Serpentine Pavilion 2017, progetto di Francis Kéré - Credits: Kéré Architecture
Serpentine Pavilion 2017, veduta dell'interno - Credits: Kéré Architecture
Gando Primary School; Gando, Burkina Faso, 2001 - Credits: Simeon Duchoud
Gando Primary School; Gando, Burkina Faso, 2001 - Credits: Enrico Cano
Gando Primary School Extension; Gando, Burkina Faso, 2008 - Credits: Erik Jan Ouwerkerk
National Park of Mali; Bamako, Mali, 2010 - Credits: Kéré Architecture
Camper Pop-up Shop at Vitra; Weil am Rhein, Germany, 2015 - Credits: Vitra - Ph. Eduardo Perez
Camper Pop-up Shop at Vitra; Weil am Rhein, Germany, 2015 - Credits: Vitra - Ph. Eduardo Perez
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Il Serpentine Pavilion firmato Francis Kéré 

Dopo Bjarke Ingels sarà la volta del progettista africano Diébédo Francis Kéré a firmare il padiglione estivo della Serpentine Gallery nei Kensington Gardens di Londra.

Classe 1965, laureato presso la Facoltà di Architettura Technische Universität di Berlino, Kéré dal 2005 è alla guida dello studio di progettazione Kéré Architecture, con base nella capitale tedesca. I suoi progetti hanno preso forma in paesi come Burkina Faso, Mali, Cina, Mozambico, Kenya, Togo, Sudan, Germania e Svizzera, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti.  

Il progetto della Serpentine Gallery 2017 si configura come un’ampia tettoia sostenuta da una struttura centrale in acciaio, un imponente albero che funge da punto di aggregazione ispirato alle tradizioni e ai riferimenti culturali della città d’origine dell'architetto, Gando. «Nel Bukina Faso l’albero riveste un ruolo di primo punto: è il luogo dove le persone si riuniscono e dove vengono svolte le attività quotidiane, all'ombra dei suoi rami», spiega il progettista.

Il padiglione è dotato di quattro punti d’accesso distinti che convergono in un cortile a cielo aperto, qui i visitatori possono sedersi e ripararsi durante le giornate più calde. E in caso di pioggia la struttura è pensata per consentire il normale deflusso dell'acqua.

Kéré, che sarà il 17esimo progettista a realizzare la struttura temporanea della galleria londinese, ha sottolineato l’importanza sociale del suo progetto: «Crescere in un villaggio sperduto mi ha instillato una forte consapevolezza delle implicazioni sociali, sostenibili e culturali del design. Sono convinto che l’architettura abbia la forza affascinare e ispirare, e di mediare aspetti più importanti come il senso di comunità, l’ecologia e l’economia».

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