Mario Nanni regola gli ingranaggi de La compressione della luce 8a (2016). Nanni è fondatore e anima di Viabizzuno, azienda di lighting design che nasce come espressione della sua filosofia progettuale legata alla luce - Credits: Luigi Fiano
Storytelling

Mario Nanni e la poesia della Luce

Ai margini di quel cuore esagonale che è il centro della città di Bologna, dalle ore 00:01 del trentagennaioduemilasedici, si è accesa una nuova sorgente luminosa per il mondo dell’arte, del design e dell’architettura.

Si chiama Virgola ed è un palazzo settecentesco in cui Mario Nanni ha deciso di stabilire la sua nuova dimora. Virgola, come un segno di punteggiatura nel testo, vuole essere come una piccola pausa che ricorre necessaria per tenere in ordine i pensieri e che apre allo sviluppo della storia di questo designer e imprenditore, che ha deciso di riprendersi il tempo dell’arte.

Mario Nanni è un progettista, che ha dedicato la sua vita alla scoperta della LUCE, in una sorta di continua epifania che, ironia della sorte, è partita proprio da bambino costruendo piccoli presepi luminosi. Crede negli artisti trasversali, che possono avere competenze diverse ed espressioni molteplici in una progettazione totale, nel perfetto bilanciamento artistico tra tecnica ed estetica: «Chi lo dice che un bravo ingegnere non può essere un buon pittore?».

Un autodidatta, uno di quelli che ha sempre scelto le cose che voleva imparare, partendo dalle cose basse e pratiche, senza smettere mai, però, di pensare alle cose alte e teoriche, con l’utopia forte e fatua di «voler diventare più bravo del sole». uno che ha anche sempre avuto l’umiltà di capire da chi poteva imparare, riconoscendolo ogni volta, e sapendosi così trovare straordinari amici maestri e compagni di viaggio; tre tra tutti: AG Fronzoni (maestro della grafica), Gabriele Basilico (maestro della fotografia), Peter Zumthor (maestro dell’architettura).

Un dettaglio di Verso la luce, il blu (2008), opera parietale composita, dedicata alla lampadina a bulbo di Edison - Credits: Luigi Fiano
A sinistra, Il respiro della luce (2013), specchio a parete e filamento luminoso incandescente che si allunga e si accorcia con il ritmo di un lento respiro. A destra, Verso la luce, il rosso (2013), installazione lungo il percorso della dimora, come un tramonto obliquo che solleva l'orizzonte - Credits: Luigi Fiano

Dopo l’esperienza esemplare e ormai consolidata di Viabizzuno, impresa artistica della luce che da più di venti anni ha segnato in modo indelebile il mercato del design e di cui resta il «responsabile del pensiero progettuale», Mario Nanni volta pagina e prende nuovo slancio, investendo (e caricando) tutto su se stesso, sul suo lavoro più libero, personale, artistico. e allora qui, in questo palazzo storico protetto dalle Sovrintendenze ma abbandonato, si è deciso di «ridare luce a ciò che per molto tempo ha vissuto nell’ombra».

Con piccoli interventi architettonici e di riuso – quasi «solo spolverando la meraviglia che già c’è» – si organizzano in queste stanze le nuove attività intorno ai temi della luce, per osservarla, progettarla, raccontarla. Un po’ residenza privata e un po’ residenza d’artista, una galleria espositiva in cui osservare lavori e opere, un laboratorio sperimentale in cui cercare e trovare idee e soluzioni, e una piccola scuola, pensando ai giovani «che credono che la luce artificiale sia solo questione di calcolo...».

È l’abitazione di un ego senza eco, dove Mario Nanni è il capomastro di questa casa-bottega ideale, quasi rinascimentale, nel senso più moderno del termine; è un padrone di casa molto ospitale, che offre il suo piano nobile ai suoi commensali culturali.

E qui, ora, per l’inaugurazione di una nuova stagione, si mettono in scena alcuni lavori significativi, già celebrati o appena nati, distribuiti precisamente nel palazzo che li assimila. al piano alto ci si inserisce in un percorso perimetrale che ruota intorno ad uno spazio centrale, che è diventato un piccolo auditorio, uno spazio per l’incontro. Qui si proiettano memorie di tanti altri lavori prodotti negli anni, che offrono spettacoli notturni e luminosi in vari contesti, urbani e artistici. Una specie di cinema introverso in cui «fare luce attraverso le immagini». Ma non dimentichiamo di essere in una dimora, dove si fa notare l’accoglienza degli interni e la dolce domesticità del pensiero.

Ci sono testi sparsi in librerie e sedute per leggerli, c’è una piccola stanza religiosa con un pianoforte per ascoltare la musica, c’è perfino un inginocchiatoio, forse come estremo luogo della concentrazione. non di meno si nota la presenza di una vecchia sveglia, orologio meccanico che produce il tipico suono – tic tac, tic tac – come un metronomo di labile precisione che scandisce i momenti della giornata. e infine un camino, sempre acceso, che non solo riscalda o illumina, ma diffonde il profumo del fumo.

Una cosa è certa, per Mario Nanni di Bizzuno il lavoro nobilita, e dopo ore di duro impegno è necessario questo luogo per far decantare le idee, vivendo immersi nella seduzione della luce nello spazio.

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