L’anfiteatro del Park of Unity di Auroville, con il Matrimandir sulla destra e il Banyan Tree sulla sinistra, che segna il centro geografico della città. Architetto: Roger Anger - Credits: Ph. Nicola Carignani
La casa disegnata dall’architetto francese Roger Anger per Christine Devin e suo marito nel 1976 - Credits: Ph. Nicola Carignani
L’ingresso dell’abitazione di Roger Anger (1923-2008), ad Auromodèle - Credits: Ph. Nicola Carignani
A sinistra, la casa disegnata e realizzata dallo scrittore americano William Netter, appassionato di geometria sacra. A destra, l’anfiteatro del Savitri Bhavan, l’edificio dedicato all’archiviazione e allo studio dei testi di Sri Aurobindo. Progettato dall’architetto Helmut Schmid, è stato inaugurato nel 2008 - Credits: Ph. Nicola Carignani
La casa di alluminio realizzata dall’architetto tedesco Fabien Ostner, ad Auromodèle - Credits: Ph. Nicola Carignani
Il Matrimandir (architetto: Roger Anger), edificio co- struito nell’arco di 37 anni dai residenti di Auroville e inaugurato nel 2008. Sorretto da 4 grandi pilastri di cemento, il raggio solare che lo attraversa verticalmente va a colpire una sfera di cristallo bianco al centro del Lotus Pond, la fontana di marmo bianco che si trova sotto la struttura sospesa - Credits: Ph. Nicola Carignani
Una foto dell’esterno e dell’interno della Inge’s House, casa disegnata dall’architetto Dominic Dube e costruita nel 2002 - Credits: Ph. Nicola Carignani
Una foto dell’esterno e dell’interno della Inge’s House, casa disegnata dall’architetto Dominic Dube e costruita nel 2002 - Credits: Ph. Nicola Carignani
La Last School di Auroville, una scuola per ragazzi tra i 14 e i 18 anni che offre un programma di arte, letteratura e lingue. È stata progettata dagli architetti David Nightingale e Ganesh Bala - Credits: Ph. Nicola Carignani
Una delle abitazioni della città realizzate dalla Tree House Community, associazione globale di costruttori di case sugli alberi, fondata da Filip Kingspies - Credits: Ph. Nicola Carignani
A sinistra, l’artista Arlet Rochini, con il suo progetto Arlumi, ha reinterpretato in modo moderno l’abitazione tradizionale dello stato Tamil Nadu, dove si trova Auroville. La casa è realizzabile in 2 settimane e può ospitare 2 persone. Nella foto, un prototipo del 2013. A destra, una delle abitazioni della città realizzate dalla Tree House Community, associazione globale di costruttori di case sugli alberi, fondata da Filip Kingspies - Credits: Ph. Nicola Carignani
Lo Sri Aurobindo Auditorium, progettato dall’architetto R. Chakrapani, è stato uno dei primi edifici pubblici di Auroville e oggi ospita i principali eventi culturali della città, dalla danza al teatro alla musica, accogliendo circa 750 persone - Credits: Ph. Nicola Carignani
Places

Auroville: la città dell’alba

Dov’è Auroville? È la domanda che mi sono sentito fare più spesso, in giro per le strade di Auroville. Stando al piano iniziale di Roger Anger, l’architetto che ne ha disegnato il piano regolatore, Auroville avrebbe dovuto essere una città modernissima di forma circolare, densamente edificata e popolata da 50mila persone. In realtà, a oggi, è una foresta con una rete stradale interna parzialmente sterrata, che nasconde diversi edifici dall’aspetto bizzarro. I cartelli sono pochi, i visitatori disorientati e l’unico aiuto disponibile per loro consiste in una misteriosa mappa in vendita al Visitor Center, che a sua volta non è facilissimo da trovare.

Questa foresta misteriosa nasconde però mille sorprese, che richiedono soltanto un po’ di determinazione per essere scoperte. Lo sviluppo della città, fondata con l’intento di creare una comunità spirituale, è decisamente più lento del previsto, ma nonostante tutto inesorabile. A dispetto delle di coltà che un esperimento come questo si trova inevitabilmente ad affrontare, Auroville a oggi conta 2.600 residenti provenienti da 54 diversi paesi del mondo e si presenta come la comunità intenzionale più longeva e stabile di cui si abbia notizia. La città è stata fondata nel 1968 da Mirra Alfassa, la guida spirituale meglio conosciuta come “La Madre”, compagna del famoso Sri Aurobindo. Le aveva concepito la città come un’incubatrice per un nuovo modello di società umana; un laboratorio dedicato all’evoluzione della coscienza, dove la piani cazione urbana e l’architettura avrebbero rappresentato una fusione di spirito e materia, passato e futuro. L’unicità dell’esperimento risiede proprio nel suo proposito primario: creare una comunità con forti basi spirituali attraverso il lavoro di costruzione e sviluppo di una città innovativa, realizzata su misura per favorire lo sviluppo di una nuova coscienza. Fin dall’inizio, Auroville si propone quindi di guardare continuamente al futuro e sperimentare soluzioni radicalmente nuove in tutti i campi.

L’architetto prescelto dalla Madre per dare una forma concreta a questo sogno fu proprio il francese Roger Anger. Formatosi nel programma dell’Academy of Architecture dell’École des Beaux-Arts negli ultimi anni 40 – dove l’enfasi ricadeva su un tipo di architettura che parlava attraverso il simbolismo e le forme, fortemente ispirato dal genio di Le Corbusier – Anger disegnò un piano maestro per Auroville che venne definito “La Galassia”. Questo disegno riflette le ambizioni spirituali, internazionali, di sviluppo comunitario e sostenibilità ambientale di Auroville. Le quattro zone di attività essenziali per la città (industriale, internazionale, culturale e residenziale) si dipanano verso l’esterno a partire dalla zona centrale, la cosiddetta Peace Area, con un movimento radiale. La Green Belt, un’area circolare larga 1.25 km forma l’anel- lo esterno del disegno, ospitando foreste, campi coltivati e attività di conservazione ambientale.

Al centro della Peace Area sorge il Matrimandir, l’edificio architettonicamente più avanzato e sperimentale della città, nonché il cuore spirituale della comunità. È una struttura intesa per la contemplazione e la concentrazione individuale. Seguendo le direttive date da La Madre, al ne di evitare quell’approccio religioso che costituirebbe una distrazione dalla scoperta esperienziale della propria spiritualità, nel Matrimandir non ci sono meditazioni collettive organizzate, non si praticano rituali né si venerano simboli o oggetti di culto. A forma di enorme sfera ricoperta di dischi dorati, sembra sbucare dalla terra come un ore di loto, simbolo della nascita della nuova coscienza. Sulla sommità è montato un macchinario in grado di tracciare la posizione del sole e proiettare, grazie
a un sistema di specchi e lenti, un raggio di luce che attraversa verticalmente tutto l’edificio, perfettamente in mezzo, illuminando una gigantesca sfera di cristallo che si trova al centro della bianchissima
Inner Chamber, la sala circolare dedicata alla meditazione. Il Matrimandir è circondato da 12 giardini e da un an teatro, al centro del quale un’urna contiene terra proveniente da 129 diversi paesi del mondo, per suggellarne l’unità.

Nonostante le diverse difficoltà di tipo nanziario, strutturale e decisionale, ad Auroville si respira un sano senso di comunità, di collaborazione e sperimentazione. I prodotti made in Auroville sono sostenibili e di qualità indiscutibile; qui si possono apprezzare numerose eccellenze alimentari, tessili e di artigianato. Auroville è supportata dall’Unesco e sostenuta dal governo indiano, che la riconosce come un importante laboratorio sperimentale per l’educazione, l’architettura, la permacultura, la medicina alternativa e la ricerca in generale. Ad Auroville non esiste proprietà privata per quanto riguarda le abitazioni. Tutti gli edifici appartengono infatti alla Auroville Foundation e i residenti, che solitamente partecipano alle spese di costruzione delle case in cui abitano, ne sono in pratica solamente i custodi, vita natural durante, a meno che non decidano di lasciare Auroville per più di 5 anni, caso in cui l’edificio occupato torna nelle mani della Auroville Foundation. I residenti sono tenuti anche a lavorare per la comunità, solitamente per 5 ore al giorno e a partecipare attivamente ai gruppi di lavoro e agli incontri in cui si continuano a discutere e sperimentare soluzioni per lo sviluppo dei progetti comunitari. L’innovazione nell’educazione è un altro presupposto fondamentale, e viene offerta una scelta molto vasta di programmi scolastici altamente sperimentali e flessibili. Il livello di servizi procapite è altissimo. Gli Aurovilliani usufruiscono gratuitamente di assistenza sanitaria tradizionale e alternativa, istruzione per figli, workshop e programmi di formazione per adulti, gruppi di acquisto, informazio- ne e scambio. In ogni edi cio pubblico di Auroville c’è acqua potabile a disposizione per tutti, residenti e visitatori.

A livello architettonico la reale sperimentazione si è concentrata nei primi due decenni di vita della città. Una delle prime comunità residenziali di Auroville è appunto Auromodèle, anche questa progettata da Roger Anger. Come suggerisce il nome, questo insediamento è stato concepito come un modello urbano e come un parco giochi architettonico, un laboratorio per la sperimentazione concreta della vita collettiva della nuova città. Lo stile Aurovilliano, con il passare degli anni, ha sviluppato delle caratteristiche riconoscibili; è stato quindi esportato, apprezzato per le qualità estetiche, le proporzioni degli spazi e la scelta dei materiali; gli architetti aurovil- liani vengono spesso consultati anche per progetti esterni. La cucina più grande della città, la Solar Kitchen, sforna un minimo di 1000 pasti al giorno e genera parte dell’energia necessaria con un sistema del tutto unico. Sul tetto dell’edificio, si trova la cosiddetta Solar Bowl, una gigantesca parabola rivestita da 11.000 specchi che riflettono la luce del sole verso un accumulatore sospeso all’interno della struttura. L’accumulatore viene riempito d’acqua, che il calore trasforma in vapore, il quale a sua volta viene pompato verso la caldaia e usato per cucinare.

La sperimentazione architettonica degli inizi fu sicuramente sostenuta dall’entusiasmo, ma anche dal fatto che c’erano poche persone e molta terra da presidiare, quindi molto spazio fisico per sperimentare nuove idee. Adesso è richiesto un approccio più razionale, per consolidare lo sviluppo urbano e per far fronte alle numerose richieste di nuovi residenti: i nuovi progetti non prevedono case singole ma lotti di appartamenti. Le correnti di sperimentazione attuali si concentrano quindi verso abitazioni a basso costo, che si ispirano alla semplicità strutturale della tradizione locale, come il progetto Arlumi, dell’artista Arlet Rochini, o al riutilizzo di strutture esistenti con nuove soluzioni pratiche, come la casa-container rialzata di Padmanabhan Crocetti.

All’alba del 2018, che segna il cinquantesimo anniversario di Auroville, questo laboratorio umano si presenta con molte sfide da a rontare, ma con solide radici che affondano nell’esperienza accumulata e nei sani ideali che hanno guidato la fondazione della città, che sembrano essere sempre vivi nella coscienza dei membri della comunità. Il numero di richieste di nuovi residenti è molto alto in questo momento; sembra essere in atto una nuova ondata di entusiasmo verso la città del futuro, la città dell’alba, il sogno, l’utopia che si ha l’impressione sia davvero realizzabile lì, ma attraverso un duro lavoro. Non soltanto sognando a occhi aperti.

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