Storytelling

Dominic Wilcox, inventore contemporaneo

In sintonia con la nostra epoca, il designer gallese infonde nella realtà un tocco di straordinario. E con ingegnosità e grazia trasforma il mondo

Massimiliano Locatelli: con lo sguardo all’ingiù

A casa. Dove ritrovare il tempo per le cose importanti. In uno spazio che lega l’architetto, Massimiliano Locatelli, all’architettura. Quella audace di un edificio simbolo della città
Clairy: il vaso intelligente che purifica l’aria

Clairy: il vaso intelligente che purifica l’aria

Una chiacchierata con i giovani designer Alessio D’Andrea e Vincenzo Vitiello per conoscere meglio il sistema di purificazione naturale per interni ideato dalla startup Italiana Laboratori Fabrici
In conversazione con Rodolfo Paglialunga

In conversazione con Rodolfo Paglialunga

È stato direttore creativo per Jil Sander, un brand con l’essenzialità nel Dna. Ha progettato la sua casa anni Venti come un loft. Tra arredi vintage ed evocativi ricordi di famiglia

Andrea Lissoni, dall’Hangar Bicocca di Milano alla Tate Modern

Incontro con il curatore italiano che ha conquistato Londra grazie alla sua sensibilità molto speciale per la visual art

Michele De Lucchi si racconta

Il suo studio milanese è un mondo metamorfico. Dove un prototipo a punta può trasformarsi in una bottiglia d’acqua minerale oppure in un grattacielo

Aldo Bakker e l'essenzialità

Una ricerca minuziosa sulla forma, unita all’indipendenza da tutte le discipline: questo il processo del designer olandese che progetta oggetti essenziali e misteriosi
Minotti: codice italiano

Minotti: codice italiano

Ci sono incontri in qualche modo già scritti: danzamenti, matrimoni e partnership professionali che non possono non consolidarsi, tanta è l’affinità che lega le persone. O, a volte, le persone e le aziende. Nel caso della Minotti di Meda, leader nel settore degli imbottiti d’alta gamma che nel tempo si è aperta a una più vasta produzione di mobili a vocazione cosmopolita realizzati secondo la migliore tradizione ebanistica brianzola, il sodalizio con l’architetto Rodolfo Dordoni è nato in uno di quei rari e magici periodi in cui ci s’incrocia al momento giusto per fare qualcosa di unico.

Era il 1997: Dordoni, direttore creativo di Minotti, che oggi distribuisce in una settantina di Paesi con una quota export di circa il novanta per cento e una trentina di flagship store, aveva già maturato una corposa esperienza nella progettazione di divani e sedute, mentre Renato e Roberto Minotti, figli di Alberto che fondò il primo stabilimento nel Dopoguerra, avevano la necessità di ridisegnare i contenuti del brand. «Insieme abbiamo iniziato a pensare a dei nuovi pezzi con un taglio da collezione di haute couture più che da catalogo di design», ricorda Dordoni. In pratica, «Una volta individuato un tema, si lavora dentro uno scenario che non è solo la singola stanza o la casa, ma è un mood più ampio, che evoca uno stile di vita, un’atmosfera. Così abbiamo rivisitato i volumi, i colori, i legni e i metalli per le strutture, le selezioni di tessili e di pelli per i rivestimenti da declinare anche per il contract e l’outdoor, ma sempre avendo come obiettivo un modello di arredamento timeless che fonde il lavoro del designer con quello dell’interior decorator». Il radicale cambio d’orizzonte ha trovato terreno fertile in Minotti, una family company (ora in azienda lavora già la terza generazione) in cui da sempre convivono know-how artigianale, ricerca e sofisticati sistemi industriali.

«La forza innovativa di Minotti risiede proprio nella capacità di conservare e coltivare la sua matrice produttiva originale come se fosse un codice interno: un metodo collaudato, e già per sua natura altamente sartoriale, che costituisce l’identità intrinseca di ogni prodotto», sottolinea il direttore creativo. Secondo questa visione dinamica e trasversale, i best seller come il divano Hamilton del 2004 possono abbinarsi ai più recenti sistemi Yang e Seymour e alle nuove sedute della serie Creed che fondono un sofisticato gusto minimal con finiture d’avanguardia, in un gioco di assonanze estetiche del tutto svincolato dai fin troppo ovvi condizionamenti delle mode e delle tendenze. «Per effetto della globalizzazione stiamo vivendo una profonda mutazione del concetto di made in Italy», fa notare Dordoni. «Per fortuna, noi italiani siamo come le lucertole, abituati da secoli a rigenerare code in continuazione e a superare i momenti critici con ingegno e passione. Se fino a ieri gli oggetti del desiderio erano la singola poltrona, la sedia, il letto o la lampada creati in Italia, oggi il segno dell’italianità risiede nella capacità di raccontare un mondo. È un talento che non s’improvvisa, perché nasce su specifiche basi storiche e culturali. E in questo, per ora, nessuno ci può superare».