Grzegorz Piątek - Credits: Ph. PION Fotografia
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In conversazione con Grzegorz Piątek

Protagonista dell'incontro Re-constructing Warsaw in programma il prossimo 12 dicembre, presso The British School at Rome, all'interno di Meeting Architecture / FRAGMENTS curato da Marina Engel, con una presentazione a cura di Luca Galofaro - l'architetto polacco Grzegorz Piątek lega il proprio nome alla Centrum Architektury, la fondazione di architettura indipendente, di base a Varsavia, che ha contribuito ad istituire nel 2011.

Co-curatore, nel 2008, di Hotel Polonia - The Afterlife of Building - il Padiglione Polonia vincitore del Leone d'oro per la miglior partecipazione nazionale alla Biennale di Venezia - sta concentrando gran parte della sua ricerca proprio sui temi connessi con la storia e l'architettura della capitale del suo Paese. Un luogo, come lui stesso l'ha definita, «capace di aggiornarsi e reinventarsi costantemente» nella quale si «nasconde un desiderio sopito che la spinge da una parte a progredire per rispondere alle esigenze di oggi, e allo stesso tempo, estrapolare alcuni brani e frammenti della storia passata, con cui poter riscrivere la propria tradizione per le generazioni future». 

Devastata dalla Seconda Guerra Mondiale - nel 1945, circa il 70% dei suoi edifici era in macerie - e sottoposta, come l'intera area di appartenenza, alla metamorfosi sociale connessa con il passaggio dal socialismo al capitalismo, Varsavia si colloca oggi nello scacchiere europee come un terreno fecondo, pronto ad accogliere nuovi interventi e sperimentazioni.

Architetto prima, curatore in seguito. Come è avvenuto il passaggio?

Questo non era il piano! All'inizio ho cominciato scrivendo di architettura. Già prima di completare i miei studi, ho compreso che l'interesse per la scrittura era prevelente sulla pratica architettonica. Solo più tardi è arrivata la curatela. Nel 2008, il mio socio - Jarosław Trybus, ndr - ed io abbiamo sentito parlare del concorso legato al padiglione polacco alla Biennale di Venezia. Abbiamo messo insieme una proposta di base nel giro di alcune ore, l'abbiamo presentata e - essendo assolutamente nuovi in quel campo - non ci aspettavamo quanto sarebbe avvenuto. Con nostra grande sorpresa, abbiamo vinto. Non solo, abbiamo ricevuto anche il Leone d'Oro a Venezia per la mostra: è stato persino un po' scioccante, considerando che non avevo avuto molto a che fare con curatela prima di allora.

Un punto di partenza, dopo il quale sono arrivati ulteriori incarichi e riconoscimenti e, nel 2011, anche la Centrum Architektury. Al momento sei a lavoro su un nuovo libro. Cosa puoi anticiparci?

Ho intenzione di raccontare la storia, in parte dimenticata, della ricostruzione di Varsavia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Passeggiando per la città moderna, diamo per scontato che essa esista. Nel 1945, però, il 70% degli edifici giaceva in rovina e l'intera popolazione se era andata o aveva perso la vita. Riportare la città alla vita è stato un miracolo, un miracolo molto ben organizzato.

La Polonia si trova ad affrontare nuove sfide oggi. Secondo uno studio recente, ha un tasso di migrazione negativo. In che modo questo parametro sta influenzando lo sviluppo delle città polacche?

La maggior parte delle nostre città sono destinate a ridurre la popolazione nei prossimi decenni. La migrazione verso l'estero ha un effetto particolare sulle piccole località e sui centri industriali in difficoltà: si stanno spopolando davvero rapidamente, perché i giovani cercano opportunità all'estero o in città più grandi e solide, come Varsavia e Cracovia. In realtà, queste due sono le uniche destinazioni in Polonia che dovrebbero continuare a crescere in futuro. Il costante afflusso di migranti compensa le perdite causate dall'emigrazione e dai bassi tassi di natalità.

In quale direzione sta andando l'identità architettonica di Varsavia?

L'architettura di Varsavia è diventata perfettamente globale nel suo stile. In qualche modo questa era l'ambizione nel periodo di transizione dal comunismo al capitalismo: essere 'normale', finalmente, non differire.

Estendendo l'orizzonte, l'intera Polania sta mutando identità. Quali sono le condizioni in cui operano gli architetti? Sono loro a rimodellare il loro paese, o progetti più importanti sono legati a studi stranieri?

Quando abbiamo aderito all'UE, nel 2004, prevaleva l'aspettativa che le archistar avrebbe "sgomitato" per partecipare ai concorsi relativi ai nuovi grandi progetti, come musei o centri culturali. Invece, abbiamo ottenuto qualcosa di più "eccitante": molti concorsi, anche importanti, sono state vinti da studi meno noti, ma estremamente interessanti. Cito ad esempio gli austriaci Riegler Riewe che hanno costruito il Silesian Museum di Katowice o il duo Barozzi Veiga che ha conquistato il Mies van der Rohe Award 2015 con il Philarmonic Hall di Szczecin. Gli studi stranieri non hanno dominato il mercato e alcuni tra i più interessanti nuovi edifici civili sono opera di progettisti locali. Il mio preferito potrebbe essere il Katowice International Conference Centre di JEMS, realtà di base a Varsavia, molto noti per i  edifici per uffici estremamente raffinati.

Credits: Illustrazione dal catalogo della mostra "Warszawa przyszłości" (Future Warsaw) del 1936: un esempio di una strada non pianificata (a sinistra); e pianificata (a destra)
Credits: CDT Department Store: l’ex edificio CDT durante la demolizione
Credits: CDT Department Store : l’ex edificio CDT nello stato originario
Credits: L'ex municipio di Varsavia prima alla demolizione
Credits: Palazzo Saski, un edificio distrutto dai tedeschi nel 1945
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