3D Housing 05
Milano Design Week

Per fare una casa ci vuole un robot

L’ha definita «la casa prototipo di un nuovo modo di costruire». Così, l’architetto Massimiliano Locatelli, introduce il progetto che, in un tempo inaudito per un’abitazione tradizionale, ha preso forma in Piazza Cesare Beccaria a Milano, a cinque minuti dal Duomo. Una casa con tutti i suoi attributi - zona giorno, notte, cucina, bagno e un tetto coltivato a orto – che poggia su un paradigma di 5 valori così scanditi: creatività, sostenibilità, flessibilità, accessibilità (economica) e rapidità. «È un progetto etico», ha spiegato Locatelli. «La bellezza del futuro si crea dalla trasformazione dei detriti in materiale costruttivo, dalla velocità e abbattimento dei costi messi al servizio di sostenibilità e creatività». Significa che i tempi di cantiere sono snelliti fino a solo una settimana, per una casa delle dimensioni di questo prototipo, 100 mq. Il tutto al servizio dell’uomo, «in una visione autenticamente progressiva dell’abitare e quindi dell’esistere». Quando lo raggiungiamo al telefono, a qualche giorno dall'inaugurazione del progetto, l'architetto sta lasciando il cantiere, dove ha appena posato una vasca da 650 chili. «Un pezzo di pietra unica, realizzata in Vietnam», spiega. «Siccome la casa è fatta tutta in cemento volevamo dare un po’ di sicurezza al visitatore con segni della memoria, come gli elementi del bagno in marmo scavato a mano». E confessa: «È passata l’altro giorno mia mamma e ha detto che si trasferirebbe subito». 3D Housing 05, questo il nome, sarà visitabile per tutto il periodo del Fuorisalone, dopodiché sarà spostata fuori Milano. Composta da moduli di 155 cm uniti da giunti di espansione di gomma, la costruzione è anche antismica. «Fatta in porzioni risulta morbida ai movimenti del terreno». Questo permette di trasportarla, se il caso lo richiede, ma non solo. «Si potrà ampliare, tritare, ricostruire: è innanzitutto una casa molto flessibile». Nel 2016 già Locatelli aveva presentato al Salone una seduta sperimentale, Urmia, fatta a spirali in cemento, con cui muoveva i primi passi nella sua ricerca con il sistema di stampa 3D. 

3D Housing 05 è uno dei progetti più attesi della Design Week 2018: firmato da Locatelli con CLS Architetti è stato sviluppato assieme alla startup olandese Cybe, alla società americana di servizi per l’edilizia Arup e a Italcementi, che ha messo a punto un impasto cementizio «perfetto», tale da coordinarsi con i tempi e i modi della costruzione: «Il primo strato deve essere sufficientemente solido da supportare il secondo strato, ma al contempo anche sufficientemente bagnato da far aggrappare lo strato successivo». L'intelligenza è nel software ma anche l'occhio ha la sua parte: qualcuno passando potrebbe aver notato un cantiere futuristico con un robot arancione all’opera e, al posto dei muratori, quella che forse con eufemismo potremmo definire manodopera altamente specializzata: «Ci sono tre ingegneri - che sono anche muratori, certo, perché rompono il cemento e lo mettono nella bitumiera - e riescono a far fronte a ogni evenienza: se il cemento ha un agglomerato più grosso che ottura l’ugello della stampante si ferma tutto…» prosegue l'architetto, e subuti aggiunge: «Mi ha ricordato un po’ un viaggio in barca a vela con tutti i suoi punti di domanda: si rompe una cima, accadono piccoli imprevisti ed ecco, solo un bravo capitano riesce a risolverli». A 10 giorni dall’inaugurazione, un venerdì sera, il robot passandoci sopra ha tranciato un cavo (un oggetto molto sofisticato con decine di fili interni, proveninete dagli Stati Uniti). Per un attimo si credette di dover star fermi 12 giorni, così, a ridosso del grande evento «ma gli ingegneri riaprendo e spelando i fili in tre ore di lavoro hanno rimesso tutto in funzione. È proprio questo che trovo estremamente affascinante: mescolare tecnologia e manodopera riunendo due mondi, quello teorico e quello pratico».

E poi c'è l'aspetto creativo che sembra non avere più limitazioni: «In termini di forme? Si può fare ogni cosa. Si può anche pensare a una caverna, perché no?». E se la casa in Piazza Beccaria è stata programmaticamente pensava come un un guscio di forme organiche, arrotondate, con i muri rastremati verso l’alto proprio come nei contrafforti medievali, è perché «fare un muro dritto è quello a cui siamo abituati, pensare a un muro inclinato verso l’interno invece è un bell’esercizio» puntualizza Locatelli consapevole che questa agilità darà più voce al committete. «Adesso posso impormi e dire “non si può fare: c’è un pilastro!”. Ma quando non avremo più vincoli formali o strutturali, anche l’architetto dovrà diventare qualcos’altro. Forse un po’ uno psicologo?». E detto questo, guarda con grande ottimismo a un futuro fatto di possibilità inedite, che poggiano su una nuova tecnologia. «Prendiamo il caso di un terremoto. Si tritano le case crollate, si ricostruisce e in una settimana si ridà una casa con dignità a persone disperate, questa è una rivoluzione. Ma non pensiamo solo alle emergenze!», insiste. «Si può liberare il pensiero – questa è una casa democratica e un po’ per tutti, ma ci sarà chi vorrà affidarsi all’architetto per grandi progetti visionari, per sognare. È innanzittto grande libertà».

L'architetto Massimiliano Locatelli - Credits: Ph. Piero Gemelli

Nella contabilità di questa libertà non va dimenticato che si potranno avere nuove realtà abitative a basso costo, un vero e proprio cambio di paradigma rispetto a quel che significa comprare casa oggi: «Una giacchetta che costa 29.90 euro non mi cambia la vita», riflette Locatelli, «posso comprarne 10 certo, ma non fa la differenza, però se una casa che costa 30 mila euro, questo sì, mi cambia la vita. Significa rendere tutto più leggero». E se 3D Housing 05 in Piazza Beccaria è innanzitutto un progetto dimostrativo, va detto che alcune richieste sono già arrivate per portare la nuova tecnologia al più presto nella realtà: l’ampliamento di un museo di Milano di cui non si può ancora svelare il nome, la villa di un ricco visionario a Porto Cervo e un canile in Puglia, dove è necessario, in tempi rapidissimi, sostituire l’attuale con una struttura più capiente: «Una cosa che farò molto volentieri appena finito il Salone». Ma, chiediamo a Locatelli, un architetto del passato a cui sarebbe molto piaciuta questa nuova tecnologia, chi è? «Dico sempre che Le Corbisier era uno dei grandi amanti della tecnologia. Amava le macchine veloci e tutto ciò che era innovazione. Ha cavalcato allora l’onda del cemento armato e credo che sarebbe stato molto felice di cavalcare l’onda della tecnologia 3D».

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