Credits: L’Arabia Saudita è un paese occupato per più della metà della sua vasta superficie dal deserto. Il deserto del Nefud, a nord, e il Rub’ al-Khali, a sud, sono tra loro collegati dalle dune di sabbia di un altro deserto ancora, l’Ad-Dahna. Al centro, su un vasto altipiano appena oltre le dune, sorge la capitale, Riyad
Credits: L’oasi è uno stupefacente laboratorio biologico, un ecosistema con cinque gradi centigradi in meno rispetto all’ambiente circostante, che crea ombra, e all’ombra le piante crescono meglio. Umidità, ombra e vegetazione sono i tre elementi fondamentali che interagendo con altri organismi creano una nicchia ecologica, un microcosmo in grado di rigenerarsi continuamente. Il mantenimento di un’oasi è risultato di tecniche sapienti, tradizioni tramandate oralmente, frutto dell’armonioso utilizzo delle risorse, quasi un progetto di architettura dell’ambiente
Credits: Questo giardino botanico, avveniristico e incantato, sorto dal nulla del deserto, concepito secondo le più moderne tecnologie, potrà diventare un importante polo di attrazione scientifica e turistica insieme, una sorta parco dei divertimenti green ed eco sostenibile, dove i visitatori avranno la possibilità conoscere la natura del pianeta e le norme per preservare e salvaguardare l’ambiente e il territorio per le generazioni future
Credits: Poco lontano la banca del seme raccoglierà esemplari botanici provenienti da tutto il mondo
Credits: L’oasi è uno stupefacente laboratorio biologico dove la mano dell’uomo è indispensabile e dove anche la più piccola azione deve essere attentamente calibrata ed è determinante per il funzionamento complessivo.
Credits: Sulle terrazze dell’albergo sono previsti ristoranti, organizzati sotto caratteristiche tende arabe, come un accampamento tuareg. Tutt’intorno cresceranno splendidi prati fioriti, coltivati con essenze floreali provenienti dai deserti più aspri del pianeta
Credits: Dalle terrazze dell'albergo la vista spazierà sulle mezzelune e sul parco sottostante
Credits: Duna Hotel: questo sarà il nome dell'albergo che sorgerà nel mezzo del giardino botanico
Credits: Cuore del progetto due mezzelune che si intersecano: al loro interno saranno creati diversi ecosistemi preistorici.Pare strano, ma sembra proprio che milioni e milioni di anni fa, al posto della continuità infinita di sabbia arsa dal sole, queste terre fossero coperte da praterie simili a savane; le piogge erano abbondanti e i fiumi perenni, abitati da coccodrilli e dinosauri erbivori
Credits: Un rendering che evidenzia le due mezzelune che saranno il cuore di questo progetto
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Il giardino botanico nel deserto

marinajonna

In Arabia Saudita, a pochi chilometri da Riyadh, verrà realizzato un vasto giardino botanico, o meglio, un parco di più di due milioni e duecentomila metri quadrati, dove poter ammirare le specie botaniche provenienti da tutto il mondo, compresi gli esemplari ormai estinti e quelli sopravvissuti all’evoluzione e ai cambiamenti climatici. E il progetto sarà seguito dal gruppo italiano Paghera, specializzato nella progettazione e nella realizzazione dei paesaggi.

Il sorprendente giardino è un dono che la città di Riyadh intende fare al Re Abdullah, e, allo stesso tempo, un’importante occasione per imparare per comprendere le origini e le conseguenze del cambiamento climatico, delle trasformazioni degli ecosistemi nel mondo; quali scelte ci aspettino in futuro e quali potrebbero essere gli strumenti a nostra disposizione al fine di uno sviluppo sostenibile. 

Cuore del progetto due mezzelune che si intersecano e, al loro interno, saranno creati diversi ecosistemi preistorici. Nello sterminato giardino, insieme alle due strutture principali, si trovano numerosi padiglioni destinati a raccogliere e mostrare la flora proveniente da ogni parte del pianeta, mentre poco lontano 150.000 metri quadrati di serre permetteranno di coltivare piante native. 

Una voliera di 6450 metri quadrati, consentirà lo studio e l’osservazione di numerose specie di volatili esotici all’interno di un ambiente che ricrea e ritrova la foresta pluviale. Ci sarà anche il giardino delle farfalle, quasi cinquemila metri quadrati divisi in due diversi ambienti: uno esotico con piante tropicali mantenute a una temperatura costante tra i 21 e i 29 gradi centigradi; l’altro con farfalle native tra alberi e arbusti autoctoni e dove anche la più piccola azione deve essere attentamente calibrata ed è determinante per il funzionamento complessivo. 

E ancora: un padiglione destinato a tutte le piante utilizzate nel mondo a fini medicinali; il giardino d’acqua che viene studiata in tutte le sue forme, dal ghiaccio, alla neve fino al vapore. Infine il giardino labirinto con al centro una grande fontana sferica. Poco lontano la banca del seme raccoglierà esemplari botanici provenienti da tutto il mondo. 

Infine sulla duna, alta cinquanta metri, sorgerà un albergo extra-lusso che richiama nei modi i castelli del deserto, le dimore aristocratiche risalenti all’epoca dei califfi. Sulle terrazze dell’albergo sono previsti ristoranti, organizzati sotto caratteristiche tende arabe, come un accampamento tuareg: da qui la vista spazia sulle mezzelune e sul parco sottostante.

Questo giardino botanico nel deserto, King Abdullah International Gardens, avveniristico e incantato, sarà concepito secondo le più moderne tecnologie e potrà diventare un importante polo di attrazione scientifica e turistica: una sorta parco dei divertimenti green ed eco sostenibile, dove i visitatori avranno la possibilità conoscere la natura del pianeta e le norme per preservare e salvaguardare l’ambiente e il territorio per le generazioni future.

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