Autoscatto di Barbara Radice ed Ettore Sottsass del 1977 nella loro casa di Milano
Un disegno di Ettore Sottsass del 1998 che ritrae la compagna sulla porta della loro casa di Filucudi
Storytelling

Barbara Radice: frammenti di vita, appunti per non dimenticare

«Questo non è un libro su Ettore. È un mio libro», come sottolinea Barbara Radice, compagna di Sottsass per trent’anni e autrice del romanzo Perché morte non ci separi (edito da Mondadori Electa). Racconta Barbara: «Ho iniziato a scriverlo subito nei primi giorni dopo la sua scomparsa. Avevo paura di dimenticare». Dal giorno dopo la sua perdita e per due anni ha scritto quasi tutti i giorni. E poi la trascrizione e la rilettura, faticosa, dolorosa, in cui i sentimenti venivano rivissuti, durata quasi sei anni, con diverse interruzioni. «Volevo trasmettere intensità. Il perché non lo so; è una cosa che mi è venuta spontanea. E scrivere mi ha aiutata». E
poi spiega: «Una persona vive, piange e canta come gli uccelli. Cantano perché sono vivi non perché necessariamente vogliono comunicare qualcosa. Anche i poeti cantano. Io credo così». Questo libro è rivolto a tutti: non solo a chi conosceva Ettore Sottsass e le sue opere. «È come se, una volta scritto, lo gettassi in un fiume, lasciandolo trasportare dalla corrente. Arriverà a chiunque lo voglia leggere».

Quindici i quaderni scritti tra il 1 gennaio 2008 – Il primo giorno che lui non c’è. “Non c’è? Come fa uno a non essere? Cosa vuol dire? “Finché sono vivo respiro. Quando non respirerò più non sarò più vivo”. Non so perché un giorno ha detto così” - e la fine del 2009 . Poi la revisione, lenta e sospesa più volte, per dare corpo ai pensieri e ai gesti che si affollano nella mente, in maniera difficile e struggente. Perché morte non ci separi è la fotografia di un dolore, vissuto intensamente. Dei giorni che seguono la perdita fisica di una persona importante e dello sgomento di fronte all’ignoto, che lascia un buco nell’anima. Appunti e pensieri che popolano la mente, giorno dopo giorno, alla ricerca di un senso di fronte a tutto questo. In un continuo assolo, ma anche dialogo con lui che risponde nei sogni o dentro di lei. “Il fantasma di Ettore (ho scritto proprio così: “fantasma di Ettore”) o il suo simulacro mentale”. spiega Barbara: «Ho voluto dare ordine alle emozioni, capirle. sono parte del pensiero». E arrivano i ricordi, a cascata, della loro vita insieme e il dialogo continuo con Ettore per renderlo partecipe di ciò che sta succedendo dopo. Dopo di lui, dopo la sua morte, dopo la sua sparizione fisica. Ma in tutto il libro, in ogni pagina, se ne sente forte la presenza: nei suoi appunti, nei suoi disegni dedicati a lei dopo episodi di vita quotidiana. Come quella notte in cui aveva la febbre e Barbara lo ha vegliato. E al mattino Ettore, uomo e artista, la ritrae in uno schizzo magistrale. E spesso i suoi disegni, sono accompagnati da frasi o dediche davvero particolari. «Ogni tanto penso che gli scritti di Ettore siano addirittura più importanti delle sue opere. so che è un pensiero strano ma negli ultimi due anni li ho letti tutti. Sono raccolti in 34 volumi. E sono straordinari», spiega l’autrice.

Leggendo il libro si percepisce una profonda sintonia tra loro che si snoda attraverso i luoghi che entrambi amano, che sia l’India o Filicudi. «Noi guardavamo il mondo dalla stessa parte della nestra» e ri ette: «Eppure qualcosa deve ancora succedere riguardo a noi e al nostro essere insieme, qualcosa che riguarda il Tempo. Il tempo passato, quello di ora, quello a venire. lui c’è in un modo nuovo, inattuale». Poi racconta: «Una volta un giornalista ha chiesto a Ettore, durante una conferenza stampa: “Architetto, lei ha una certa età. Che cosa pensa della morte?”. Di fronte a una domanda così si era fatto il silenzio nell’aula. Ettore, invece, era lì tranquillo con una matita in mano e un foglio di  carta. E ha risposto semplicemente: “la morte è una sfumatura”. Io non credo si possa andare più in là. le cose indicibili restano indicibili. se le dici non ci sono più».

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