Emilie Volka, direttore di Artcurial in Italia
Auguste Rodin, Andromède, 1887, marmo - Credits: Artcurial
Giacomo Balla, Agave sul mare, 1908 - Credits: Artcurial
Cabinet à deux corps d'époque Louis XIV, 1680
Orologio Piaget - Credits: Artcurial
Palazzo Crespi
Storytelling

Emilie Volka: passione per il mobile

Specialista di antiquariato del ‘600, Emilie Volka racconta com’è nata la sua passione per il mobile che da bambina l’ha portata alla direzione della sede italiana della casa d’aste francese Artcurial.

Sei giovane ma con un percorso professionale importante alle spalle, ripercorriamo il tuo arrivo ad Artcurial a partire dalle tue esperienze precedenti e dai tuoi studi?

Tutto è nato dalla passione dei miei familiari. Non sono figlia d’arte e non arrivo da una famiglia di antiquari o galleristi, i miei genitori sono imprenditori ma sin da quando ero bambina collezionavano e compravano design sia in Italia che in Francia. Avendo origini francesi, capitava spesso di andare a vedere le aste in Francia, soprattutto a Drouot, dove ho iniziato a scoprire come funzionava questo mondo. In Italia, quando ho iniziato la mia carriera lavorativa circa dieci anni fa, c’erano poche case d’asta e abbastanza di nicchia non come in Francia dove, per esempio, solo a Parigi se ne contano un centinaio. Sono riuscita a entrare da Finarte, dove mi ero proposta come assistente del dipartimento di arredo antico, e dove ho scoperto l’amore per questo mestiere.

Perché la specializzazione che hai intrapreso è proprio quella sull’antiquariato, mobilio seicentesco, giusto?

Esatto, un po’ per amore un po’ perché mi piace anche andare controcorrente. So che adesso va moltissimo il design moderno e contemporaneo, ma io credo che si tornerà anche al gusto dell’antico, non a caso recentemente il Salvator Mundi di Leonardo è arrivato a più di 450 milioni di dollari da Christie’s, quindi sono ottimista e ho voglia di continuare su questo settore. Pur amando il contemporaneo il primo amore non si scorda mai. Da Finarte ho passato cinque anni, prima che chiudesse, l’ultimo anno ero responsabile a 360°, dalla creazione del catalogo, alla vendita e al post-asta, di una collezione privata. Da lì sono poi passata ai Cambi, azienda familiare nata come antiquaria e con un ufficio di rappresentanza a Milano poi ampliato a Palazzo Serbelloni con una sede operativa dove si battevano le aste. Infine un giorno ho ricevuto una telefonata in francese da Artcurial, stavano cercando la figura da direttore per la sede italiana e mi hanno chiesto se volevo fare un colloquio conoscitivo, l’ho fatto e ora sono qui!

È una bellissima storia perché da un lato c’è il tuo vissuto personale, la tua passione che deriva dalla famiglia e che non è così comune. Dall’altro c’è lo studio, l’applicazione, la conoscenza che hai sviluppato in questi anni…

Il problema delle nuove generazioni è che spesso se il capostipite ha un grande amore per l’antico, i figli per repulsione o per avere una propria identità si dedicano ad altro e così si interrompe la trasmissione. L’importante secondo me è avere il fuoco della passione per l’arte, poi viene sicuramente lo studio e l’applicazione; sono importanti anche le persone che ti accompagnano nel tuo lavoro che ti aiutano ad affinare il gusto e ti trasmettono la passione. I miei mentori erano collezionisti di antico e mi hanno trasmesso un amore che ho catturato e ho fatto diventare mio. I miei studi sono da subito stati mirati all’arredo perché avevo chiara quell’intenzione, il mobile doveva far parte della mia vita.

È quindi una grande soddisfazione essere oggi a capo della sede italiana di Artcurial. Come desideri posizionare la sua identità durante il tuo mandato?

Artcurial è a Milano già da cinque anni, quindi ha una sua piazza e una sua storia. A me piacerebbe, oltre che sul piano lombardo e milanese, ampliarci molto di più all’Italia e al Bel Paese perché sicuramente ci sono cose da scoprire in altre città, anche in villaggi e paesi. Poi vorrei fare qualcosa di più innovativo, coccolare i nostri clienti inventando qualcosa che si leghi anche al mondo della moda, della cucina e dello sport, per esempio. Desidero accompagnare il nostro collezionista con l’arte ma anche curando altri aspetti. Artcurial, a differenza delle case d’asta anglosassoni, è più versatile da questo punto di vista. A noi piace far scoprire le passioni nascoste dei nostri collezionisti.

Il tuo obiettivo non è quindi solo di dedicarti al lavoro di ricerca, ma di coltivare un rapporto stretto coi clienti attraverso diverse modalità. Per Artcurial non ti occuperai solo della parte legata all’arredamento ma anche di altro…

Come primo obiettivo ho quello di creare una forte liaison con la sede di Montecarlo, importantissima per i beni di lusso. Soprattutto perché è a 3/4 ore di macchina da Milano, molto vicina e secondo me questo è un ottimo rapporto da solidificare. Poi stiamo tutti lavorando alle prossime aste, solo col design abbiamo mediamente 8 appuntamenti all’anno. Recentemente c’è stata quella dedicata al design scandinavo (14 novembre) e a Charlotte Perriand (24 ottobre) dove abbiamo venduto tutti i 20 lotti presenti, e il top lot è stata una scrivania che ha realizzato 700.000 euro, una grande soddisfazione.

Anche con l’esperienza, immagino resti sempre viva la magia della scoperta, di andare a cercare laddove si crede di non poter trovare ormai più nulla o dove forse è più difficile saper riconoscere, come i mercatini delle pulci, vero?

Questo è un settore dove puoi ancora farti sorprendere. Per esempio mia suocera stava risistemando casa e voleva buttare una lampada di Arte Luce che io invece ho messo in asta e ha fatto una sua discreta cifra, al posto di andare in discarica. Bisogna anche sapere recuperare, magari i vasi cinesi da milioni di euro no ma il design concede ancora margini di azione, anche su Internet, ma devi saper identificare e distinguere i falsi o le imitazioni.

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