Iqos World & Karim Rashid - Credits: Foto: Alessandro Garofalo
Milano Design Week

L’era digitale secondo Karim Rashid

Che le nuove tecnologie ci rendano più umani e aperti alla socializzazione è una teoria che non capita di sentire spesso. A sostenerla invece con trasporto - e a spiegarci perché - è il designer Karim Rashid, che per IQOS, il dispositivo smoke–free di Philip Morris International che scalda il tabacco senza bruciarlo, ha sviluppato per la Milano Design Week l'installazione site specific Konverse - visibile dal 17 al 22 aprile negli spazi del Magna Pars Hotel – e una serie di pattern per le custodie IQOS. Nato nel 1960 al Cairo ma naturalizzato canadese, Karim Rashid è uno dei designer più prolifici della sua generazione, con più di 4000 oggetti in produzione. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui in occasione della presentazione del progetto IQOS World. Ne è nata una riflessione sul ruolo della tecnologia, sulle sue potenzialità e sulle sue – potentissime – intersezioni col design.

Come è partito il progetto con IQOS World?

Tutto ha avuto inizio quando da IQOS mi hanno chiesto se fossi interessato a creare un'installazione, una sorta di scultura che rappresentasse l'essenza del brand. Ho subito pensato all'evoluzione del fumo nella storia e alle sue ripercussioni sociali. Nel passato, fumare era qualcosa che stimolava la socializzazione. Molto spesso era il modo attraverso il quale le persone si incontravano. Nel corso degli anni – come era giusto che fosse – le cose sono poi cambiate, e il fumo è iniziato a diventare qualcosa che divideva le persone. Quello che trovo rivoluzionario in IQOS è il fatto che sia un dispositivo di “smokeless smoking”, di fumo senza fumo, che fa finalmente riavvicinare le persone che non fumano a quelle che fumano. Di questo progetto, ad affascinarmi è stato fin da subito il suo lato poetico. Da questo ragionamento è nata l'idea di creare una scultura che raffigurasse due profili che si avvicinano come nell'atto di baciarsi. Mentre sviluppavo il progetto, volevo che fosse una sorta di omaggio all'opera di Umberto Boccioni “Forme uniche della continuità nello spazio”. Fu creata nel 1913, mentre un nuovo secolo si stava profilando. A delinearlo era, tra le altre cose, la diffusione dell'energia elettrica. La lampadina rappresentava il simbolo di quella tecnologia, esattamente come oggi il microchip rispecchia la nostra era. Un microchip che è contenuto anche nel dispositivo IQOS e che cambia il modo di fumare e di concepire il fumo. Ho ripreso l'idea di movimento e di proiezione verso il futuro e l'ho inserita nella mia opera, chiamata Konverse, come conversazione.

Dunque per te le nuove tecnologie hanno il potere di connettere le persone?

Per me la tecnologia ha una grande potenzialità: quella di riunire finalmente le persone. Suona paradossale, ma per me l'avvento dell'era digitale ha il potere di far incontrare amici, conoscenti o sconosciuti. Negli anni '90, molti sociologi sostenevano che i computer ci avrebbero de-umanizzati. Io sostengo il contrario. Ti faccio un esempio. Tutte le volte che sono in viaggio, posso raggiungere persone, amici e conoscenti che si trovano dall'altra parte del mondo. Questo modo di abbattere i confini, di creare legami oltre i luoghi e le barriere – di qualsiasi genere – è per me una delle rivoluzioni più importanti della nostra epoca. L'era digitale sta cambiando il modo in cui ci comportiamo e in cui ci relazioniamo agli altri, e sono convinto che lo stia facendo rendendoci migliori. Stiamo vivendo un processo di “empowering”. Pensa solo a quante cose possiamo conoscere e scoprire grazie a internet.

(Il pensiero corre subito ad alcuni episodi comuni dei nostri tempi: seduti in metropolitana, gli sguardi posati sugli smartphone. Oppure a cena, quando le chat di Instagram e Facebook erodono tempo e spazio alle conversazione reali e alla convivialità.)

Tanti non la pensano come te...

Certo. C'è molta paura della tecnologia. La stiamo letteralmente abbracciando, ma al contempo ne abbiamo paura. Da secoli, se ci pensi, succede la stessa cosa nei confronti di qualsiasi tipo di novità. E questa paura, ad esempio, sta alla base di fenomeni come i nazionalismi: le persone vogliono confini definiti, voglio sentire di appartenere a un territorio perché sentono che lo stanno perdendo. Ed è assolutamente vero: stiamo tutti perdendo qualcosa. Stiamo perdendo l'idea di avere confini, barriere. Ma se ci rifletti bene, entrambe le parole significano limitazioni non solo fisiche ma anche creative, mentali. Significano una grande privazione della libertà. Ora ce ne stiamo accorgendo, e le emozioni non possono che essere contrastanti. Alla base di tutto, però, rimangono le relazioni umane. Il 90% delle persone usa la tecnologia per connettersi alle altre persone.

Paola Antonelli, Senior Curator del Dipartimento di Design e Architettura del MoMA, sostiene che il design abbia un ruolo enorme nel tradurre in oggetti concreti le nuove scoperte della scienza e della tecnologia. In che modo, secondo te, possono dialogare design e tecnologia?

Conosco Paola da anni e vediamo le cose in modo molto simile. Sono convinto che il design abbia la capacità di cambiare il mondo. Pensaci: una sedia può cambiare il modo in cui ti siedi. E quante conseguenze può avere il modo in cui ci sediamo nella nostra vita? Tante, tantissime. Il design ha il potere di plasmare la nostra quotidianità e di conseguenza il nostro pensiero: se vogliamo che il mondo sia migliore, perché non tentare di farlo attraverso il design? Noi designer abbiamo una responsabilità. Penso che uno dei problemi del design contemporaneo sia il fatto di essere molto spesso incestuoso e autoriferito, di non riuscire a connettersi con il mondo reale ripetendo archetipi all'infinito. Io sono dell'idea che il design, come del resto l'arte, debba necessariamente essere vigile su quello che succede nella realtà. Per connettersi a essa e renderla, sì, migliore.

Iqos World & Karim Rashid - Cover
Iqos World & Karim Rashid - Credits: Foto: Alessandro Garofalo
Iqos World & Karim Rashid - Credits: Foto: Alessandro Garofalo
Iqos World & Karim Rashid - Credits: Foto: Alessandro Garofalo
Iqos World & Karim Rashid - Credits: Foto: Alessandro Garofalo
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