Uno scorcio dello studio milanese di Rodolfo Dordoni, architetto, designer e dal 1997 direttore creativo della Minotti di Meda - Credits: Ph. Mattia Balsamini
A sinistra, la poltrona Creed Wood in pelle. Le gambe e il retro dello schienale, sono in multistrato impiallacciato in legno di Sucupira tinto visone, come il tavolino accanto. A destra, i coffee table della serie Aeron creano un gioco di volumi. Alternano diverse misure, colori e materiali sul tema del prisma a base esagonale. - Credits: Ph. Mattia Balsamini
A sinistra, le poltrone Creed Wood e Creed Small. A destra, Rodolfo Dordoni, architetto, designer e direttore creativo di Minotti - Credits: Ph. Mattia Balsamini
Storytelling

Minotti: codice italiano

Ci sono incontri in qualche modo già scritti: danzamenti, matrimoni e partnership professionali che non possono non consolidarsi, tanta è l’affinità che lega le persone. O, a volte, le persone e le aziende. Nel caso della Minotti di Meda, leader nel settore degli imbottiti d’alta gamma che nel tempo si è aperta a una più vasta produzione di mobili a vocazione cosmopolita realizzati secondo la migliore tradizione ebanistica brianzola, il sodalizio con l’architetto Rodolfo Dordoni è nato in uno di quei rari e magici periodi in cui ci s’incrocia al momento giusto per fare qualcosa di unico.

Era il 1997: Dordoni, direttore creativo di Minotti, che oggi distribuisce in una settantina di Paesi con una quota export di circa il novanta per cento e una trentina di flagship store, aveva già maturato una corposa esperienza nella progettazione di divani e sedute, mentre Renato e Roberto Minotti, figli di Alberto che fondò il primo stabilimento nel Dopoguerra, avevano la necessità di ridisegnare i contenuti del brand. «Insieme abbiamo iniziato a pensare a dei nuovi pezzi con un taglio da collezione di haute couture più che da catalogo di design», ricorda Dordoni. In pratica, «Una volta individuato un tema, si lavora dentro uno scenario che non è solo la singola stanza o la casa, ma è un mood più ampio, che evoca uno stile di vita, un’atmosfera. Così abbiamo rivisitato i volumi, i colori, i legni e i metalli per le strutture, le selezioni di tessili e di pelli per i rivestimenti da declinare anche per il contract e l’outdoor, ma sempre avendo come obiettivo un modello di arredamento timeless che fonde il lavoro del designer con quello dell’interior decorator». Il radicale cambio d’orizzonte ha trovato terreno fertile in Minotti, una family company (ora in azienda lavora già la terza generazione) in cui da sempre convivono know-how artigianale, ricerca e sofisticati sistemi industriali.

«La forza innovativa di Minotti risiede proprio nella capacità di conservare e coltivare la sua matrice produttiva originale come se fosse un codice interno: un metodo collaudato, e già per sua natura altamente sartoriale, che costituisce l’identità intrinseca di ogni prodotto», sottolinea il direttore creativo. Secondo questa visione dinamica e trasversale, i best seller come il divano Hamilton del 2004 possono abbinarsi ai più recenti sistemi Yang e Seymour e alle nuove sedute della serie Creed che fondono un sofisticato gusto minimal con finiture d’avanguardia, in un gioco di assonanze estetiche del tutto svincolato dai fin troppo ovvi condizionamenti delle mode e delle tendenze. «Per effetto della globalizzazione stiamo vivendo una profonda mutazione del concetto di made in Italy», fa notare Dordoni. «Per fortuna, noi italiani siamo come le lucertole, abituati da secoli a rigenerare code in continuazione e a superare i momenti critici con ingegno e passione. Se fino a ieri gli oggetti del desiderio erano la singola poltrona, la sedia, il letto o la lampada creati in Italia, oggi il segno dell’italianità risiede nella capacità di raccontare un mondo. È un talento che non s’improvvisa, perché nasce su specifiche basi storiche e culturali. E in questo, per ora, nessuno ci può superare».

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