri e Chiara Spennato

Un rifugio per artisti sull'isola di Fleinvær, in Norvegia

Una piccola oasi felice per creativi direttamente affacciata sull’oceano Atlantico. Un progetto dello studio di architettura TYIN Tegnestu

Alessi: i nuovi orologi da parete firmati Michele De Lucchi e Adam Cornish

Un nuovo capitolo di Alessi nel mondo dei living accessories firmato da due designer di primo piano, ecco Raggiante e Arris
Icon Design di luglio e agosto è in edicola

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Un po’ di pagine dal nuovo Icon Design, l'ultimo numero prima della pausa estiva. In copertina ci sono Alexander Groves e Azusa Murakami, in arte Studio Swine

Arclinea: oltre la cultura del design, oltre la cultura del cibo

Prendono forma da una visone progettuale che attinge alla passione per la creazione, sia essa artistica o culinaria. Così si creano spazi pensati per essere funzionali, ma anche confortevoli da vivere e condividere.

Flux Swing: linee morbide, funzionalità al top

Qualcosa di completamente diverso: dalla decennale collaborazione tra Scavolini e Giugiaro Design, una cucina che rivoluziona le linee nel segno di tecnologia, ergonomia e funzionalità.

Besana Moquette: sense and sensibility

Scoprire in ogni luogo della casa sensazioni uniche che solo un tappeto d'autore può donare. Besana Moquette, e lo spazio si anima.
Andrew Bolton: l’arte della seduzione

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Il concetto giapponese Ma delinea lo spazio tra le cose, il silenzio tra un suono e l’altro, l’intervallo tra le persone, gli oggetti, le parole. «È quell’affascinante luogo di confine dove risiedono le interpretazioni», aggiunge Andrew Bolton, curatore del Costume Institute al Metropolitan Museum di New York a proposito della mostra Rei Kawakubo Comme des Garçons: Art of the In-Between (aperta al pubblico no al 4 settembre 2017). «Non è stato facile lavorare con una designer che rifiuta di parlare del suo lavoro, che non ama né che la gente lo interpreti né dare spiegazioni. Ma ne è valsa la pena», racconta gettando uno sguardo a un abito scomposto, blu profondo, parte della collezione Invisible Clothes di Comme des Garçons. Per relazionarsi a Rei Kawakubo, rivoluzionaria e impenetrabile fondatrice del marchio nipponico Comme des Garçons, il curatore inglese è partito dal suo silenzio, il suo Ma: «Desidero che gli spettatori viaggino in questa zona d’ombra», spiega da dietro le quinte al Costume Conservation Lab, «È lì dove Rei offre nuove visioni, stimola reazioni soggettive, senza imporre nessuna interpretazione».

Ma come ha reso accessibile al pubblico del Metropolitan un concetto così astratto? «Le opere esposte aiuteranno enormemente». I capi di Rei Kawakubo risolvono le dicotomie tra moda e non moda, soggettivo e oggettivo, femminile e maschile. Nella collezione Lumps and Bumps corpo e abito sono una sola cosa, il design si fa concreto, teatrale: «Essenziale è sedurre visivamente i visitatori» precisa il curatore, «Solo quando il pubblico è sedotto, potrà leggere i significati dietro un oggetto, oppure se ne andrà, con una memoria vivida». La mostra Alexander McQueen: Savage Beauty del 2011, co-curata con il suo predecessore Mr. Koda, ha attratto (ed emozionato) più di 650mila visitatori. Racconta Bolton: «Fu inaugurata a un anno dal suicidio di McQueen, c’era ancora un incredibile senso di amarezza. Gli abiti erano imbevuti della sua intensità. Trascinavano gli spettatori dalla gioia alla rabbia, dalla quiete al dolore. Sublime».

Per il nuovo responsabile del Costume Institute, intrattenimento ed educazione devono convivere, stimolando l’immaginazione. Come il maestro Harold Koda anche Andrew Bolton indaga il presente con la lente del passato, creando sintesi elettriche tra novità e tradizione e lasciando gli oggetti liberi di parlare e, come dice lui, respirare. Il curatore arrivò dall’Inghilterra a New York nel 2002, con solo due anni di esperienza nel mondo della moda. Cresciuto in un piccolo villaggio in Lancashire, dopo la laurea in antropologia all’università di East Anglia, conseguì un master in Non-Western Art. La sua carriera accademica iniziò al dipartimento East Asia del Victoria and Albert Museum di Londra: «Mi innamorai dell’idea di raccontare storie attraverso gli oggetti. Più che le di erenze mi a ascinavano le similitudini tra le culture».

Al V&A iniziò a focalizzare la ricerca su come abiti e tessuti fossero un potente medium di espressione culturale e sociale, mentre King’s Road e le sottoculture giovanili londinesi in uenzarono profondamente il suo immaginario: «Mi affascinava come dietro una spilla da balia, un ciuffo laccato, la fodera sgargiante di una giacca si celassero precisi universi simbolici e culturali» racconta, impeccabile, nel suo completo preppy disegnato dal compagno, il designer Thom Browne. Riviste come The Face, ID, Blitz diedero il via al suo interesse per la moda. Ma più che i punk-dandy annichiliti del ventesimo secolo, l’antropologo, con quel viso delicato e ipnotico, un mix tra David Bowie e Andy Warhol, visse da vicino il movimento underground New Romantic. «Le serate al night club The Blitz di Covent Garden erano vere e proprie performance artistiche. Musicisti, artisti e stilisti, da Steven Jones a John Galliano usavano il corpo per narrare, esprimere contrasti di genere. Non c’erano limiti, la moda era una via per trasmettere libertà». 

Con la sua prima mostra Men in Skirts al V&A, il giovane accademico mise in discussione il significato della mascolinità attraverso un excursus sull’uso della gonna nelle diverse culture: «Gli abiti non hanno genere, è la società a crearlo». E se al Museo londinese, dedicato al design e arti applicate, la sua pratica era in qualche misura più semplice, perché non c’era gerarchia e la moda era concepita come un’altra forma di arte decorativa, al Metropolitan precisa: «Dobbiamo lottare per legittimare la moda a forma di espressione artistica».

Nel passaggio tra i due sistemi, Harold Koda, storico curatore del Costume Institute, ebbe un ruolo fondamentale. «Decise di investire su di me», svela Bolton, «Mi insegnò a catturare visivamente l’audience e a rendere accessibili i concetti più complessi». Diverso ma non meno importante fu l’insegnamento di Anna Wintour, direttore di Vogue, direttrice Artistica di Condé Nast e organizzatrice del Met Ball, l’evento di fundraising più glamour dell’anno che, ogni maggio, inaugura la mostra al Costume Institute: «Il suo sguardo è molto diverso da quello di un curatore. Mi ha insegnato il valore della sintesi, a selezionare solo i pezzi che servono per raccontare la storia», chiarisce indicando alcune opere di Rei Kawakubo nello story board appeso alle pareti del Lab. «Il dress code del Gala di quest’anno ha seguito il tema della mostra, The Art of the In-Between», sottolinea. «Per me è una notte magica: camminare, dal red carpet alla mostra, dal cocktail alla cena, in quella sottile linea di con ne tra sogno e veglia». E trovarsi meravigliosamente nel mezzo, nel Ma.

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