L’area living caratterizzata dal tetto a spiovente. Sedie in legno danesi anni 50, poltrone Wassily di Marcel Breuer per Knoll Int., lampade Parentesi di Flos - Credits: Ph. Laura Fantacuzzi, Maxime Galati-Fourcade
Il grande tavolo in marmo disegnato per la casa da Magistretti, completato dalle poltroncine Incisa, sempre ideate da Magistretti per De Padova - Credits: Ph. Laura Fantacuzzi, Maxime Galati-Fourcade
A sinistra, quando ci sono ospiti a cena viene utilizzato il tavolo con base in legno e piano in vetro che trae ispirazione dalla libreria Nuvola Rossa di Magistretti (Cassina). A destra, ritratto di Umberto Angeloni, amministratore delegato di Caruso (marchio di alta moda maschile) - Credits: Ph. Laura Fantacuzzi, Maxime Galati-Fourcade
Un arazzo opera di Enrico Accatino - Credits: Ph. Laura Fantacuzzi, Maxime Galati-Fourcade
ll giardino zen voluto dal proprietario. Riceve la luce naturale grazie al lucernario sul soffitto, apribile, ideato da Vico Magistretti - Credits: Ph. Laura Fantacuzzi, Maxime Galati-Fourcade
Places

Sulle tracce del Maestro Vico Magistretti

Il Quadrilatero della moda di Milano è considerato uno dei più importanti shopping district del mondo: durante il giorno, le sue vie piene di elegantissime boutique sono sempre molto affollate da compratori e curiosi che vi si recano per ammirare gli articoli di lusso esposti nelle vetrine. Quando i negozi sono chiusi, invece, la zona si trasforma in un’oasi di calma. A Umberto Angeloni, amministratore delegato del marchio di abbigliamento maschile Caruso, è parso il luogo ideale per combinare lavoro e tempo libero. Proprio nella centralissima via Gesù, che accoglie anche il flagship store del marchio dedito alla promozione del sofisticato approccio alla sartoria italiana tipico di questa azienda, Angeloni ha trovato casa nell’appartamento in cui abitava, un tempo, il grande architetto e designer Vico Magistretti, all’ultimo piano di un edi cio neoclassico ristrutturato dallo stesso Maestro.

«È un luogo in cui regna il silenzio. Siamo nel centro di Milano, ma non lo si direbbe», osserva Angeloni, indicando il piccolo patio al di là della vetrata che si affaccia su uno dei bellissimi giardini segreti di cui i cortili di Milano sono ricchi. Il solo rumore che si sente è il cinguettio degli uccelli. Prima dell’arrivo di Angeloni, questo appartamento fu il domicilio di Magistretti, dal 1984 fino alla morte, avvenuta nel 2006. È un’architettura fatta di “improvvisi” cambi di visuale: passaggi strettissimi si alternano a spazi aperti. Gli arredi, progettati dallo stesso Magistretti, si limitano alla cucina e al guardaroba, con un armadio fatto su misura e dotato di ripiani scorrevoli, dove Angeloni tiene le sue camicie dall’impeccabile fattura.

La chiave di volta di questo progetto è costituita da un piccolo patio a pianta quadrata abilmente posizionato nel punto d’incontro dei percorsi interni. Tra le poche eccezioni alla semplicità planimetrica, lo spazio occupato da un elegante caminetto e una zona più raccolta verso la loggia-terrazzo. Il living, con il suo grande soffitto spiovente, è caratterizzato da nestre rivolte a mezzogiorno che offrono una vista sui tetti della città e sulle guglie del Duomo. Magistretti impiegò porte scorrevoli per creare partizioni e costruì una parete curva per racchiudere la cucina che Angeloni, subentrando, ha trasformato nel proprio studio, dove lavora ai progetti dei nuovi tessuti creati per Caruso, seduto alla sua scrivania illuminata da una lampada Tizio disegnata da Richard Sapper per Artemide. L’appartamento conserva il parquet originale e in tutta la casa si vedono le maniglie di ottone e altri mobili ideati dal prolifico designer.

Per l’illuminazione, Angeloni ha tenuto alcune delle celebri opere del designer milanese, usando le lampade sferiche Lyndon – presenti anche all’ingresso dell’edificio – e ha acquistato una lampada da tavolo Atollo, grazie alla quale Magistretti vinse il Compasso d’Oro nel 1979. Intorno a una scrivania da ufficio dal ripiano
in marmo di Carrara grigio, un pezzo unico disegnato
da Magistretti, ci sono quattro delle sue poltrone Incisa di De Padova, mentre tra le sedute della zona living gurano arredi rmati da Charles & Ray Eames e da Marcel Breuer. «Per l’arredamento ho voluto tenere cose europee e moderne per rimanere fedele all’atmosfera degli spazi», aggiunge Angeloni.

L’unica divagazione di rilievo, sul piano del design, è rappresentata dal giardino zen che Angeloni ha deciso di creare, con esemplari di ficus ginseng e di acero giapponese, su una piattaforma di metallo nel piccolo atrio dal tetto apribile progettato da Vico Magistretti. Un’altra strizzatina d’occhio alle influenze asiatiche è costituita dai disegni a stencil di germogli di bambù che decorano i pannelli in legno di quercia adottati per nascondere i termosifoni. Ama ricevere ospiti a cena anche se, il più delle volte, Angeloni preferisce godersi la calma o erta dalla posizione privilegiata dell’appartamento. Si accomoda sulla sua poltrona reclinabile e si rilassa con un bicchiere di whisky, ascoltando Beetho- ven: «Gli antichi romani conoscevano bene l’importanza dell’otium, il momento in cui ci si dedicava al riposo e alla ricerca intellettuale».

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