P20 Pro, il nuovo smartphone top di gamma di Huawei
P20 Pro è dotato di tripla fotocamera sul retro realizzata in collaborazione con Leica
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Huawei P20 Pro, stile, forma e funzione

Il design fallisce la sua missione (o strizza troppo l’occhio all’arte) se non coniuga le forme che lo animano, la sua apparenza, con un’esigenza specifica. Con la funzione che intende assolvere. Sulla sponda opposta, si collocano invece gli oggetti che esibiscono un tocco di bizzarria stilistica, ma coerente con uno scopo. Come il P20 Pro, il nuovo smartphone top di gamma di casa Huawei, con quelle sue lievi sporgenze sul retro, una pluralità di occhi spalancati sul personalissimo universo quotidiano di ognuno. Ecco il primo telefono al mondo equipaggiato con tre fotocamere, realizzate in collaborazione con gli specialisti di Leica, pensate per riversare in un prodotto tascabile un’esperienza accostabile a una macchina professionale.

Giacché non è questa la sede per dilungarsi in tecnicismi, sulla causa ingegneristica, quello che conta è l’effetto visivo. Da stringere in una parola sola: sorprendente. Gli scatti hanno una vividezza di colori, una profondità, una ricchezza difficilmente riscontrabile altrove, soprattutto in condizioni di luce critiche, prossime al buio o con una sovrabbondanza di fonti artificiali che manderebbero – e spesso mandano – in confusione i sensori tradizionali. E no, non occorrono particolari doti o talenti, impostazioni complesse di esposizione o altre sfumature: il P20 Pro ha di serie un’intelligenza artificiale che riconosce i soggetti inquadrati e aggiusta i livelli per coglierne e valorizzarne al meglio i dettagli.

Così, se stiamo incorniciando un cielo blu, ecco che, in automatico, fa risaltare il candore della giornata; se riprendiamo dal basso un grattacielo che punta le nuvole, ne esalta la fisionomia rendendo l’esito ancora più grave e imponente. Senza mai indulgere in tentazioni da filtro Instagram, ma con apprezzabile leggerezza. Mentre in modalità ritratto, mette al centro il soggetto, sfumando il contorno. A volte inciampa, per esempio quando scambia il terreno di calcio di uno stadio in un piatto di verdura, ma basta un tocco per cancellare l’incorretta interpretazione della scena. Però è quando scende la sera che lo smartphone di Huawei lascia quasi senza parole. Una fontana al crepuscolo, una piazza rischiarata da due lampioni appena, si accendono sul display: tutto ciò che è fioco resta distinguibile senza sembrare innaturale.

Complice anche la fotocamera per i selfie da 24 megapixel, altro record, il P20 Pro guadagna e merita il titolo del modello ideale per chi mette immagini e video prima di tutto. Con il bonus di uno schermo notevole, un audio avvolgente e una batteria generosa, che arriva tranquillamente a fine giornata. Inoltre, i colori sul retro, dal «midnight blue» al «twilight», arcobaleno di toni cangianti, non lo fanno passare inosservato. Rassomigliare a mille altri. E anche chi sceglie un più discreto nero, esibirà comunque la tripla fotocamera come segno distintivo. Come incrocio di forma, funzione e stile.

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