Arcangelo Sassolino nel suo studio - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
Arcangelo Sassolino (1967) vive e lavora a Vicenza. Le sue opere sono state esposte in musei e gallerie in tutto il mondo. - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
Una massa di acciaio grezzo (Untitled, 2006) alta più di tre e larga più di quattro metri, è tenuta sospesa da un magnete che in un momento non predefinito la rilascia al suolo provocando una piccola scossa tellurica. - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
Nel 2011 il Macro di Roma ha esposto nella sala Enel l’opera Piccolo Animismo, realizzata in collaborazione con Ceadesign. Il respiro profondo e sincopato della scultura, un parallelepipedo in acciaio inox, è dato da un processo ciclico d’immissione e sottrazione di aria in pressione. - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
La tecnologia delle macchine è realizzata in studio e sviluppata ad hoc dall’artista (qui sopra all'opera) con l’ausilio dei suoi assistenti. - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
I Cementi sono trattati come dei frammenti pittorici: lanciati in modo casuale su piani di plastica deformata sui quali la materia solidifica. - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
Storytelling

Resilienze: Arcangelo Sassolino

Nel vuoto di duemila metri quadrati di una vecchia landa inizio ’900 nella provincia vicentina, esplode una bottiglia di vetro sottoposta alla pressione dell’azoto, immesso con un tubo da una bombola a gas. L’irrompere della velocità e del suono della materia, sottoposta a una crisi, crea l’evento inaspettato, uno sparo nel silenzio. È la Dilatazione pneumatica di una forza attiva (D.P.D.U.F.A., 2016) opera di Arcangelo Sassolino, scultore italiano che da anni costruisce immagini d’interazione tra forze e materiali eterogenei, spesso di natura industriale.

Secondo il filosofo greco del VI sec. a.C. Eraclito, il principio della realtà è dato dal movimento, dal conflitto tra gli opposti che genera il divenire. Espressione di questa forza repulsiva che richiede un lavoro costante di resistenza è l’impulso vitale. Catturando il conflitto della materia sottoposta all’azione di forze naturali, Sassolino ne rivela la voce: «Sono convinto che applicando ai materiali quelli che la fisica chiama fenomeni naturali si possa dare nuova vita alla scultura. Di un pezzo di legno non mi accontento della forma: voglio far uscire la sua voce. E per far sì che riveli qualcosa di diverso, lui così duro, così inattaccabile, devo a darmi alla tecnologia». Nell’uso e nella sperimentazione di sistemi complessi che portano la materia a situazioni di stress, esagerando gli effetti delle forze che agiscono su di loro, la componente industriale deriva anche dall’esperienza vissuta della trasformazione del proprio territorio: «La combinazione di colori, di forme e di mucchi, di terre e di ghiaia, di scavatrici lasciate là, di camion e di segnali di strade è davvero un delirio, sembra che l’unica funzione di quest’urbanizzazione selvaggia sia quella di creare situazioni in cui produrre».

Così, in quella landa di Trissino, studio dove l’artista lavora con i suoi assistenti (Guerrino, Marco, Andrea e Pamela) non scoppiano solo bottiglie di vetro, ci sono, tra gli altri, un parallelepipedo di acciaio inossidabile che si deforma e tuona per l’aria che una turbina soffia al suo interno (Piccolo Animismo, 2011); una lama circolare in acciaio che leviga lentamente una statua di marmo trasformandola in polvere (Damnatio memoriae, 2016), assi di legno tenute assieme da un sistema idraulico che cantano alla pressione di un pistone a olio che le incurva (Purgatory, 2016).

«Ogni elemento è presente nella scultura perché ha una funzione prima che un’estetica: non esiste a priori ma deriva dall’assemblaggio delle componenti meccaniche e industriali e dei materiali. Per esempio, questa massa d’acciaio – Untitled, 2006 – è fatta solo di quello di cui ha bisogno: acciaio grezzo, un elettromagnete che la solleva, un sistema idraulico e la struttura che tiene assieme tutto, non c’è nessun orpello». Sono nove tonnellate sospese da un elettromagnete che, comandato da un Plc (Programmable Logic Controller) e in maniera del tutto casuale, rilascia la massa facendola cadere al suolo generando un violento impatto. Il conflitto è catturato e reso visibile da Sassolino negli effetti che le forze siche imprimono sulla materia. Come per un corpo umano, l’organismo dei suoi lavori è attraversato da un impasto di energia e di tensione che è metafora dell’esistenza.

Nell’opera Every Sunday (2013) dedicata a Marco Simoncelli e installata a Coriano, ogni domenica all’imbrunire e per 58 secondi una fiamma si accende bruciando nell’aria in ricordo del motociclista. Queste performance inorganiche, queste rotture, queste esplosioni, tutti questi piccoli lutti avvengono attraverso macchine che sono metafore di vita. Chi osserva non è coinvolto solo visivamente ma anche sicamente da ciò che è in opera: «Anche la questione del tempo è una costante, che non riesco mai a esaurire: quando c’è un conflitto in corso sai che gli elementi potrebbero cedere. Alcune volte l’azione è più esplicita, ha un inizio e una fine, altre volte è congelata in un momento che però non è il prodotto di qualcosa fatto in studio. Mi piace che ci sia un’azione in corso, anche se è silenziosa, come una sorta di cronometro in atto dove c’è abbastanza potenziale innescato per far sì che qualcosa accada, improvvisamente».

Oggi, velocità e calore occupano le ricerche di Arcangelo Sassolino: da un lato i limiti che possono raggiungere le alte temperature, dall’altro l’esperienza del movimento in atto, eredità futurista. Perché il conflitto è il motore della vita, come del lavoro, quell’ossessione di raggiungere un compimento e rendersi conto che nel percorso si è già aperta una nuova battaglia. «Ogni volta penso che il prossimo lavoro sarà quello definitivo ma poi c'è sempre qualcosa che va oltre e mette radici di un altro lavoro. Questo è anche ciò che mi tiene vivo».

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