Underground Release - Županova Jama - L’installazione del designer Dan Adlešicˇ con Formafantasma indaga la dimensione irrazionale dell’uomo legata al mondo naturale e sotteraneo - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti
Exploring Dead Buldings 3.0 - Brand New Coexistence Mao – Lubiana - Didier Fiuza Faustino manipola il K67 in una rovina dell’architettura moderna e espone le parti in eccesso, alludendo alla nostra ossessione per i dettagli - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti
Dandelion Parade, maschere e costumi sono realizzati da Lucia Massari e Nina Mršni - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti
A sinistra, Food Fields - Countryside Reloaded Genterovci - Sotto il titolo Humans as Temporary Visitors in the Constructed Countrysi- de una serie di installazioni curate da mischer’traxler con Giulia Soldati. A destra, Abandoned Supermarket - Countryside Reloaded Genterovci Un supermercato in disuso riallestito come food laboratory temporaneo per conoscere e assaggiare le specialità locali raccontate da Klemen Košir - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti
Under the skin of the forest - Occupying woods Mao – Lubiana A declinare l’episodio condotto da Matali Crasset, una serie di progetti e riflessioni sul futuro della foresta; sopra, il progetto di Martina Obid - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti
The Common Stump - Occupying woods Kocˇevje e Mao – Lubiana - Il racconto del processo allestito al Mao - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti
The Common Stump - Occupying woods Kocˇevje e Mao – Lubiana - La tradizionale stufa rielaborata da Matali Crasset come ritrovo domestico nella foresta - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti
Bioacoustics Landscape - Resilience of The Past Kobarid e Mao – Lubiana - Studio Folder analizza Caporetto attra- verso una riflessione su strategie militari, salvaguardia del patrimonio naturale e un esperimento di geocontrollo - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti
This is a poor / rich state - New Heroes - Piran – Hall Monfort e Mao – Lubiana - L’installazione sulla costa adriatica, di Luca Fattore e Fioravanti, è uno dei tanti progetti a corollario di Aephestus, disegnato da Odo Fioravanti - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti
A sinistra, Tiny Museum - After Utopia - Trbovlje - Un padiglione nei pressi del Centro Culturale degli operai espone storie quotidiane, come i pupazzi ironici realizzati dall’associazione di ex-maestre. A destra, Just what is it that makes today's Trbovlje so different, so appealing? - After Utopia Trbovlje - Di fronte al Tiny Museum, un manifesto curato da Ground Action che racconta, tramite un collage e un rebus il fallimento del sogno socialista sloveno - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti
Storytelling

La 25esima edizione della Biennale di Design di Lubiana

Good news! È con questo incipit che apre Faraway, So close, e sono davvero buone notizie, perché la 25a edizione della storica Biennale di Design di Lubiana prova a mettere in pratica teorie e concetti che le “sorelle maggiori” dedicate al progetto, in fondo, riescono diffcilmente ad applicare a causa di un dibattito quasi sempre chiuso tra le mura delle sedi designate.

Lo statement di Faraway, So close, al contrario, si insinua in maniera capillare nel territorio dell’ex repubblica socialista per conoscere, toccare con mano la realtà e mettere alla prova progettisti che, come mediatori, tramutano in progetti tangibili tematiche complesse legate al Paese e alle persone che lo abitano. Significa, cioè, allontanarsi, guardare alla totalità per capire il singolo, definire il dettaglio e afferrare così il presente. Un iter che richiede coraggio, perché per affrontare un “faraway” sconosciuto bisogna rimettere in discussione ogni cosa. È in questa direzione che agisce Faraway, So close: il primo passo è appunto verso l’esterno, lontano dal percorso battuto che attraversa le stanze del Mao (Museo di Architettura e Design di Lubiana), generando volutamente delle frizioni capaci di portare a un risultato nuovo, a volte fragile, ma comunque deciso a investigare e interpretare la nostra attuale esistenza.

Chiamata a curare Bio25, Angela Rui ha scelto di collaborare con Maja Vardjan, design curator del Mao, per permettere che ogni pensiero teorico e progettuale fosse il più aderente possibile al reale: una co-curatela necessaria per poter lavorare sul locale e per il locale, e diventare così la giusta guida per i sette guest designer, o Translator, invitati a mettere a fuoco le tematiche trattate su diversi luoghi d’azione, individuati a non meno di 60 chilometri dal museo. Il Mao, dunque, non è più epicentro della Biennale, ma un contenitore dei teaser delle sette installazioni sparse sull’intero territorio sloveno. Sette scenari eterogenei, condensati in un unico Paese, bene comune del quale preservare paesaggi, luoghi, storie e soprattutto persone. Ad affiancare i Translator, altrettante voci locali (Profile) scelte per non essere direttamente coinvolte nel mondo del progetto, ma capaci di intercettarlo attraverso competenze peculiari. Un percorso collettivo capace di creare contrasti e dissonanze e, allo stesso tempo, generatore di azioni inaspettate e brillanti, esplorato insieme anche ad altri progettisti e pensatori selezionati tramite una open call.

È in questo contesto di contraddizioni e coesistenza che bisogna leggere ognuno degli episodi che articolano Bio25. A partire da Underground Release, condotto dal duo Formafantasma insieme al fisico e losofo Andrej Detela, dove vengono esplorate le dinamiche della sintropia ed entropia in due scenari totalmente diversi, accomunati dall’essere entrambi sottoterra: una cava e una caverna. Nel primo, il lavoro s’incentra sull’ordine e la precisione dell’estrazione meccanica della pietra, rendendo visibile il rapporto tra il tempo di formazione della materia e la sua trasformazione in oggetti; nella seconda, l’installazione audio-video di Dan Adlešicˇ indaga la forma antropica più caotica ed emozionale, dove voce, suono e oscurità si sovrappongono alla traccia di mo- mentanei e impalpabili ash di un presente sfuggente. A rimanere è il ricordo, a volte distorto e mitizzato, di un passato che ci è parso grande, intoccabile solo perché è distante dall’ “ora”. Su questa forma di sicurezza e stabilità del passato ragiona Brand New Coexistence di Didier Fiuza Faustino; con la stessa “noncuranza” di Gordon Matta Clark, viviseziona un’icona utopica – e intoccabile – del design dell’ex paese socialista: il chiosco K67 (del designer sloveno Saša Mächtig, 1966). Dopo averlo smembrato in parti, messe in mostra quasi fosse una lezione di anatomia, lo ricompone, dettando un nuovo manifesto del design contemporaneo che si basa sull’oltraggio spudorato di quella eterna nostalgia nei confronti del passato, che non riusciamo ad abbandonare. Distante in termini di spazio e pensiero è invece Countryside Reloaded a cura di mischer’traxler che, insieme al food researcher Klemen Košir e un team coeso, ragionano sulla possibilità di un design capace di trasmettere consapevolezza del territorio alla comunità che lo abita, la quale non riesce a vederne tutte le sfumature. Ecco allora figure provenienti dal più remoto mondo rurale, quasi mitologiche, che offrono informazioni e cibo locale attraverso la Dandelion Parade: un tour di circa 4 chilometri tra campi e foreste che culmina in un ex-supermercato, ora centro attivo per la diffiusione di patrimoni locali. Un progetto a lungo termine che mira ad andare il più lontano possibile, come le parti di un fiore di tarassaco, e innescare nuovi tipi di relazione tra paesaggio e uomo. Allo stesso modo Occupying Woods, episodio a cura di Matali Crasset, modifica lo scenario impervio della foresta di Kocˇevje in un ambiente domestico e accogliente, grazie a una stufa multifunzionale in ceramica; qui la comunità può ritrovarsi e abitare il territorio, imprevedibile e misterioso. Cosa significa territorio e, nello specifico, qual è il valore della terra? Da questo quesito ha inizio l’indagine di The Value of the Land – all’interno dell’episodio Resilience of the Past – di Studio Folder con Renata Salecl, filosofa specializzata in criminologia, sul territorio di Caporetto, teatro degli scontri della Prima guerra Mondiale: un paradigma per ragionare sul valore della terra, spogliata da speculazioni di natura politica e economica. Tra tutti, però, l’episodio che meglio custodisce il concetto di alter-urban – sia come alternativa a un modello urbano non più sostenibile, sia come la coesistenza tra significati remoti e modi di abitare contemporanei – e di una pratica applicata alla comunità, è After Utopia, che ha il suo campo d’azione nel paese di Trbovlje, esempio di fallimento socialista. Il difficile compito di costruire le basi per una nuova chimera è a dato ai greci Point Supreme, accompagnati dal coreografo Iztok Kovacˇ, che realizzano il Tiny Museum, un piccolo padiglione al centro della cittadina per mettere in mostra, con una fitta programmazione basata sulle proposte dei suoi abitanti, la “super” normalità della vita nel paese degli ex-minatori. Esporre la comunità per farla (ri)conoscere e (ri)apprezzare alla comunità stessa. 

Guardare se stessi da lontano può rendere il presente più nitido. Il risultato può essere sorprendente. New Heroes racconta di un viaggio – non solo quello dei “nuovi eroi” a cui fa riferimento – e di un percorso che ha deviato l’abituale processo di Odo Fioravanti. Il suo sguardo è rivolto al presente e a storie straordinarie di chi nel mare ripone tutta la speranza di una nuova vita: i migranti. Come fa un industrial designer, che per sua natura risponde alla necessità di una funzione, a soddisfare un’emergenza così articolata? La risposta è nell’alterazione della funzione. Aephestus, cinque oggetti-simbolo allegorici, incorporano nella compiutezza formale le necessità primarie dei migranti in terre sconosciute, dove la visione del futuro è ancora fuori fuoco. E forse, ancora di più, lo è il presente, i cui contorni si dissipano in un pulviscolo che rende tutto indefinito e incerto.

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