Credits: Lucia Moholy, Ritratto di Anni Albers, 1927 (Portrait of Anni Albers, 1927) Stampa alla gelatina d’argento (Gelatin silver print) 16,8 x 20,6 cm ©Lucia Moholy by SIAE 2017
Credits: Second Movement II, 1978 Incisione su piastra di rame bicolore e acquatinta (Two color copper plate etching and aquatint) 76,2 x 76,2 cm © The Josef and Anni Albers Foundation by SIAE 2017
Credits: Blue Meander, 1970 Serigra a (Screenprint) 71 x 61 Cm © The Josef and Anni Albers Foundation by SIAE 2017
Credits: Camino Real, 1967-69 Serigra a (Screenprint) 59,7 x 55,9 Cm © The Josef and Anni Albers Foundation by SIAE 2017
Credits: Floating, 1980 Stampa o set (Photo-o set) 45,4 x 41,9 Cm © The Josef and Anni Albers Foundation by SIAE 2017
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Anni Albers e le opere su carta

Quando nel febbraio 2015 Michelle Obama aprì per la prima volta al pubblico la vecchia sala da pranzo della Casa Bianca, completamente ristrutturata, tra le maggiori novità apparve un enorme tappeto con un motivo astratto, di cui l’autrice era una tedesca illustre di nome Anni Albers, ovvero la prima artista tessile a meritarsi un’esposizione al Moma, nel lontano 1949.

La galleria Carla Sozzani di Milano/Fondazione Sozzani le dedica in questi giorni (fino al 3 settembre) una mostra: “Anni Albers, the Prints”. Anziché tappeti, scampoli e altri esercizi di tessitura qui appaiono una trentina tra litografie, incisioni, acquetinte, stampe su carta che la Albers realizzò quando, all’età di 70 anni, smise di tessere: «Ciò che avevo imparato governando i fili, ora lo utilizzavo nel processo di stampa - racconta - i fili non erano più tridimensionali: solo il loro segno appariva nel disegno o stampato sulla carta».

Anni Albers, nata Annelise Elsa Frieda Fleischmann, morì nel 1994 a 94 anni, 18 anni dopo il marito e ultima superstite tra gli insegnanti del Bauhaus, la famosa scuola di Weimar degli anni ’20 dove lei stessa aveva studiato. Ventenne, si era iscritta suo malgrado al corso di tessitura - l’unico accessibile alle donne nell’unica scuola che accettasse allora studentesse donne - ma aveva trovato presto modo di appassionarvisi, anche grazie all’influenza di Gunta Stölzl. È lì che conobbe Josef Albers, anch’egli un suo maestro, che nel 1925 avrebbe sposato. Nel 1933, quando il Bauhaus venne fatto chiudere dal regime nazista, i due coniugi decisero di trasferirsi negli Stati Uniti dove proseguirono le loro lezioni al Black Mountain College, punto di ritrovo delle avanguardie europee emigrate negli Stati Uniti. Nel 1965 Anni Albers pubblicò il fondamentale saggio sull’arte tessile “On Weaving”. Ottantenne apparve poi per una parte cameo nel film "Marlene" di Maximilian Schell, che tanto avrebbe affascinato l’artista italiano Francesco Vezzoli (ispirando il suo “Marlene Redux”) il quale ha dichiarato in un’occasione: «Se Marlene Dietrich era la diva del cinema tedesco, Anni Albers era la diva della storia dell’arte tedesca».

Un incontro su Anni Albers con il direttore della Anni e Josef Albers Foundation, Nicholas Fox Weber è programmato alla Galleria Carla Sozzani per lunedì 17 luglio alle 18.30, a lui si uniranno il direttore del Museo di Arte Moderna di Parigi, Fabrice Hergott e Silvia Sfligiotti, docente di arti grafiche all’ISIA di Urbino, codirettrice della rivista “Progetto Grafico”. 

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