Damien Hirst: “A collection of vessels from the wreck of the Unbelievable”. - Credits: Ph. Prudence Cuming Associates © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS/SIAE 2017
Foto di “Hydra and Kali Discovered by Four Divers”, di Christoph Gerigk. - Credits: © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS/SIAE 2011
Da sinistra, Damien Hirst: “Hydra and Kali” (due versioni); foto di “Hydra and Kali Beneath the Waves” di Christoph Gerigk - Credits: Ph. Prudence Cuming Associates Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS/SIAE 2017
Da sinistra, Damien Hirst: “The Diver with Divers” nella foto di Christoph Gerigk; Calendar Stone; The Diver - Credits: Ph. Prudence Cuming Associates © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS 2017
Da sinistra, Damien Hirst: “Skull of a Cyclops”; “Skull of a Cyclops Examined by a Diver”, foto di Christoph Gerigk - Credits: Ph Prudence Cuming Associates © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS/SIAE 2017
Damien Hirst: foto “Aspect of Katie Ishtar ¥o - landi Beneath the Sea” di Christoph Gerigk - Credits: Ph. Prudence Cuming Associates © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS 2017
Damien Hirst: Skull of a Cyclops - Credits: Ph. Prudence Cuming Associates © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS/SIAE 2017
Damien Hirst: Sphinx - Credits: Ph. Prudence Cuming Associates © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS/SIAE 2017
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Damien Hirst a Venezia. La messa in scena dell’hybris

Milano Design Film Festival

È il rinvenimento archeologico del secolo. Riemerge dall’oceano Indiano il tesoro composto da oltre duecento opere del ricchissimo e leggendario collezionista Cif Amotan II, liberto di Antiochia vissuto tra la metà del I e l’inizio del II secolo d. C. Il naufragio del veliero Apistos, l’inventariazione delle opere, il restauro e, infine, l’esposizione sono le fasi della straordinaria messa in scena di Damien Hirst a Palazzo Grassi e Punta della Dogana, alla quale l’artista di Bristol ha dedicato oltre dieci anni di lavoro.

“Tesori dal Relitto dell’Incredibile” (a cura di Elena Geuna, fino al 3 Dicembre a Venezia) è la seconda grande monografica italiana di Damien Hirst. È un progetto ambizioso e audace che ha a che fare non solo con i contenuti legati alle opere in mostra, ma anche con la sceneggiatura del racconto, a partire dalla “fake news” del ritrovamento dell’Apistos nel 2008. È un’opera mastodontica e multimediale, in cui tutti gli espedienti utilizzati per la narrazione – lettere, saggi di ricercatori universitari, inventari d’archivio, disegni e resoconti – sono accuratissimi nei dettagli. I video che simulano il documentario sul reperimento del relitto sono estremamente verosimili, con i subacquei che disincagliano i tesori nascosti dal mare. Proprio la modalità con cui sono costruite le immagini in movimento, a cui siamo portati ad attribuire veridicità, è uno strumento davvero efficace per enfatizzare la grande macchina teatrale. Al punto che lo spettatore è sempre a cavallo tra perplessità ed entusiasmo, con il dubbio costante che si tratti di verità o invenzione.

È una storia di hybris. La leggenda narra che appena acquistata la libertà, Amotan abbia iniziato ad accumulare una sterminata collezione. Ma il peso del carico nel veliero e l’esplicita volontà degli dei hanno fatto inabissare la nave. «Amotan incarna alla perfezione il personaggio che insegue la brama di successo, sprezzante del destino, e che da questo viene poi travolto. È sì l’icona della fragilità umana, dei falsi idoli, ma anche della mutevolezza della fortuna», racconta la curatrice Elena Geuna, come se si trattasse di un personaggio storico.

François Pinault, Presidente di Palazzo Grassi - Punta della Dogana e produttore della mostra, aggiunge: «per la sua smisuratezza, la sua ambizione e, infine, la sua audacia, il progetto è in totale rottura con tutto ciò che Hirst ha affrontato finora. Le opere non rientrano in alcuna categoria accademica ed estetica convenzionale. Sprigionano una forza quasi mitologica. Ammiro la sua propensione a mettersi in pericolo. Fino a oggi non ha mai smesso di uscire dai sentieri che egli stesso aveva tracciato».

In questo progetto si ritrova un fil rouge della ricerca artistica di Hirst. Da sempre affascinato dall’interazione tra arte e scienza, investiga il tempo che modifica corpi e oggetti. In “Tesori” l’artista proietta la propria opera nel tempo. Sui reperti dell’Apistos simula i mutamenti prodotti dal lungo soggiorno sottomarino: teste gozzute, pietre bucherellate come spugne, bronzi irti di coralli e aderenze floristiche. Il tempo che dà autenticità alle cose dell’uomo.

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