L’ingresso discreto della casa per le vacanze di Luisa Castiglioni, nel borgo di Bocca di Magra, in provincia di La Spezia, apre sul luminoso salotto - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
Il salotto della casa - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
A sinistra, sulla libreria della camera matrimoniale i ritratti di Luisa Castiglioni e del compagno, lo scrittore tedesco Hans Deichmann. A destra, una delle case per gli amici - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
Il salotto della casa dove dormivano i bambini: i serramenti, tavolo e panca sono pezzi unici disegnati e realizzati su misura, utilizzando materiali locali - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
A sinistra, la prima casa che si incontra salendo la scala esterna è quella dove, da bambina, Maddalena passava le vacanze. Oggi, ospita i suoi amici. A destra, in cima alla terrazza a gradoni della casa di Luisa e Hans, c’è una piccola depandance che somiglia alla cabina letto di una nave da crociera - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
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Luisa Castiglioni: lezioni di stile

«È La Luisa!». Per chi l’ha conosciuta, non c’è modo migliore di descrivere Luisa Castiglioni. Una donna severa e coraggiosa che ha frequentato l’università durante la Seconda Guerra Mondiale e dopo aver rischiato la vita per un’infezione da tubercolosi ha sfidato contro un certo preconcetto “maschilista” del tempo decidendo di far diventare l’architettura, la sua più grande passione, una professione. Un sogno coronato da successo, se si pensa che Luisa, dopo essersi fatta le ossa nello studio di Franco Albini, ha partecipato, al fianco dell’amica Rita Bravi, alla realizzazione del quartiere QT8 di Milano e ad alcune delle più importanti Triennali cittadine.

A raccontarci l’intreccio tra le sue opere e la sua vita è la nipote, Maddalena Scarzella, che da tempo si prende cura di uno dei progetti ai quali questa donna testarda e indipendente dedicò la sua vita: la casa di famiglia di Bocca di Magra, in provincia di La Spezia, dove Luisa Castiglioni trascorse gli ultimi anni dopo che ebbe lasciata la città natale, Milano. Maddalena, alta e con i capelli scuri leggermente arruffati, ci apre il cancello della casa progettata su questa piccola marca di confine tra Liguria e Toscana a ascinante, dove ogni cosa si raggiunge a piedi, e che divenne punto di ritrovo di intellettuali e artisti, dove Eugenio Montale, Giancarlo De Carlo Giulio Einaudi, per citarne alcuni, erano usi trasferirsi ogni estate.

«La Luisa, come la chiamavano tutti, ci arrivò quasi per caso», racconta Maddalena mentre ci fa strada tra piante di cedrina, pomodori e altre essenze che costeggiano l’ingresso al terreno che circonda le case disegnate dalla nonna. Alla fine del 1959, Giancarlo De Carlo la invitò in questo paesino ligure a acciato sul mare: la giovanissima progettista se ne innamorò subito, tanto da cogliere senza esitare l’invito di Giulio Einaudi a progettare una serie di case, comprando uno dei terreni dai quali si vede tutto il golfo di La Spezia. Su queste colline protese sul mare, Luisa vide immediatamente la possibilità di attuare quelle teorie architettoniche discusse con gli amici De Carlo e Riva. Iniziò così a progettare una serie di residenze estive. «La prima a essere costruita è stata quella della famiglia Della Porta: ha una pianta regolare e soluzioni progettuali classiche», spiega
la nipote mentre gira tra i pini secolari, a 
piedi nudi, come faceva la nonna. «Le altre case di proprietà della nostra famiglia, invece, sono state un vero e proprio laboratorio per sperimentare: hanno subito moltissime modifiche nel tempo», aggiunge Maddalena, la cui voce è a volte coperta dal rumore dei due ruscelli che disegnano i confini della proprietà di famiglia.

Abbandonato l’orto, ci arrampichiamo su una ripida scala in mattoni rossi, il cui corrimano in legno e ferro è un l rouge tra le tre residenze che, a seconda della posizione, ospitavano amici, familiari o bambini. Come spiega Maddalena: «Per mia nonna questo posto era un luogo dove rifugiarsi: queste case non sono state pensate per stare con la famiglia. I bambini, per esempio, abitavano tutti insieme, lontano dalla casa che ospitava amici o artisti in visita al suo compagno, lo scrittore e artista Hans Deichmann». Dopo aver salito qualche rampa, incontriamo la prima casa, quella per i più piccoli: si accede da una porticina bianca che apre su un salotto con le piastrelle di un blu intenso che, in base alla luce, prendono la tonalità del nero o verde scuro. «Queste piastrelle disegnano anche i pavimenti di quella che era la sua casa di Milano e dove attualmente sto seguendo i lavori di ristrutturazione», spiega Maddalena, anche lei architetto. «Le cerco da tempo, ma a farle era una ditta di un paese qui vicino, ormai fallita», aggiunge.  Sono pezzi unici, come gli arredi e i serramenti disegnati per ottimizzare gli spazi. «Ogni cosa è stata progettata su misura. Ogni volta che venivo a trovarla c’era una carrucola che dall’ingresso trasportava i materiali locali utilizzati per creare oggetti e spazi unici», ricorda Maddalena mentre indica la scala in marmo i cui gradini, disegnati ad hoc, accompagnano ogni passo che si fa per scendere al piano inferiore.

Luisa Castiglioni, d’altronde, era glia di un’architettura attenta ai dettagli, ai materiali e soprattutto al lavoro delle maestranze. «Aveva un rapporto d’amore e odio con le maestranze locali», continua Maddalena sorridendo, «Le rispettava molto ma ci litigava spesso, per via della sua precisione». Una volta usciti dalla prima residenza, riprendiamo la ripida scala in mattoni che accompagna il pendio della montagna e seguendo il corrimano rosso arriviamo alla seconda casa. Qui l’ingresso è angusto e nascosto: si fa molta fatica a trovarlo ma una volta raggiunto apre le porte di una casa elegante e semplice, dove soluzioni insolite dichiarano la passione per il progetto di questo architetto poco noto ai più. A colpire l’attenzione, una finestra che ad un’altezza insolita illumina dall’alto la cucina in marmo e incornicia le montagne di Massa, imbiancate dalle cave di marmo; e le armadiature in legno chiaro, disegnate su misura, che nascondono dettagli che chi solo ha veramente voglia di scoprire, riesce a trovare. La stessa voglia che chi ha conosciuto Luisa ha dovuto avere per scoprire il suo mondo, fatto di ricordi di una giovinezza speciale, di viaggi e pensieri che si ri ettono ancora oggi nelle sue architetture e arredi.

È solo arrivati in cima alla ripida scala che si incontra l’ultima delle tre case, quella dove Hans e Luisa hanno vissuto gli ultimi anni della loro vita. Anche qui l’ingresso è nascosto. Una volta entrati, però, ad accoglierci c’è un luminoso salotto pieno di oggetti curiosi, provenienti da tutto il mondo, raggruppati su alcuni gradoni che, a seconda delle esigenze, fanno da scala, da seduta o da libreria. «Mia nonna ha viaggiato tantissimo, riportando ogni volta strani oggetti e incredibili aneddoti», racconta Maddalena, «Quando è andata nello Sri lanka, per esempio, aveva ormai 85 anni. Eppure mi raccontò di essere andata in tre su un motorino!».

Era così Luisa Castiglioni: determinata, eccentrica, ma anche timida e sincera, caratteristiche che si ritrovano negli spazi che ha vissuto e negli oggetti che ha collezionato: «Amava fare il quadro astrale a tutti quelli che incontrava: una volta l’ha fatto persino a Le Corbusier!», ci racconta Maddalena, sorridendo un po’ imbarazzata mentre si aggiusta i capelli inumiditi dalla pioggia versandoci l’infuso di cedrina raccolta al momento del nostro arrivo. Semplice ed elegante, come La Luisa.

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