Credits: La collezione Matter Made allestita da Studiopepe per la vetrina di Spotti Milano dove i prodotti sono in vendita in esclusiva in Italia
Storytelling

Things that matter: 5 definizioni per un buon design

Che cosa definisce la bontà di un oggetto di design? Come si descrive la qualità quando di tratta di oggetti di arredo? A quali oggetti dovremmo dedicare i nostri investimenti in un mondo sovraffollato?

Lo abbiamo chiesto a uno dei personaggi chiave nella scena del design newyorkese, Jamie Gray, dealer ed editore, capace di accentrare una scena creativa internazionale che include giovani emergenti così come star affermate e che, in circa 25 anni, ha ospitato nel suo showroom Matter – nato nel 2003 - oltre 50 mostre. Cinque anni dopo aver aperto lo spazio, Gray lanciava Matter Made, progetto per lo sviluppo di collezioni in-house realizzate a Brooklyn, note per il minimalismo del design e la ricercatezza delle finiture.

Una piccola selezione di questi pezzi, tratti dalla collezione MMVII presentata in anteprima ad aprile durante il Salone del Mobile, è approdata di recente a Milano in esclusiva da Spotti dove ha debuttato con un allestimento in vetrina creato da Studiopepe, che esalta il minimalismo ricercato dei progetti di Pedro Paolo Venzon, Faye Toogood, Philippe Malouin e dello stesso Matter Made Studio.

Jamie Gray, fondatore di Matter Made

E dire che Gray arriva al mondo del design in seconda battuta. È a Seattle, dove apre un bar dopo aver abbandonato gli studi di economia a Los Angeles, che incontra per la prima volta i classici del modernismo americano: Charles & Ray Eames, George Nelson, Isamu Noguchi, George Nakashima. «Frequentavo i mercatini per allestire il mio locale, ma a un certo punto avevo acquistato così tante cose che non sapevo più dove metterle e cominciai a rivenderle», ricorda. «Mi dissi però che non volevo essere un gallerista di mobili vintage, decisi di iscrivermi a una scuola d’arte e diventare designer». Attratto soprattutto dai materiali si dedica alla scultura, collaborando con diversi artigiani a New York alla fine degli studi. Un amico gli propone allora di aprire un concept store in città: il piano naufraga ma è a quel punto che decide di lanciare invece un negozio di design. È così che nasce Matter.

Dopo aver lavorato con oltre un centinaio di designer, Jamie Gray ha messo a punto il suo "radar" per individuare quel che si possa definire un buon pezzo di design, che per noi ha riassunto in 5 punti:

UNO. Un carattere iconico: ovvero un oggetto che sia in grado di contenere la “signature” del designer e che si relazioni ad altri oggetti dello stesso designer con un certo grado di coerenza estetica. «Penso ad esempio a Faye Toodgood», dice Gray. «Lei oggi è una designer affermata, ma fin da subito ha saputo dare una cartterizzazione chiaramente riconoscibile ai suoi prodotti. Penso ad esempio ai Puffball (la collezione di lampade create per Matter Made e in vendita da Spotti, n.d.r.): l’illuminazione era un campo relativamente nuovo per lei, ma nei quattro pezzi c’è un tratto, una silhouette e un uso dei materiali che rimanda immediatamente al suo universo».

Credits: A sinistra la lampada Room Divider disegnata da Faye Toogood e parte della serie Puffball. A destra Champ Stool di Studio Visibility.

DUE. Un buon pezzo di design non può lasciare indifferente, ma richiede una reazione emotiva. Dunque se un oggetto vi ha emozionato, non vi soffermate troppo sulle considerazioni razionali, avrete ben ragione di comprarlo.

TRE. Un oggetto deve essere rilevante in termini di applicazione, d’impiego e nella sua possibilità di entrare a far parte di un sistema. «Un buon esempio è il sistema di lampade Arca progettato da Philippe Malouin», spiega ancora Gray. «Nasce da una forma semplice che trova applicazione come lampada da tavolo o, rovesciata e moltiplicata, come lampada a sospensione che a sua volta può stratificarsi dando vita a uno chandelier sempre più voluminoso e con diversi livelli».

QUATTRO. Un’altra caratteristica di un buon pezzo di design è quello di essere timeless-senza tempo. «Un esemplare in questo senso è lo sgabello Champ Stool creato dal duo noto come Studio Visibility: un oggetto funzionale, estremamente pratico (è impilabile, n.d.r.) ma allo stesso tempo è gioioso e non si prende troppo sul serio».

CINQUE. L’ultimo tratto rilevante per Jamie Gray dipende più dalla personalità del designer che dall’oggetto in sé. Ed è quel che definisce una buona dose di umiltà, dote che Gray ritiene un elemento di predizione del potenziale successo del lavoro di un designer.

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