Nel salotto, divani in pelle Kill anni 60, opera a parete di Alexander May, tavolini di Osvaldo Borsani (1949/57), sgabelli di Paul McCobb, lampada di BBPR - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
A sinistra, la cucina; a destra, nel salotto, libreria ML05 (2016) e sofa ML04 (2016) di Massimiliano Locatelli; tavolino di Ico Parisi (1954), poltrone vintage anni 50, lampadario ottone e neon Sole di Locatelli (2017) - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
A sinistra, il terrazzo con vista dell’appartamento. Tavolo (Cai Ban Table, 2013) e sgabelli (Cai Ghe Stool, 2013) sono in marmo bianco statuario realizzati a mano in Vietnam da pezzi unici di materiale e disegnati da Massimiliano Locatelli. Adatti per interno ed esterno, la forma si ispira alle sedute outdoor in plastica. A destra, Massimiliano Locatelli - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
A sinistra, nella camera matrimoniale, tavolino originale dal convento de La Tourette di Le Corbusier, lampada di Charlotte Perriand (1950) e mushroom mask himalayana. A destra, dalla camera da letto si accede al terrazzo della casa. La poltroncina rossa Luisa è di Franco Albini per Cassina (1955/2008), il letto è di Le Corbusier (1951) - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
Storytelling

Massimiliano Locatelli: con lo sguardo all’ingiù

Piazza Velasca, al numero 5. Un indirizzo tra i più conosciuti di Milano quello del “grattacielo con le bretelle”,
la Torre per uffici e residenze progettata all’inizio degli anni Cinquanta da quattro giovani laureati al Politecnico di Milano – in un acronimo BBPR, dalle iniziali dei loro cognomi Banfi, Barbiano di Belgiojoso, Peressutti, Rogers – e costruita tra il 1956 e il 1957. Per Massimiliano Locatelli, architetto e designer, anima creativa dello studio CLS, quell’edificio energico e audace, simbolo di ardore costruttivo e modernità, di innovazione calibrata tra filologia e tecnologia, aveva da sempre un fascino molto speciale: in quella brutale schiettezza ritrovava la sostanza e la verità del disegno, l’essenza della missione responsabile e totalizzante del progettista. Per questo circa un anno fa ha deciso di intrecciare alla Torre la pro
pria storia personale e professionale, restaurandone uno degli appartamenti per farne la sua residenza milanese.

Studi tra Italia e Stati Uniti, grande curiosità per le arti, segno elegante, una spiccata sensibilità per tutti gli aspetti del progetto, Massimiliano. E un intuito non comune nell’ascoltare gli spazi, nel metterne a nudo lo spirito. Così è successo per la sua abitazione in Torre Velasca, in alto tanto da avere le vertigini. È lo spettacolo della città, incorniciata dalle grandi vetrate, dapprincipio a dare una sensazione di smarrimento: luce, cielo, tetti, palazzi, il Duomo così vicino da togliere il fiato; poi è l’architettura stessa degli ambienti a rassicurare la vista, a riallacciare un dialogo di scale tra interno ed esterno attraverso il candore autorevole delle pareti, le quinte perfettamente disegnate, le rigorose prospettive. «Il design d’interni della Torre fu studiato e coordinato dallo stesso Studio BBPR: per questo ho deciso di rispettarne la coerenza e i dettagli preziosi e squisitamente artigianali» spiega Locatelli.

L’impianto spaziale è esattamente quello pensato in origine per via del vincolo cui la Torre Velasca è stata sottoposta dalla Soprintendenza per i Beni Culturali nel 2011. Un lavoro di restauro durato due mesi e mezzo ha restituito l’appartamento agli splendori iniziali. I colori delle pareti sono stati riportati a un off-white originale, il pavimento in parquet di mogano è stato lamato riacquisendo il suo marrone intenso, i fan coil sono stati integrati in cassoni di legno come da disegno originale, gli impianti sono stati ammodernati. La cucina, che non esisteva più, è stata ricostruita con pezzi originali recuperati da appartamenti vuoti. «È di metallo, in un delicato rosa cipria, così l’ho fatta verniciare da un carrozziere e ora è l’unica restaurata in tutta la Torre. Ho aggiunto solo due colonne: una per lavatrice e asciugatrice e una per il frigo, fatte fare come quelle del tempo con profoli in mogano. Il piano cottura e il forno sono invece nuovi». Anche i due bagni sono stati rinnovati, con gli stessi sanitari Montebianco di Pozzi Ginori, la stessa rubinetteria. «Nelle due camere da letto, in soggiorno e negli spazi distribuitivi sono stati restaurati tutti gli elementi nel dettaglio: le cornici in mogano, le armadiature rivestite in legno, le porte, le maniglie Velasca in ottone disegnate da BBPR appositamente per la Torre».

Anche le finestre a ghigliottina, le tapparelle e le veneziane da esterno blu elettrico sono state ripristinate. Del balcone è stata rifatta l’impermeabilizzazione e il rivestimento è stato realizzato con piastrelle blu identiche a quelle di BBPR, prendendole dalla stessa casa di ceramiche che le aveva fatte 60 anni fa e che oggi le ha rimesse in produzione. «Avrei voluto fare la stessa cosa per i pavimenti della cucina e dei bagni, che negli anni 80 erano stati piastrellati con ceramiche colorate in fantasie a ori, ma alla fine ho deciso di coprire le piastrelle posticce con una resina dello stesso colore dell’originale, quindi verde per la cucina e blu per i bagni».

Per l’arredo degli ambienti l’architetto Locatelli ha scelto di mescolare pezzi di design italiano d’autore con sculture e dipinti di artisti internazionali e oggetti da lui stesso disegnati, ricreando un’atmosfera garbata e raffinata e lasciando il più possibile gli ambienti ariosi, per le feste che ama organizzare. «Mi piace aprire la casa agli amici, anche se non c’è un vero tavolo da pranzo; nelle nostre serate si mangia insieme ovunque. È una casa informale, dove però non devono mancare bei piatti e bicchieri e posate eleganti per i pasti. Voglio che la tavola abbia sempre una certa contemporaneità, mi piace che rispetti il momento particolare che si sta celebrando. Ho tantissimi servizi antichi, ereditati o comprati, che combino con quelli che io stesso ho creato. Anche quando sono da solo, amo mangiare bene e godermi il soggiorno. Ma la mia stanza preferita resta la camera da letto: mi piace dormire con la finestra aperta e lasciarmi svegliare dal sole, che nasce proprio su questo lato della casa. Poi durante il giorno vedere come le altre stanze vivono di luce è meraviglioso».

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