Credits: FuturDome
Milano Design Week

FuturDome e l’housing museale: parola ai curatori

FuturDome è un progetto di housing museale unico in Italia gestito da ISISUF – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo. Nasce dalla riqualificazione di un palazzo storico, in stile liberty, utilizzato negli anni Quaranta dagli ultimi Futuristi per incontrarsi. Il processo di restauro ha visto la trasformazione del Palazzo in un condominio privato con ampi spazi dedicati all’arte contemporanea e una fitta programmazione che coinvolge sia gli spazi comuni che gli appartamenti privati.   

In contemporanea con Miart, la fiera d’arte contemporanea di Milano e con il Salone del Mobile, nel cuore del distretto Porta Venezia in Design, FuturDome presenta, fino al 15 aprile, la mostra Outer space dedicata ai project space più interessanti ed attivi in Italia. Abbiamo intervistato Atto Belloli Ardessi e Ginevra Bria, rispettivamente direttore artistico e curatrice di FuturDome, che ci hanno raccontato del progetto, della mostra e dei loro piani per il futuro.

Come nasce il progetto FuturDome? Da dove arriva l’idea dell’housing museale?

Il palazzo Liberty è un luogo storico, in cui gli ultimi futuristi usavano incontrarsi negli Anni Quaranta. Ora si chiama FuturDome ed è concepito da ISISUF – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo, con la direzione artistica di Atto Belloli Ardessi. Lo stabile ospiterà una programmazione dedicata all’arte contemporanea, durante la quale i futuri spazi residenziali convivranno con eventi organizzati nelle parti comuni, o anche direttamente negli appartamenti privati. FuturDome è una semplice dimostrazione di come l’abitare rappresenti una successione di letture dello spazio che alternano rivestimenti eleganti a preziose soluzioni artistiche. Compartimenti sperimentali e opere escluse dall’obbligo della funzionalità si fondono nella vita di tutti i giorni come fonti uniche di meditazione. FuturDome nasce da un progetto di riqualificazione che ha impiegato quasi dodici anni per risalire alle proprie origini, all’eleganza intatta del 1913. La storicità dell’edificio, prima del restauro, non era più nemmeno lontanamente trasmissibile e non rappresentava una priorità. Grazie al supporto di aziende all’avanguardia nel settore edilizio come Knauf e di un esperto restauratore come Eros Zanotti e di uno studio come BeAdvisors sono stati mappati tutti i decori, sanate parti in decadimento e valutati interventi che rendessero l’edificio splendido, ma non dotato di una complessità artificiale, apposta. Qualsiasi dettaglio è sempre stato concepito nel grande rispetto dell’impianto architettonico, del registro storico e dell’insieme decorativo, per poter tornare a mostrare l’edificio così come appariva nei primi Anni Dieci. Quando alcuni futuristi dell’ultima generazione si riunivano per sperimentare, per trovarsi, per conoscersi e per progettare interventi che sono poi convogliati, nel 1959, nella fondazione dell’Isisuf e nelle sperimentazioni della Poesia Visuale, della Poesia Concreta, dell’Arte Cinetica.

Dunque il Palazzo che ospita FuturDome ha alle spalle una storia importante ed è stato riaperto dopo un lungo restauro con l’obiettivo di far convivere arte contemporanea e funzionalità abitative. Come pensate di far coesistere memoria storica, arte contemporanea e sperimentazione architettonica?

Uno dei criteri di selezione, relativi a realtà ed artisti invitati a lavorare in FuturDome, modalità che rientra nei cromosomi storici di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo, è la ricerca di una commistione, di una trasformazione di memoria storica, sensibilità contemporanea e sperimentazione architettonica. L’edificio di via Giovanni Paisiello 6 mette alla prova ogni lavoro allestito, tanto per l’estensione delle metrature quanto per la non-neutralità degli spazi, unità abitative lasciate al rustico, che assorbono energia espressiva e rappresentativa. Dunque la ricerca, il moto di continua esplorazione di propulsione, nei confronti di avveniristiche avanguardie della contemporaneità -per quanto questo concetto possa risultare anacronistico oppure retoricamente revisionista- ci spinge ogni volta a misurare direttamente, a porre in diretto confronto la portata concettuale dell’opera o del progetto con la sua valenza pubblica. Un dialogo che si inserisce, però, dagli attici alle cantine di un vero e proprio cantiere.

Per quanto riguarda The Habit of a Foreign Sky (29 settembre – 17 dicembre 2016), ad esempio, e i dieci artisti coinvolti hanno oltrepassato l’idea di installazione, preparando ambienti narrativi che hanno immerso continuativamente il visitatore. Allestire sculture, fotografie, dipinti, video, interventi installativi, tracce sonore e disegni inediti in un palazzo del 1913 forza e mette alla prova ogni regime costruttivo. Offrendo non solo l’opportunità di attivare unità abitative convertite in spazi espositivi, ma fornendo anche ad artisti e a interventi ambientali l’esperienza di risiedere. Dalle sagome dissolte di Castelli, agli atti poetici di Oberti, alle riscritture di Alessandro Di Pietro, alle analogie di Perazzini, ai carotaggi di Ornaghi&Prestinari, alle fusioni di Michele Gabriele, alle superfici dermiche di Vivacqua, la negazione, la contraddizione della quotidianità, l’un-heimlich (contrario di heimlich, da heim, casa, ma anche tranquillo, confortevole, fidato) provoca la struttura degli interni, dilatando nel tempo la definitiva chiusura al pubblico, degli ambienti dell’edificio di via Paisiello 6.

In contemporanea con Miart e l’Art Week milanese, FuturDome ospita OUTER SPACE, una mostra dedicata a dieci spazi indipendenti italiani. Dunque, un nuovo spazio che inaugura con una mostra che ospita i progetti di altri 10 spazi e un’agenzia non costituita. Ci raccontate brevemente la mostra e il perché di questa scelta curatoriale?

Outer space è una locuzione utilizzata in astronomia per indicare lo spazio profondo, un’area più esterna. Un vuoto cosmico esistente tra i corpi celesti, esplorati e non, inclusa la Terra. L’outer space, per gli astrofisici, non è mai completamente vuoto, ma consiste in un’assenza tangibile di materia, all’interno della quale vengono generate particelle a bassa densità. Parmenide, nel 500 A.C., dimostra ontologicamente l’impossibilità dell’esistenza del vuoto nello spazio, determinando il concetto occidentale, millenario e millenaristico, di horror vacui. Teoria secondo la quale il nulla non esiste e dunque quel che sta oltre il cielo non può essere inconsistente, cavo.

Nei secoli, outer space diventa espressione propria a Cartesio, passando attraverso scrittori come Humboldt e poeti come Milton, per arrivare a William Gilbert. Il filosofo inglese sostiene l’idea che le stelle sono visibili a noi solo perché circondate da un etere sottile, oppure da vuoto lineare.

La moderna teoria dell’esistenza di un outer space, invece, si basa  sulla cosmologia del Big Bang, proposta inizialmente nel 1931 dal fisico belga Georges Lemaître.

Questa teoria sostiene che l'universo osservabile trae origine da una formazione molto compatta che da allora subisce un'espansione continua. A partire da quel momento, la materia rimasta dopo l’ampliamento iniziale ha subito il collasso gravitazionale creando così stelle, galassie e altri oggetti astronomici, lasciando dietro di sé un vuoto intenso che forma quello che oggi è chiamato spazio profondo. La dimensione di un outer space è dunque l'approssimazione naturale più vicina ad un vuoto perfetto ma resta un’assenza parziale. Outer Space, in FuturDome diventa, a sua volta, uno spazio-ipotesi, luogo di scoperta, di sperimentazione e ricerca sull’arte contemporanea approfondito attraverso undici progetti inediti, proposti da undici fra i più attivi spazi indipendenti in Italia. A dimostrazione del fatto che, nell’universo di oggi, il vuoto apparente, il vuoto visibile tra istituzioni culturali e gallerie commerciali, non consiste in una vastità, in un vuoto assoluto, ma nel processo generativo di realtà in espansione, che oggi danno origine a stelle tangibili a galassie non ancora abbastanza esplorate.

In Outer Space sono stati selezionati artist-run space e curator-run space. Spazi ulteriori, alieni, indipendenti rispetto al sistema dell’arte italiano, ma perfettamente allineati con la sperimentazione europea ed extraeuropea. Abbiamo voluto vagliare spazi che avessero comunque formulato o impostato una programmazione quanto più possibile lineare, strutturata, nonostante la fondazione recentissima. Abbiamo avuto, fin da subito un riscontro positivo immediato, premuroso e sempre entusiasta, da parte di tutti gli spazi invitati. Ma siamo consapevoli, ogni giorno di più, dell’enorme sforzo, a livello di energie e di impegno che, tanto Almanac, quanto Current, così come Mega, Tile, T-space, ma anche Tretie Galaxy, Ultra Studio, Gelateria Sogni di Ghiaccio, Site Specific proprio allo stesso modo di Le Dictateur e ATZ stiano compiendo. E’ la prima volta che la loro ricerca, i loro metodi esplorativi verranno portati in un’agorà, in un luogo integro, di dialogo e di confronto. Ogni unicità sta per essere accolta, rispettata e trasmessa, comunicata con grande equilibrio. Per questo motivo Outer Space si è dotata di un secondo trait d’union: si tratta  dell’ambiente curato da ATZ, Agreements to Zinedine: nel loro appartamento sarà possibile entrare in un’area sperimentale, ma anche di approfondimento nella quale tutti i contenuti degli spazi potranno essere consultati attraverso cataloghi e pubblicazioni prodotto dai project space e messi a disposizione, a seconda delle funzionalità delle stanze nell’unità abitativa.

Quali sono i progetti futuri? 

Stiamo già lavorando a due mostre, due personali. La prima che inaugureremo durante la terza settimana di settembre e la seconda che sarà di qualche mese successiva. Con maggiore precisione, abbiamo, letteralmente in cantiere: una personale di un grande sperimentatore, artista e designer italiano; la personale di un artista brasiliano contemporaneo, molto noto, anche in Italia; e, infine, stiamo ponderando la realizzazione di un’estesa collettiva composta da sole artiste donne. Una ricognizione che vorremmo realizzare come un dialogo tra corpo femminile e dimensione architettonica.

Tile project space - Milano - Credits: FuturDome
ATZ - Agrements to Zinedine - Credits: FuturDome
Current-Milano - Credits: FuturDome
Gelateria Sogni di Ghiaccio – Bologna - Credits: FuturDome
ULTRASTUDIO – Pescara - Credits: FuturDome
Site Specific – Scicli - Credits: FuturDome
ULTRASTUDIO – Pescara - Credits: FuturDome
T-space – Milano - Credits: FuturDome
Treti Galaxie – Torino - Credits: FuturDome
Almanac – Torino, Londra - Credits: FuturDome
Mega - Milano - Credits: FuturDome
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