Storytelling

Il razionalismo poetico di Franco Albini

«Non esistono oggetti brutti, basta esporli bene» - Franco Albini.

Amava orchestrare i vuoti, Franco Albini. E proprio come i suoi vuoti enfatizzavano gli oggetti, così il suo celebre silenzio amplificava l'eco del suo lavoro. «È più dalle nostre opere che diffondiamo le idee che non attraverso noi stessi», diceva.

Per tutta la vita, Franco Albini lasciò che le sue opere parlassero per lui. E che raccontassero quel nascente concetto di modernità che iniziava a insinuarsi nella società italiana nei primi decenni del Novecento, che narrassero le nuove esigenze delle persone ma anche i loro sogni e le aspirazioni. Nonostante la sua parsimonia di parole e di testi teorici, fu considerato un “novelliere dell'arredamento” capace di cogliere lo Zeitgeist del tempo, di tradurre le trasformazioni dell'uomo contemporaneo in ambienti caratterizzati da ariosità ed essenzialità, ma anche da suggestioni poetiche. Da un lato l'approccio rigoroso, l'attenzione scrupolosa al dettaglio e l'aderenza alle problematiche dell'abitare, dall'altro l'arte dell'esposizione e la poeticità della vita. Abbracciando la filosofia del “meno è più” di Mies Van der Rohe, Albini riuscì a coniugare le due spinte in apparenza contrapposte tratteggiando i profili di quell'idea di modernità (e di futuro) che portava con sé i concetti di leggerezza, di sospensione e di essenzialità. Un'idea che ancora oggi vive nell'immaginario collettivo e che ha ispirato generazioni di progettisti non solo in Italia ma in tutto il mondo.

I primi lavori, il fascismo e la guerra

Franco Albini nasce in Brianza nel 1905 e si laurea nel 1929 presso il Politecnico di Milano. Dopo una prima collaborazione con Gio Ponti ed Emilio Lancia, inizia ad avvicinarsi al razionalismo e agli ambienti dei redattori di Casabella fondando nel 1931 il primo studio professionale insieme a Renato Camus e Giancarlo Palanti.

I suoi primi lavori si muovono attorno a due assi: quello della Triennale di Milano e della Fiera Campionaria – due palestre in cui sperimentare l'innovazione dell'approccio razionalista, per cui progetta padiglioni fieristici e allestimenti caratterizzati da giochi di pieni e di vuoti – e quello dell'edilizia “ultrapopolare” del periodo fascista, con la realizzazione dei quartieri dell'Ifacp Fabio Filzi (1936-38), Gabriele D'Annunzio e Ettore Ponti (1939). I suoi complessi abitativi, lineari ed essenziali, vengono definiti “oasi di ordine e rigore in mezzo al caos urbano”.

Proprio attraverso questi progetti va delineandosi la sua concezione dell'architettura come dovere morale nei confronti della società, dei suoi problemi e delle sue esigenze. Dietro a quell'immagine di uomo inflessibile e burbero, si nasconde un idealista che crede nella missione dell'architettura di costruire il mondo del futuro. Come Le Corbusier, alla rivoluzione preferisce l'architettura: “Occorre usare la matita come una spada”, ama ripetere.

È però nella progettazione degli allestimenti museali e degli spazi interni che Albini rivela nel modo più evidente il proprio razionalismo artistico. Ne sono chiaro esempio Villa Pestarini in Piazza Tripoli a Milano, terminata nel 1938 – definita da Giuseppe Pagano la “base di intesa tra la fantasia dell’arte e la realtà del mestiere” - e la Stanza di soggiorno in una villa presentata alla VII Triennale di Milano nel 1940. Per quest'ultima, Albini crea un ambiente surrealista, quasi incantato, caratterizzato da continui richiami alla natura: un prato fiorito protetto da una lastra di cristallo, un albero lasciato libero di crescere nel mezzo della stanza, una gabbia per gli uccelli. Le scale appese e le sedute sospese al soffitto a mo' di altalena ribadiscono il concetto di ariosa essenzialità che attraverserà la sua intera opera. Riconducibile allo stesso periodo è un altro esempio di fantasia poetica albiniana: l'allestimento della mostra Scipione e il bianco e nero organizzata dalla Pinacoteca di Brera di Milano nel 1941. Qui, Albini fa fluttuare i lavori di Gino Bonichi in un'atmosfera rarefatta progettando un sistema di trame di cavi d'acciaio, lastre di vetro e piani inclinati appesi al soffitto. Con abilità da maestro, Albini crea ambienti dalla delicata raffinatezza, espressione di quella ricerca di purezza e di quell'amore per la sincerità che si riscontrarono in tutto il suo percorso professionale. Lui che predicava l'opposizione alle mode del momento, fece della continuità e della coerenza il proprio motto progettuale.

La ricostruzione e gli anni Cinquanta

Il Dopoguerra e gli anni Cinquanta coincidono con la stagione più prolifica di Franco Albini, anche grazie all'associazione di Franca Helg nel 1952.

Tra i progetti più celebri realizzati in questi anni troviamo l'Albergo-Rifugio Pirovano a Cervinia (1948-52) - in cui Albini coniuga tradizione e modernità realizzando un edificio ispirato all'architettura tradizionale delle baite valdostane ma al contempo caratterizzato da spiccati riferimenti urbani - l'edificio Ina di Parma (1950-54), gli edifici popolari del quartiere Mangiagalli di Milano (1950-52, con Gardella), il negozio Olivetti a Parigi (1958), la Rinascente di Roma (1957-61, progetto premiato con il Compasso d'Oro nel 1958), gli uffici comunali di Genova (1950-63).

Proprio nel capoluogo ligure, Albini dà magistrale dimostrazione delle proprie capacità liriche attraverso tre progetti che rivoluzionano la fisionomia museale della città: i musei comunali di Palazzo Bianco (1949-51), di Palazzo Rosso (1952-62), e la creazione del nuovo Museo del Tesoro di San Lorenzo (1952-56). Profondamente convinto del fatto che “Non esistono oggetti brutti, basta esporli bene”, Albini è ora libero di esprimere a 360° quell'“Arte del porgere gli oggetti nello spazio” a lungo sperimentata negli allestimenti precedenti. Un'arte che mira alla realizzazione di spazi emozionali, in cui le opere (e i visitatori) vengono immersi in atmosfere rarefatte e magiche. Ne è esempio il Museo del Tesoro di San Lorenzo, in cui le rigorose geometrie delle stanze contrastano con l'opulenza delle statue e delle pietre preziose in un'atemporalità onirica. Per le Gallerie Comunali di Palazzo Bianco, invece, Albini sperimenta la disposizione dei frammenti delle sculture su supporti metallici. Il visitatore entra in contatto con l'opera d'arte facendola roteare, abbassandola, alzandola. Per la prima volta, i concetti di dinamicità e di interazione entrano nella progettazione espositiva.

La prolificità di quegli anni trova il suo compimento nel disegno del mobile, come nel caso della poltroncina Luisa (1950, vincitrice del Compasso d'Oro nel 1955), il tavolino Cicognino (1952), il tavolo Cavalletto TL2 (1950), la libreria LB7 (1957) e la poltrona Fiorenza (1952).

Gli anni Sessanta e Settanta

I primi anni Sessanta vedono Albini impegnato in un progetto dalla valenza storica, che vince il premio Compasso d’oro nel 1964: l'allestimento – insieme a Franca Helg e il grafico Bob Noorda - delle stazioni della linea 1 e 2 della Metropolitana di Milano. L’obiettivo è quello di creare una continuità visiva tra le singole fermate, sia mediante la scelta cromatica (rosso per la linea 1 e verde per la linea 2), sia mediante la ripetizione degli elementi decorativi - pavimento e soffitto scuri, pareti composte da lastre modulari di pietra artificiale. Dopo questo progetto, nell'ultima parte della sua carriera si dedica al Museo Sant'agostino di Genova, alle nuove terme di Salsomaggiore (1964-67) e dell'edificio Snam di San Donato Milanese (1969). Muore nel 1977 a Milano, a 72 anni. Nel 2007, l'azienda Cassina acquisisce i diritti per la riproduzione di alcuni suoi oggetti, tra cui la poltroncina Luisa, il tavolo Cicognino e la poltrona Tre Pezzi.

La Fondazione Franco Albini

Nata nel 2007 in occasione del 30° anniversario della morte di Franco Albini, la Fondazione Franco Albini si propone di mantenere viva la memoria del progettista attraverso l'organizzazione di mostre, spettacoli ed eventi legati alla cultura del design e dell'architettura italiana del Novecento.

Nel 2017, per festeggiare i suoi 10 anni, la Fondazione ha organizzato numerosi appuntamenti tra cui l'esposizione La sostanza della forma, visibile a Parma durante il Mercante in Fiera da sabato 30 settembre a domenica 8 ottobre e lo spettacolo Il coraggio del proprio tempo, che andrà in scena allo CSAC di Parma sabato 7 ottobre. Le celebrazioni si chiudono il 17 ottobre (giorno del compleanno di Albini) presso la Triennale di Milano, con la proiezione del teaser del documentario su Franco Albini che verrà presentato durante il Milano Design Film Festival e trasmesso successivamente su SkyArteHD.

Grandi Magazzini La Rinascente, Roma 1957-61 (progetto di Franco Albini con Franca Helg) - Credits: Fondazione Franco Albini
Poltrona Margherita, Bonacina 1955 (progetto di Franco Albini con Gino Colombini) - Credits: Fondazione Franco Albini
Metropolitana Milanese, Franco Albini, Franca Helg e Bob Noorda, 1964, banchina stazione Centrale Linea 2 - Credits: Fondazione Franco Albini
Un ritratto di Franco Albini in monatgna - Credits: Fondazione Franco Albini
Un ritratto di Franco Albini e la collaboratrice Franca Helg - Credits: Fondazione Franco Albini
Libreria Veliero, riedizione Cassina "IMaestri" 2011 (prototipo 1940) - Credits: Fondazione Franco Albini
Tavolino Cicognino TN6, riedizione Cassina "IMaestri" 2008 (Poggi 1953) - Credits: Fondazione Franco Albini
Poltroncina Luisa, riedizione Cassina "IMaestri" 2008 (Poggi 1950-55) - Credits: Fondazione Franco Albini
Poltrona Tre Pezzi PL19, riedizione di Cassina "IMaestri" 2008 (Poggi 1959) - Credits: Fondazione Franco Albini
La Fondazione Franco Albini - Credits: Fondazione Franco Albini
Credits: Fondazione Franco Albini
Spettacolo: Il coraggio del proprio tempo - Credits: Fondazione Franco Albini
Mostra: La Sostanza della Forma - Credits: Fondazione Franco Albini
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