La facciata del museo di Marrakech
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5 cose da sapere su(i) musée(s) Yves Saint Laurent

A ottobre vedono la luce due istituzioni tributo all’uomo e al designer il cui stile cambiò per sempre la maniera in cui le donne vestono: il 3 ottobre apre al pubblico in Rue Marceau 5 il Musée Yves Saint Laurent Paris, il 19 sarà la volta del Musée Yves Saint Laurent Marrakech (mYSLm). Entrambi a quasi dieci anni di distanza dalla sua scomparsa nel 2008, a 71 anni. Un progetto portato a compimento dal suo compagno di una vita - Pierre Bergé. Con architetture molto diverse e una collezione condivisa, rappresentano le città e le culture che lo hanno ispirato, lui che era "très pariesien" e insieme follemente innamorato di Marrakech, dove andava a disegnare la sua haute couture.  

Parigi: come la Bella e la Bestia 

Il museo parigino nasce nella sede che ospitò gli uffici della maison dal 1974 al 1999, e in seguito la Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent. Per la ristrutturazione complessiva che lo ha convertito in museo, Bergé ha voluto l’interior designer Jacques Grange il quale, oltre a essersi occupato delle residenze private della coppia, aveva già messo mano agli interni della maison negli anni 80. L’aveva addobbata con tende smeraldo, tappeti moiré muschio, lampadari di cristallo e foglia d’oro. Con gusto barocco, poiché Yves, chiamandolo – come ha riferito il designer al New York Times di recente – gli aveva suggerito allora: “Sai cosa voglio Jacques: specchi e candelabri come ne La Bella e la Bestia (il film di Jean Cocteau del 1964, n.d.r”). Il display è stato poi completato con l’intervento modernissimo della set designer Nathalie Crinière.

Lo studio del couturier  

Al secondo piano del palazzo di Avenue Marceau, da sempre si trova lo studio di Yves Saint Laurent, oggi il punto conclusivo del percorso museale. Si presenta come se fosse ancora tutto un work in progress, completo della mussola sul tavolo, i cavalletti, vari talismani dello stilista, tra cui un bastone da passeggio appartenuto a Christian Dior. Nel museo marocchino è il ristorante il luogo deputato a evocare lo spazio creativo di Saint Laurent. La selezione di legni chiari, l’illuminazione discreta e i marmi bianchi all’ingresso ricostruiscono l’atmosfera “monastica e contemporanea” dell’ambiente parigino dove Saint Laurent si ritirava per lavorare. Un grande disegno di Ulrich Grassmann ne raffigura la veduta d’insieme.

Yves Saint Laurent nel suo studio a Parigi

La collezione quale eredità    

Negli anni 90 Yves Saint Laurent dichiarò che avrebbe amato se i suoi prototipi e i suoi disegni fossero diventati materia di studio 100 anni più tardi. Pierre Bergé aveva cominciato a costruire l'archivio del couturier già all'inizio degli anni 60, una collezione che oggi si compone di 5.000 pezzi di abbigliamento, 15.000 accessori, una ricca documentazione di note, foto e schizzi. Tra questi il celeberrimo abito Mondrian, la giacca safari, l'iconico smoking da donna. I pezzi verranno esibiti a rotazione, a Parigi - dove il museo è inteso soprattutto come uno spazio dedicato alla storia della moda - così come a Marrakech, che sarà per lo più rivolto a mostre focalizzate sull’ispirazione africana nelle collezioni della maison, allestite con la scenografia di Christophe Martin su uno sfondo nero e minimalista. Ma il mYSLm è tanto un'istituzione dedicata allo stilista parigino quando alla storia marocchina: vi sono conservati anche 3000 pezzi mai mostrati prima provenineti del Berber Museum dei Jardins Majorelle, acquisiti dalla coppia Bergé e Saint Laurent nel 1980. 

Marrakech: amour fou

L’amore di Yves Saint Laurent per Marrakech fu un colpo di fulmine. Al momento di ripartire per Parigi, lui e Pierre Bergé avevano già le chiavi della loro prima casa marocchina. “Questa città mi ha insegnato il colore” aveva detto. Il museo apre oggi in Rue Saint Laurent a breve distanza dai Jardin Majorelle e ha sede in un edificio di nuova costruzione, progettato dallo studio KO, fondato dagli architetti parigini Karl Fournier e Olivier Marty. “Lo abbiamo disegnato come fosse una scultura”, hanno dichiarato. Dall’architettura dell’edificio, alternanza di texture levigate e ruvide, s’indovina l’esistenza dell’auditourium, l'area destinata a ospitare un programma eclettico di film, live-streaming in collaborazione con Frapod e L’Opéra di Parigi, oltre a conferenze, talk, spettacoli musicali. Oltre al bookstore che raccoglie tutti i favoriti di Saint Laurent - dai film di Luchino Visconti a La recherche di Marcel Proust - al secondo piano del museo si trova una libreria aprta al pubblico su appuntamento che conserva volumi rari, per lo più provenineti dagli scaffali della coppia – e alcuni di questi risalenti al XVII secolo. Molti i titoli dedicati al Marocco, alla storia del suo regno, alla sua letteratura e le sue arti. Oltre ad altri su moda, architettura, botanica e una preziosa raccolta di studi sulla cultura berbera. Tutti consultabili dal pubblico su appuntamento.

L'Auditorium di Marrakech

La memoria come progetto

Non ha potuto vedere i lavori ultimati, ma aveva predisposto ogni cosa e sapeva esattamente quale sarebbe stato il risultato. Pierre Bergé - compagno del couturier francese Yves Saint Laurent per una vita - se ne è andato lo scorso 8 settembre all’età di 86 anni, pressoché a un mese di distanza dall’inaugurazione dei due musei dedicati allo stilista. Aveva sempre sostenuto che la memoria dovesse essere trasformata in progetto. Presidente della Fondation fino alla sua scomparsa, lo scorso marzo aveva sposato l'architetto paesaggista a capo dei Jardin Majorelle Madison Cox, presidente oggi della Fondtion Pierre Bargé-Yves Saint Laurent e degli stessi giardini. 

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