La sala; le due poltrone vintage, in quercia e giunco, sono state disegnate da Hans Wegner, divano di India Mahdavi, lampada da terra di Gino Sarfatti; la stuoia vintage arriva dal Marocco. Sullo sfondo, la cucina in marmo separata dalla sala con un divisorio scorrevole in quercia. Tavolo da pranzo di Knoll International, sedie di Kartell - Credits: Ph. Stephan Julliard
La cucina in marmo separata dalla sala con un divisorio scorrevole in quercia. Tavolo da pranzo di Knoll International, sedie di Kartell - Credits: Ph. Stephan Julliard
A sinistra, l’angolo studio all’interno della sala. Il tavolo è disegnato da Jean Prouvé; la lampada da terra anni 50 è stata trovata in un mercatino. In primo piano il vaso, in resina, di Gaetano Pesce. A destra, il corridoio accanto alla cucina con il piano in marmo, materiale che «Ha un carattere classico e mi piace perché evoca, al contempo, i bagni turchi e le ville italiane», dice la progettista. - Credits: Ph. Stephan Julliard
Il bagno padronale interamente rivestito in marmo di Carrara; la plafoniera è stata trovata al mercato delle pulci di Parigi, i rubinetti sono stati acquistati da Lefroy Brooks - Credits: Ph. Stephan Julliard
A sinistra, un angolo della sala con la parete attrezzata con mensole bianche. La sedia a nastro, in vetroresina, è la Ribbon Chair disegnata nel 1961 da Cesare Leonardi e Franca Stagi. A destra, sopra il carrello di Alvar Aalto (prodotto da Mc Selvini), coppa di Alev Siesbye Ebüzziya, portacenere rosso di Angelo Mangiarotti. Dietro, collezione di preziose ceramiche - Credits: Ph. Stephan Julliard
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Un appartamento a Parc Monceau, nel cuore di Parigi

Nella suggestiva zona del Parc Monceau a Parigi, si trova questo singolare appartamento, dotato di dodici finestre, da cui si gode un meraviglioso panorama sui tetti della capitale francese.

«Si ha un po’ la sensazione di essere tra le nuvole», racconta la progettista Charlotte Macaux Perelman, che ha cominciato la sua carriera nello studio di Philippe Starck e oggi dirige uffici sia a Parigi sia a New York, oltre a essere la co-direttrice artistica di Hermès Maison, Puiforcat e Saint-Louis in tandem con il suo grande amico Alexis Fabry. «Charlotte ha un occhio molto penetrante ed è molto esigente», dichiara Pierre-Alexis Dumas, il direttore artistico della lussuosa maison francese. «Sul lavoro, queste qualità si traducono in una ricerca della sobrietà e della semplicità e nell’amore per i bei materiali». Caratteristiche presenti anche in questo appartamento, che appartiene a un giornalista, sposato e con tre gli ancora piccoli.

La casa, di mq 230, si trova all’ultimo piano di un edificio del XIX secolo. «L’appartamento non veniva toccato da decenni: era abitato da una donna di 90 anni, e gli ultimi lavori risalivano a circa 45 anni prima. C’erano numerose porte a vetri, tappeti che coprivano i pavimenti di parquet, diversi caminetti», racconta Charlotte. Mancavano, però, dettagli architettonici di particolare rilevanza, il che ha concesso una certa libertà d’azione. «Ho potuto eliminare tutto quello che non mi andava a genio», spiega. Ha intrapreso, dunque, una ristrutturazione radicale, ridipingendo la maggior parte delle stanze di bianco e optando per l’adozione di una delicata curvatura tra parete e soffitto, invece di ricorrere alla tradizionale cornice. «È un dettaglio minimalista che crea, però, un e etto di grande eleganza», afferma. «Cattura la luce in un modo meraviglioso e produce un’atmosfera molto rilassante». Macaux Perelman ha deciso, inoltre, di modificare completamente la planimetria. La cucina si trovava in origine in fondo all’appartamento; c’erano due piccole camere da letto, due bagni senza nestre e un corridoio non rettilineo. Il nuovo progetto prevede l’introduzioni di assi molto netti. Le porte su entrambi i lati del corridoio sono ora allineate, mentre la cucina, che può fungere anche da sala pranzo, è separata dal soggiorno soltanto per mezzo di grandi pannelli di legno scorrevoli.

Di contro, il proprietario aveva espressamente richiesto che la suite padronale fosse appartata e protetta. La famiglia aveva vissuto, in precedenza, in una serie di loft a New York e, sebbene a lui non dispiacessero gli spazi aperti, aveva cominciato a sentire il desiderio di un po’ di privacy. L’approccio rigoroso ed essenziale della progettista si unisce poi alla sua predilezione per i materiali naturali, in particolare per il legno di pino, usato in modo sofisticato, e per il marmo.

L’arredo consiste, perlopiù, in una combinazione personale ed eclettica di pezzi del XX secolo, come la poltrona da u cio di George Nelson, la lampada da terra di Gino Sarfatti o il carrello di Alvar Aalto. C’è anche una ricercata collezione di ceramiche prodotte da designer come Alev Ebüzziya Siesbye, Kristin McKirdy e Gustavo Perez. Dappertutto, tocchi etnici: risaltano, nel soggiorno, una stuoia marocchina, i cuscini giapponesi e un poggiatesta di legno del Mali, oltre a delle ceste, trovate in un mercatino a Panama e realizzate in bre naturali. A prima vista appaiono semplici, ma – come ci viene fatto notare – sono molto complesse. «Ci sono così tanti nodi che per farne una ci vogliono due anni», spiega. Testimoni di come ogni dettaglio qui sia un esempio di ricercata qualità. Traduzione di Gianni Pannofino.

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