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Il mondo animato di Hayao Miyazaki

Milano Design Film Festival

Solo il 14 novembre nei cinema italiani il documentario Never-Ending Man - Hayao Miyazaki sul maestro giapponese dell’animazione, paragonato a Walt Disney per l’influenza nelle tecniche e nelle modalità di narrazione e vincitore, tra i molti premi, dell’Orso d’Oro e di un Oscar per il lungometraggio La Città Incantata (2001).

Miyazaki annuncia il suo ritiro dal cinema nel 2013, ma non rinuncia né alla creazione né alla sperimentazione di nuove forme espressive. Il documentario di Kaku Arakawa, regista della TV giapponese NHK, segue il maestro per oltre dieci anni raccontandone il riavvicinamento al mondo dell’animazione. Grazie al supporto di giovani animatori di computer generated imaginery Miyazaki, amante del disegno a mano libera, approccia perfino la computer graphic. «Quando abbiamo iniziato a girare», racconta il regista, «continuava a ripetere di essere solo un vecchio pensionato. Ma poi ho visto riaccendersi la scintilla in lui».

Nausicaä della Valle del vento (1984), Il Mio Vicino Tototoro (1988), La Città Incantata (2001), Il castello errante di Howl (2005) sono alcuni dei capolavori diretti da Miyazaki, cofondatore nel 1985 con Isao Takahata del celebre studio cinematografico di animazione Studio Ghibli. Il titolo Never ending man descrive in modo pertinente l’attitudine verso la vita e il lavoro di Miyazaki: chino su fogli e blocchetti di carta, instancabile, alla ricerca di dettagli e in continua produzione di appunti, idee e schizzi. Il documentario-intervista, con una fotografia a tratti incerta e un montaggio ridotto al minino, vuole trasmettere, con una inquadratura continua sul protagonista, la sua incessante ricerca. Ma anche il continuo sorprendersi ed essere curioso: il carattere infantile che ha guidato i suoi mondi animati.

Nel film si parla di un cortometraggio in produzione con tecniche CGI. E in questi giorni che precedono l’uscita del documentario si annuncia un altro film “How do you live?”, forse l’ultimo del maestro. Sorprese o smentite non importa. Never Ending Man racconta di un uomo che da sempre prova a realizzare qualcosa di nuovo. Come negli Anni 70, quando ha ideato storie animate traendo spunto dai più famosi libri per ragazzi di tutto il mondo – tra questi, “Heidi” (Arupusu no shōjo Heidi) del 1974, tratto dall'omonimo romanzo di Johanna Spyri; “Marco” (Haha o Tazunete Sanzen-ri) del 1975, ispirato da “Dagli Appennini alle Ande” del libro Cuore di Edmondo De Amicis; Anna dai capelli rossi del 1979, tratto dall’omonimo romanzo di Lucy Maud Montgomery.

Come ben descrivono le serie più conosciute in Italia Conan il ragazzo del futuro (Mirai shōnen Konan, 1978) e Lupin III (1971, 1979, 1980), Miyazaki è stato tra i primi sceneggiatori del mondo dell’animazione a superare le tipiche dicotomie tra personaggi buoni e cattivi: i personaggi sono dinamici e in grado di cambiare e non sono saldamente definiti nei ruoli di antagonisti. Analogamente, i personaggi femminili sono figure forti e indipendenti, ed occupano spesso posizioni di rilievo nelle opere.

Miyazaki è innovativo perfino nelle tematiche d’attualità sociale come l’ambientalismo che un fil rouge in molte pellicole, si prendano ad esempio i suddetti Conan e “La Città Incantata”. Il maestro rappresenta un mondo con molte forme di vita, in cui l’uomo è solo piccola entità. E una convivenza difficile, quella tra la natura e l’uomo, in cui l’azione di quest’ultimo è d’impatto e per lo più distruttiva perché avida.

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