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Dalla didattica ai temi universali

Milano Design Film Festival

Come descrivere in pochi minuti l’approccio formativo di un master accademico? Non presentando il mero programma di studio. In occasione dell’apertura dell’anno accademico del nuovo Master in Science in  “Interior and Spatial Design” del Politecnico di Milano, il regista Davide Rapp realizza sei “pillole” video da 90’’ (riprese Giorgio De Marco & Fabio Bortot), in cui sono intervistate differenti figure professionali su macrotemi a carattere filosofico, che riguardano il loro personale approccio progettuale o artistico e che toccano aspetti più universali, facendoci riflettere su comportamenti, desideri e modelli.

Realizzate negli spazi delle Cristallerie Livellara in Bovisa, Andrea Branzi, Markud Jatsch, Stefano Mirti, Alessandro Papetti e Medhat Shafik riflettono sulla relazione tra Tempo e Spazio nelle diverse e possibili accezioni del progetto. “Ouverture Cronotipi Design” diventa una testimonianza sulla progettazione nella nostra epoca.

Il video è uno strumento veloce e accessibile, incisivo per i tempi rapidi e per l’immediatezza con cui l’immagine comunica la parola e la sua intenzione. L’architetto e docente Stefano Mirti racconta di un innovativo libro “autogenerativo”, in cui ogni pagina ha la possibilità di due versioni a scelta dell’utente, creando oltre 200mila output finali. È un gioco, ma anche un manuale di composizione che racconta il coinvolgimento diretto dell’utente nella fase di progettazione e gli orizzonti offerti dalle nuove tecnologie nel settore dell’editoria ma non solo.

Parla di autogenerazione e autorigenerazione degli spazi industriali il pittore milanese Alessandro Papetti, che trae ispirazione dall’archeologia industriale: tracce del passato che assumono nuovi significati nell’interpretazione pittorica. Un altro artista, Meghat Shafik, impiega invece la tecnica e il linguaggio del collage come “volo planare” sulla memoria e strumento per ricostruire i frammenti della storia. Il tema della memoria, nel tempo “liquido” e sfuggente della nostra epoca, sembra un compito dell’arte e della progettazione. Susan Yelavich, Professor of Design Studies, Art and Design History and Theory alla Parsons School di New York, sottolinea l’importanza del fattore tempo nel design e come quest’ultimo sia in grado di traghettare le idee del passato nel presente, così come di costruire una dimensione temporale nello spazio costruito.

Più caustico il pluripremiato architetto e urbanista Markus Jatsch, il quale ci ricorda che siamo nell’epoca dell’Antropocene e che il paesaggio che ci circonda altro non è che la risultante tra capitale, performance dell’uomo e clima. La sfida del cambiamento climatico, pertanto, può non essere soltanto un problema ma anche un’opportunità, se si guarda al paesaggio come a un ambiente artificiale in cui creare nuovo potenziale e valore per le generazioni future.

Conclude il maestro del design Andrea Branzi con il punto di vista del docente: «insegniamo perché dobbiamo imparare. Non forniamo una modalità di progetto già predefinita, ma formiamo il progettista nel paradosso che l’università educhi degli autodidatti, ovvero delle persone che interpretano il mondo che li circonda in modo autonomo».

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