Credits: Illustrazione di Riccardo Fano
Storytelling

Carl Auböck e l’astrazione della bellezza intrinseca

Esistono oggetti che si desiderano a prescindere dalla loro funzionalità ma solo per la loro bellezza intrinseca. Quelli creati da Carl Auböck ne sono un esempio.

Fondato nel 1912, il Werkstätte Carl Auböck ancora oggi realizza oggetti e piccole sculture in metallo da quattro generazioni. Al civico 23 di Bernardgasse a Vienna, lo studio apre i battenti sotto la guida di Karl Heinrich Auböck, che realizza principalmente statuette e figure antropomorfe in bronzo sull’onda del movimento scultoreo dei Bronzi Viennesi, in voga a quell’epoca.

Ma è nel 1919, quando il figlio Carl II comincia a collaborare con il padre, che l’attività dello studio inizia a cambiare radicalmente.

Dopo aver conosciuto il pittore svizzero Johannes Itten all’Accademia di Belle Arti di Vienna, Auböck inizia a seguire i corsi di Itten alla Bauhaus di Weimar dove apprende l’arte di forgiare i metalli grazie agli insegnamenti di Naum Slutzky. Nel 1923 riprende a lavorare assieme al padre.

Il Werkstätte, 1951 - Credits: Werkstätte Carl Auböck
Werkbundausstellung, Vienna, 1955 - Credits: Werkstätte Carl Auböck
L'esposizione del catalogo durante una fiera del 1948 - Credits: Werkstätte Carl Auböck

Carl introduce da subito un approccio di rottura, più moderno rispetto a quello che storicamente lo studio aveva sempre presentato, molto più vicino alla sensibilità Art Deco.

Dopo la morte di Karl Heinrich nel 1925, il Werkstätte abbraccia in pieno la direzione intrapresa da Carl iniziando a produrre una serie di oggetti in bilico tra arte e funzionalità: cavatappi, fermacarte e, vista la passione di Carl per caffè e sigarette, posaceneri.

In questo frangente Carl introduce nuovi materiali come l’ottone o il cuoio, spesso accompagnati da elementi della natura come corni di animali o sassi.

Il lavoro di Auböck, sapientemente trasmesso al figlio Carl III ed alle generazioni successive, oltre alla patina che tutti gli oggetti acquistano, si distingue per la sensibilità e la capacità di astrarre e concettualizzare elementi fisici – mani, piedi o animali... – conferendogli una funzionalità.

«Se qualcuno avesse bisogno di un cavatappi, o un fermacarte, o un candelabro, perché non farlo tanto bello quanto funzionale?». Beh, perché no?

Credits: Werkstätte Carl Auböck
Credits: Werkstätte Carl Auböck
Credits: Werkstätte Carl Auböck
Credits: Werkstätte Carl Auböck
Credits: Werkstätte Carl Auböck
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