L’ingresso principale della casa, che si affaccia sul fronte-strada, interamente rivestita in fibre di palma. Un espediente funzionale oltre che estetico: serve infatti anche da isolante termico - Credits: Ph. Nicoló Lanfranchi
A destra, divano Ray di B&B Italia e tavolino Ebe di Maxalto, entrambi disegnati da Antonio Citterio; a sinistra, lampada Atollo del 1977 di Vico Magistretti per Oluce - Credits: Ph. Nicoló Lanfranchi
A sinistra, la grande libreria in cuoio dei Campana è stata ridisegnata per ben sette volte. Sullo sfondo, la libreria Nuvola Rossa di Vico Magistretti per Cassina (1977). A destra, la camera matrimoniale: protagoniste le pareti vetrate ad angolo che si affacciano sul terrazzo privato. Il camino appeso, che ruota di 360°, è di Focus - Credits: Ph. Nicoló Lanfranchi
A sinistra, le grandi terrazze permettono di vivere il giardino da ogni singolo piano. A destra, la scala che porta al piano inferiore: un grande spazio utilizzato come garage. L’edificio ha un volume rettangolare; la parte che si affaccia sul giardino, nascosta alla vista, è realizzata con pareti vetrate a tutt’altezza. Le ringhiere, su disegno, sono in acciaio Corten. - Credits: Ph. Nicoló Lanfranchi
A sinistra, la grande libreria con struttura in legno rivestita in cuoio lavorato a mano, progettata dai Campana, che accompagna lo sviluppo della scala su quattro livelli. A destra, il sottile confine tra interno ed esterno è delimitato dalle grandi vetrate. La poltrona bianca è La Chaise disegnata nel 1948 da Charles & Ray Eames per Vitra - Credits: Ph. Nicoló Lanfranchi
Places

Emozioni organiche

Una facciata nascosta da una scenogra ca texture in fibra di palma: così si presenta dalla strada questa residenza, immersa nell’esclusivo quartiere Jardins a San Paolo, in Brasile. È la prima architettura privata progettata da Fernando e Humberto Campana per una coppia di professionisti, Stefano Zumino e Solange Ricoy, lui italiano, lei argentina.

Cinque anni di cantiere e di ricerca per arrivare a una casa che stupisce, un palcoscenico domestico di carattere, ibrido e inaspettato. Il loro punto di partenza, caratteristica che guida da sempre i loro progetti di design, è stato quello di utilizzare materiali del luogo, recuperando tradizioni artigianali quasi dimenticate: «Il salto dall’oggetto all’architettura è stato possibile grazie alla libertà che ci hanno concesso i proprietari. Ovviamente, nel rispetto totale delle esigenze di coloro che avrebbero abitato la casa. Come la richiesta di massima privacy, considerato l’affaccio sulla strada».

L’ispirazione è partita dalle case indigene Ocas: costruzioni di grandi dimensioni con la struttura in legno e bambù e la copertura realizzata in paglia o con foglie di palma. Da qui i due progettisti hanno deciso di avvolgere la facciata rivolta verso la strada con la piassava, una fibra di palma naturale proveniente dalla regione nordorientale del Brasile, che serve come isolante e idrorepellente: una sorta di scudo termico tropicale.

La parte nascosta, che si a accia sul giardino, è invece declinata con pareti a tutt’altezza cadenzate da terrazze e passaggi che dissolvono il confine tra interno ed esterno: «Abbiamo creato un’architettura che si integra perfettamente con l’ambiente naturale circostante e lo stesso abbiamo fatto con l’arredamento», raccontano i progettisti. Così tra alberi di mango, pitanga e di corallo realizzato in mattoni cobogó. Una camera da letto per gli ospiti e un bagno rosso occupano il secondo piano, condiviso dai due ragazzi della famiglia che dispongono di camere da letto collegate: una blu e una color arancio. L’ultimo piano è riservato ai proprietari: la camera è caratterizzata dalle pareti vetrate, dal pavimento in legno recuperato da una fazenda di Londrina, e da un camino appeso al soffitto che tiene lontano il freddo invernale. Il bagno è in marmo bianco, un omaggio allo stile classico italiano, che richiama le origini di Stefano. Infine c’è una terrazza dove «La privacy è garantita con il mandacaru: un cactus utilizzato in campagna per creare recinzioni», come spiega Humberto.

Ma quello che più colpisce e a ascina i visitatori è la libreria: «È come un animale che vive all’interno della casa», dice il proprietario. E si sviluppa dal piano terra fino all’ultimo piano «Come un vegetale che invade gli ambienti», racconta Fernando. «Abbiamo creato questo elemento per portare una forte “emozione organica” all’interno». E ci sono riusciti. Entrare in questa casa è come perdersi in una giungla, dove a ogni angolo i colori e le invenzioni, stupiscono senza fine.

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