A sinistra, Nicola Pisano, specializzato nell’intervento di pulitura, analisi strumentali non invasive tramite raggi ultravioletti, infrarossi e X. A destra, le reti per il deposito e l’asciugatura dei dipinti - Credits: Ph. Fabrizio Vatieri
Un angolo del laboratorio, dove si svolge il processo di reintegrazione pittorica - Credits: Ph. Fabrizio Vatieri
I salone dedicato al restauro delle opere di grande formato. Nicola Restauri si occupa, tra l’altro, di analizzare l’autenticità delle opere d’arte. Il laboratorio è visitabile su appuntamento - Credits: Ph. Fabrizio Vatieri
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La fabbrica della memoria

Si esce dall’autostrada e si viaggia in mezzo alle colline attraversando una fila di paesini, fino ad Aramengo, piccolo comune della provincia di Asti. Lì, nel cuore del paese, sorge tra i boschi e le campagne il laboratorio di ripristino di opere d’arte e reperti archeologici Nicola Restauri, tra i più rinomati al mondo. Dalle opere di Tintoretto, Tiziano, Vasari agli antichi sarcofagi egizi e a innumerevoli altre testimonianze del passato qui è concessa una seconda vita, la possibilità di vincere l’usura del tempo resistendo nei secoli.

Varcata la soglia del rustico casolare, accolti da volti umani amichevoli e piccoli animali da cortile, si resta stupefatti alla visione della sala che immediatamente si apre, dove, adagiati sulla superficie di un tavolo immenso, dipinti e sculture colgono la loro occasione per l’eternità. A illustrarle è Anna Rosa Nicola accanto al marito Nicola Pisano e alla figlia Eleonora. Nonostante uno staff composto da tecnici, storici dell’arte, architetti e restauratori, infatti, la gestione di Nicola Restauri resta familiare. Anche se ognuno dei membri del team è specializzato in un ambito del mestiere.

La favola inizia nel 1947 anno in cui Guido Nicola, il capostipite, insieme alla moglie Maria Rosa, avviano l’attività. Guido si specializza nel restauro conservativo di tele e tavole e nello strappo di affreschi, Maria Rosa invece si perfeziona nelle opere su carta, pergamena e tessuto. A poco a poco la passione coinvolge i figli: Gian Luigi e Anna Rosa, che insieme alle loro famiglie, iniziano a lavorare nel laboratorio garantendo la continuità della bottega, come era uso nel Rinascimento. L’amore per la propria professione, prima di tutto. Accompagnato però sempre da una profonda umiltà, necessaria quando si interviene su opere tanto straordinarie e il minimo errore può vanificare il lavoro di anni. Così, alla nostra domanda su quale fosse il dipinto restaurato che più le ha dato soddisfazione, Anna Rosa, specializzata nella reintegrazione pittorica, risponde: «È difficile sceglierne uno. Ne sono passati tanti. Forse potrei parlare della Notte di San Lorenzo di Tiziano. Oltre a essere un capolavoro è stato un’opera di cilissima che ha richiesto soluzioni molto particolari. Abbiamo lavorato su questa pala notte e giorno per nove mesi: è stata studiata nei minimi dettagli. Abbiamo fatto una radiogra a completa con 108 esposizioni, poi assemblate. Tiziano era un pittore che lavorava di getto, riprendeva i dipinti, li trasformava: quest’opera è rimasta nel suo studio ben 12 anni e, periodicamente, lui interveniva e ne cambiava l’aspetto. Tutto questo lo abbiamo scoperto con le analisi: tantissime varianti e pentimenti. Così, siamo riusciti a ricostruire la genesi del dipinto e si sono viste delle cose interessanti sia a livello di disegno fatto con pennello e con l’inchiostro sia con la biacca: il bianco di piombo. Ogni fase è stata evidenziata con strumentazioni diverse: con la riflettografia in infrarosso abbiamo riscontrato un primo disegno fatto a pennello con nero fumo, con i raggi X abbiamo invece registrato correzioni fatte a biacca». Il dipinto aveva subito 13 restauri, di cui alcuni disastrosi: un rintelo tremendo fatto in Francia nel 1812 e una nuova rifoderatura a metà ’800, quando messo a faccia in giù sul pavimento della chiesa, avevano steso la colla calda sul retro e il quadro si era così incollato. Quando lo sollevarono, molte parti degli impasti di Tiziano rimasero attaccati al suolo, lasciando larghe piaghe. «La scelta, condivisa con la Direzione operativa della Soprintendenza veneziana è stata quella di asportare tutte le ridipinture. Le mancanze erano molte ma siamo riusciti a ricucirle con un sottile rigatino, restituendo integrità all’insieme», racconta Anna Rosa. E Nicola aggiunge: «Non c’è nulla di più di cile da restaurare del cattivo restauro».

Gian Luigi Nicola, fratello di Annarosa, ha restaurato oltre 400 sarcofagi, seguito la ricostruzione del tempio di Ellessija, il più antico tempio rupestre della Nubia, restaurato il cenota o di Alessandro Magno e realizzato, insieme alla moglie, il progetto di restauro della tomba di Nefer- tari. Ride mentre ci racconta di quella volta che, durante i rilievi della tomba, decine e decine di metri sottoterra, si è spenta la luce e hanno sentito una porta chiudersi rimanendo al buio per ore no a quando la sera non li hanno tirati fuori. Ha anche lui il suo restauro del cuore: «È quello di un flauto di Pan, un antico strumento musicale greco, in questo caso di epoca ellenistica: al mondo ce ne sono due. Era in condizioni spaventose: chiuso da anni in una scatola. Nessuno voleva aprirla, per paura si sbriciolasse. Ho dovuto consolidarlo, per poterlo esporre, stando attendo a non “inquinare” il pezzo, perché ancora mancavano le analisi strutturali». L’ideale di ogni restauratore di reperti archeologici è riuscire a far nuovamente “rivelare” al reperto tutto quello che ha da dire nel modo lologicamente più attestato. Il restauro architettonico, invece, a volte richiede più duttilità e pragmatismo: «Le parti mancanti di motivi ripetitivi a stampo, per esempio le formelle di una facciata, potrebbero essere reintegrate per ripristinare la leggibilità dell’edificio», spiega Gian Luigi, «Quella del restauro è un’arte dell’equilibrio: deve conservare la memoria senza inquinarla. Ma talvolta la memoria richiede un aiuto». È giunta la sera. Nel cortile divenuto silenzioso e buio, Gian Luigi ci congeda: è l’ora del latte per il piccolo Martino, il capretto appena nato.

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