La sala della casa-studio adibita all’esposizione dei lavori ultimati - Credits: Ph. Lele Saveri
Lo studio è stato ricavato in un’ex fabbrica di burro del 1926, in Los Angeles downtown. All’interno dell’open space, si trova anche la zona cucina, affollata di disegni e modellini dell’artista - Credits: Ph. Lele Saveri
Una delle ossessioni di Francesco Igory Deiana è quella di disegnare e scolpire teste e busti. La sua casa-studio ne è invasa - Credits: Ph. Lele Saveri
Una suggestiva immagine dell’ampio open space, circondato da numerose vetrate che si affacciano a Est e che ricordano le origini dell’edificio. Da poco rientrato da Colonia, dove ha installato la sua ultima mostra Turmoil alla galleria Ruttkowski, Francesco passa la maggior parte del suo tempo libero con Tigre, il suo cane, o surfando sulla costa - Credits: Ph. Lele Saveri
Opere realizzate per la sua ultima mostra: una tela con colori acrilici e vernice aereosol di matrice minimalista e una scultura in metallo incastonata su una tela in acrilico rosa - Credits: Ph. Lele Saveri
Storytelling

Francesco Igory Deiana: cronache dell’altro mondo

Da Milano a Los Angeles, Francesco Igory Deiana ha fatto un salto nel mondo nuovo, quello della California dove tutto è ben accetto: «Anche la follia dei più strani», dice. Così racconta cercando di tracciare le differenze tra un’Italia ancora piccola e ripiegata su se stessa e l’apertura alla stranezza della West Coast americana.

«Vivo in America da nove anni», racconta, «All’inizio ero a San Francisco, ora sono a Los Angeles. Mi sono trasferito dall’Italia per cambiare aria e intraprendere una carriera d’artista strutturata e, soprattutto, possibile». La sua casa-studio, di più di mille metri quadrati, si trova in zona downtown nell’Arts District della città americana, quartiere chiamato così anche se proibitivo per la maggior parte degli artisti a causa dei prezzi. All’interno di un edificio che ospita diversi altri studi, il laboratorio di Francesco Igory Deiana si trova in una ex fabbrica di burro di inizio Novecento riqualificata da Paolo Carini & Alessandro Cajrati di Estate Four: «Lo studio si affaccia su tre lati diversi, le finestre in sala guardano verso Est, dove nei giorni con il cielo limpido si vedono montagne desertiche e uno scorcio di città, mentre gli altri due lati si affacciano sulle strade urbane. Lo spazio dove lavoro al momento è suddiviso in diverse zone, ho un’area che uso come ufficio, uno studio dove dipingo, disegno e uso materiali scultorei; poi c’è una terza stanza che utilizzo per esporre solo i lavori finiti. Questa mi serve per avere una visione più chiara del risultato, perché spesso creo set di lavori composti da più elementi. Negli ultimi tre anni ho utilizzato molto la grafite in opere di grande formato e ho sempre di coltà a conservare i lavori e ad avere un’idea di quanto materiale ho e che aspetto avrà il progetto nito: quella stanza mi aiuta in tal senso».

Interessato alla trasformazione del mondo contemporaneo, Francesco Igory Deiana ha sviluppato una ricerca artistica legata soprattutto al disegno e alla scultura, tracciando l’evoluzione del rapporto dell’uomo con la natura e
la società in un’analisi quasi antropologica e a caratteri visivi dove la complessità del contemporaneo emerge
in trame geometriche astratte. Disegni estremamente dettagliati creano l’illusione di simulazioni tridimensiona
li grazie a un meticoloso tratto a grafite, mentre sculture, costruite a partire da oggetti d’uso modificati, giocano sulla tensione degli opposti.

«Sto lavorando da un po’ di anni con la grafite alla ricerca di un immaginario al limite tra il digitale e l’analogico», spiega, «Un’opera che sia un inganno ottico e che sembri realizzata da una macchina non dalla mano dell’artista. Creando segni ripetitivi con i materiali e intere texture di linee su tutta la superficie, voglio realizzare una distorsione percettiva». È la grafite il materiale che traduce su carta il gesto digitale, partendo dall’esplorazione delle pennellate in Photoshop dove i segni sono pixel tradotti in imperfezioni estetiche. Da un lato lo spazio si definisce in negativo rispetto al soggetto, dall’altro la malleabilità dei media digitali crea forme arbitrarie replicate all’infinito come il tessuto retinico degli schermi. «Per la maggior parte dei miei lavori prediligo materiali tradizionali; mi piace fare ricerca, studiarli e utilizzarli in diversi modi. Procedo in maniera molto organica, da un materiale spesso arrivo all’altro, passo da fare un disegno a ricoprire una scultura con lo stesso materiale oppure a riprodurre a matita, in dimensioni invasive, l’effetto di una foto digitale scattata attraverso lo schermo di un computer. Mi considero un artista abbastanza eclettico per quanto riguarda le tecniche di lavoro. Ho molti progetti in testa che coinvolgeranno materiali più industriali come metalli o pietre».

L’ossessiva ripetizione dei segni testimonia una pratica lavorativa ordinata e costante, che segue l’evoluzione delle sensazioni attraverso l’espressività gestuale del tratto. Disegni e sculture traducono la tensione tra il geometrico e il pittorico, il formale e l’astratto, il morbido e il rigido, il caos e l’informazione, lo spazio pieno e il lineare. Ogni forma è differente e formalmente non identificabile. Il processo di creazione segue però un percorso abbastanza organico, che porta alla creazione di serie di lavori che seguono fino in fondo lo studio della materia: a partire da un’idea definita e ordinata si fa spazio la sperimentazione delle tecniche che spesso si rivela nascita di nuovi risultati e pratiche. L’ispirazione deriva anche da riferimenti architettonici e i disegni fungono da modelli per potenziali sculture da realizzare in futuro. L’amore per l’architettura Francesco Igory Deiana lo coltiva dagli anni italiani, circondato dalla commistione di storico e contemporaneo in un paesaggio urbano stratificato e in cambiamento: «Essendo cresciuto in Italia l’architettura brutalista ha sicuramente influito sullo sviluppo di molte forme create poi nei miei lavori, tra l’alto spesso ideati come progetti scultorei».

Amante del lavoro diurno, Francesco Igory non rinuncia alla bellezza che la natura della California gli offre e nel tempo libero pratica surf a Nord dopo Malibu, verso Santa Barbara o a Sud verso Newport Beach. Il pathos e l’assurdità dei suoi lavori non sono in fondo così diversi da un visione che riconduce il mondo a una dimensione più umana e meno filtrata dai dispositivi. Non è difficile immaginare che il commento dell’artista sul modo in cui la nostra crescente dipendenza dal computer ha eclissato il primato dei rapporti umani sia lo stesso di chi ama stare nella natura: «Mi piace passare il tempo fuori dallo studio. Una delle cose più belle di vivere a L.A. è che ci sono dei posti fantastici tra canyon, deserti e spiagge. Sarei sempre in viaggio».

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