L'architetto milanese Antonio Citterio - Credits: Ph. Mattia Balsamini
A sinistra, l’appartamento milanese dell’architetto Citterio, con i divani e il pouf Charles e altri pezzi da lui disegnati per la collezione Maxalto: poltrone Kalos, tavolino Ebe e contenitori Apta. A destra, Antonio Citterio due volte premiato con il Compasso d’Oro. I suoi arredi sono esposti in permanenza al MoMa di New York e al Pompidou di Parigi - Credits: Ph. Mattia Balsamini
Un’altra prospettiva del living a doppia altezza con il divano e il pouf Charles e le poltrone Kalos di Maxalto: tutto disegnato da Antonio Citterio. - Credits: Ph. Mattia Balsamini
Storytelling

Vent’anni di Charles

Il 2016 ha segnato un fondamentale giro di boa per B&B Italia, l’azienda fondata nel 1966 da Piero Ambrogio Busnelli nell’effervescente stagione del boom economico e della nascita del Made in Italy.

I cinquant’anni sono stati un’occasione d’oro per avviare un ricco calendario di mostre ed eventi sul tema dell’heritage, della vision dell’azienda e di quel modo di progettare capace di sfdare il tempo, di cui B&B Italia è da sempre una delle massime interpreti. Un esempio tra tutti è rappresentato dal sistema di sedute Charles, best seller e long seller, vero e proprio emblema del timeless design. Quando dal quartier generale di Novedrate hanno chiesto ad Antonio Citterio di valutare un upgrade di Charles, da lui ideato nel 1997 e che per la prima volta introduce il piedino di metallo negli imbottiti, l’architetto ha deciso di non apportare nessuna modifca.

Trascorsi vent’anni dal progetto originale, il commento è stato lapidario «Charles va bene così com’è. Non ho nulla da togliere né da aggiungere». Antonio Citterio è asciutto ed elegante come le sue creazioni mentre, seduto sul suo Charles, ne rievoca la storia. «Nel 1997 stavo progettando il nuovo soggiorno del mio appartamento a Milano», ricorda. «È un ambiente lungo e stretto, e sentivo la necessità di rimuovere almeno un elemento di appoggio laterale dal divano. Così, per tentativi, è nato un prototipo che sarebbe poi diventato Charles». Si presenta come un tributo al disegno degli anni 50 e 60, con una chiara allusione a Charles Eames.

«Nel mio caso, tento di non copiare ma di assimilare aspetti specifci del lavoro dei grandi maestri», sottolinea l’architetto. «Non esistono prodotti degli anni 50 e 60 che assomiglino a Charles. Però in quei prodotti vi è l’idea di alcuni elementi che ho sviluppato. È lo spirito che mi interessa riprodurre - non la semplice forma - e quindi considero giusto dichiarare, anche solo nel nome, questo riferimento». In origine Charles è stato concepito per sostituire Sity, un sistema di sedute del 1986 che, in modo rivoluzionario per l’epoca, proponeva il concetto del divano a isola e angolare, con l’integrazione della chaise-longue. Charles, però, è andato oltre, e i motivi del suo successo non sono pochi.

«Anzitutto è un divano che ofre la possibilità di comporre un ampio numero di sedute partendo da due elementi base», spiega Citterio. «La sua struttura sottile, ma resistente grazie al telaio in metallo e il cuscino sedile unico, gli conferiscono un’immagine leggera, accentuata dal disegno essenziale dei piedini a “L” rovesciata, in pressofusione di alluminio. A suo tempo abbiamo introdotto innovazioni tecnologiche attraverso il lavoro con il Centro Ricerche & Sviluppo di B&B Italia, e funzionano ancora oggi».

Nel 2003 è stato introdotto Charles Large, che amplia la profondità delle sedute. La versione outdoor è del 2010, mentre lo scorso aprile è stata presentata una special edition anniversario con due rivestimenti nei colori arancio/rosso e grigio/blu, che richiamano le tonalità dei Sixties. Ma le novità non si fermano qui. Perché, lavorando sul tema del timeless design, B&B Italia ha iniziato a sperimentare un modo diverso di comunicare la cultura industriale e di progetto, raccontandola attraverso una piattaforma multimediale. Nasce così l’idea di partecipare con 3D Produzioni alla realizzazione di un docufilm che ha come protagonista il pluripremiato scrittore e sceneggiatore austriaco Peter Handke, autore del Canto alla durata (Einaudi): un poema sull’unico valore che può dare senso a tutto ciò che tende a dissolversi.

Davanti alla macchina da presa di Didi Gnocchi, Handke, doppiato da Michele Placido, nella casa di campagna dove vive a Chaville, non lontano da Parigi, racconta la sua personale ricerca sul concetto di durata e suggerisce una ricetta: «La strada per la durata è la fedeltà, la fedeltà alla forma, che è l’estetica. Si denigra sempre l’estetica, ma l’estetica è l’istanza dell’etica». Contro l’onda onnivora del presente mordi e fuggi, la durata diventa – secondo Handke e B&B Italia – una chiave: per riaprire le porte di un mondo in cui anche la bellezza degli oggetti quotidiani può essere il seme della felicità. 

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