La piscina Y-40 - Credits: Ph. Gianni Risso e Massimo e Corradi
L'abisso della piscina Y-40 - Credits: Ph. Gianni Risso e Massimo Corradi
Un nuotatore nella piscina Y-40 - Credits: Ph. Gianni Risso e Massimo e Corradi
La vasca cilindrica, che scende da -15 a -40 metri di profondità, ha un diametro di sei metri. Le piastrelle e le mescole di cemento e plastiche utilizzate per il rivestimento delle grotte laterali sono studiate per riprodurre i riflessi delle rocce in acqua. Un segnapasso s’accende a ogni metro di discesa verso il fondo - Credits: Ph. Gianni Risso e Massimo e Corradi
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Y-40, la piscina più profonda del mondo

Laura Barsottini

Sembrano misteriose creature in un acquario. Sono corpi atletici e longilinei, visti dal tunnel panoramico di vetro che attraversa il cuore della vasca come un’arteria sospesa. Fluttuano e scivolano lenti, si muovono leggeri intorno al filo di sicurezza che li accompagna verso il fondo, fino a sparire in un blu oceano dove la luce naturale arriva a fatica, a quaranta metri di profondità.

Y-40, The Deep Joy, non è una piscina: è un tempio dedicato all’acqua e a quell’arte di trattenere il respiro che si chiama apnea. Con codici, regole e rituali tutti suoi, è un luogo avvolto in un’atmosfera speciale. La sua storia è quella delle persone che l’hanno creato in 365 giorni netti, dal primo colpo di piccone nella dura trachite di cui è composto il sottosuolo di Montegrotto Terme, piccola località alle porte di Padova, all'immissione dell’acqua nel suo immane bacino.

«La Y in architettura rappresenta l’altezza, che in questo caso significa profondità. Opera unica al mondo, Y-40 è difficilmente replicabile», spiega Emanuele Boaretto, proprietario dell’Hotel Terme Millepini, nei pressi del quale sorge la piscina, nonché architetto che ne ha firmato il progetto ingegneristico: «La vasca raccoglie 4 milioni e 300mila litri di acqua termale, che sorge a 87 gradi centigradi per essere raffreddata attraverso vasche esterne fino a 33,3: la condizione ottimale per immergersi. E grazie a questo sistema, consente di risparmiare 1.000 euro al giorno di riscaldamento».

Con Y-40, Boaretto ha realizzato il suo sogno: creare una palestra subacquea per l’addestramento di sommozzatori e apneisti dove sia l’architettura ad adattarsi all’elemento che deve ospitare e non viceversa. «Con le sue piastrelle geotech di Florim, la piscina non è una scatola rigida, ma un recipiente elastico. Il motivo è che quando immetti un così grande quantitativo d’acqua in una struttura, questa si dilata, con il rischio che le pareti verticali si separino dal fondo, crepandosi lungo le linee di giunzione».

Questa è anche la ragione per cui la velocità d’immissione del fluido, che ha richiesto dieci giorni di tempo e il gettito continuato di cento bocchette, è stata studiata per assecondare l’assestamento della struttura. L’acqua, così ricca di sali minerali e agenti ossidanti, d’altronde, ha richiesto ricerche mirate sui materiali anche per la costruzione del fondo e delle tre grotte destinate ai corsi di speleosubacquea. «Abbiamo immerso per un anno intero siliconi, ceramiche e mescole di cementi e plastiche per osservarne la reazione», racconta Boaretto, «Fino a quando abbiamo trovato la combinazione ideale».

Y-40 sembra uno specchio immoto, vista dall’alto. Il fluido che contiene è morbido, effervescente: difficile resistervi. Ma sotto la sua superficie trasparente, in realtà, ferve l'attività. Racconta Umberto Pellizzari, primatista mondiale di apnea profonda: «Y-40 offre le condizioni ideali per imparare ed esercitarsi nell’apnea, la prima forma di immersione in acqua praticata dall’uomo, basata sull’adattamento fisiologico alla profondità chiamato, appunto, riflesso di immersione.

Qui si possono allenare perfettamente i meccanismi di compensazione, l’adattamento alla compressione non meno delle tecniche di pinneggiata. Mentre il tepore e il silenzio, e l’assenza di correnti, favoriscono l’indispensabile concentrazione». Pellizzari ce ne offre diretta testimonianza. E in soli otto pinnate scende in caduta libera verso il fondo, illuminato da un corridoio di luci che, metro dopo metro, ne accompagnano la discesa.

«Lungo le pareti, piastre luminose rischiarano lungo il tunnel. E l’intensità della luce scema man mano che se ne percorre la verticale, in modo da aumentare la consapevolezza della discesa verso il fondo», conclude Boaretto. È l’aura magica che avvolge The Deep Joy. Che nasce dalla sua capacità, non solo di ospitare, ma d’interagire con quanti s’immergono nelle sue profondità.

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