Mirko Borsche - Credits: Ph. Gerhardt Kellermann
A sinistra, il terrazzo dello studio, in un edificio nel quartiere monachese di Au, in origine sobborgo operaio fuori dalle mura della città vecchia, oggi tran- quilla area residenziale. I locali erano un tempo adibiti a tintoria. A destra, Borsche al lavoro con i collaboratori. Le postazioni sono mobili, poiché fino a qualche anno fa lo studio fungeva anche da abitazione per il designer e il grande tavolo ospitava la sera le cene con gli amici. Sedute Chassis di Stefan Diez per Wilkhahn. - Credits: Ph. Gerhardt Kellermann
A sinistra, dedicato a politica, moda, arte, design, musica e letteratura, il pluripremiato magazine diretto da Christoph Amend è il supplemento del prestigioso settimanale Die Zeit. Dal 2007 Mirko Borsche ricopre la posizione di Creative Director e da allora ha ridisegnato il logo tre volte, rinnovandone costantemente l’intero layout e contribuendo al tono editoriale. A destra, veduta dal soppalco dello studio: Mirko Borsche è ritratto sul divano dove spesso siede il lunedì nelle due ore di riunione telefonica con Die Zeit. Il lampadario è un’opera dell’artista Björn Dahlem (Orbits of High Velocity Stars, 2014). - Credits: Ph. Gerhardt Kellermann
A sinistra, nel sottoscala del soppalco, l’archivio dei poster, tra cui quelli per la Bayerische Staatsoper, diventati veri e propri oggetti da collezione. A destra, modello in stampa 3D di un progetto in collaborazione con Gerhardt Kellermann e Ana Relvão dello studio RelvãoKellermann, di base a Monaco. - Credits: Ph. Gerhardt Kellermann
Bayerische Staatsoper - Con 350 anni di storia, affacciata su Max Joseph Platz, l’Opera di Stato della Baviera è uno dei teatri più importanti al mondo e ospita spettacoli operistici, balletto e orchestra sinfonica. Bureau Mirko Borsche ne firma poster, libretti e il corporate magazine Max Joseph. Tutti diversi tra loro ma con uno stringente fil rouge: i contenuti della rappresentazione si riflettono nell’output grafico. - Credits: Ph. Gerhardt Kellermann
Storytelling

In conversazione con Mirko Borsche, graphic designer e art director

In un mezzogiorno di tarda primavera Mirko Borsche, occhi di ghiaccio e modi per niente freddi, siede al ristorante italiano vicino allo studio dove ordina spaghetti “alla Calabrese”. Qui, a Monaco di Baviera, vengono con sugo di pomodoro e salame piccante: caso tipico  di “lost in translation”, al pari dell’apparecchiamento. «Corrisponde all’idea che la moglie bavarese si è fatta sul luogo d’origine del marito», azzarda lui. Borsche ha stabilito la sua fama di direttore creativo attraverso il pluripremiato settimanale tedesco Die Zeit e il suo supplemento Zeit Magazin, con cui collabora da 10 anni; è anche responsabile del look di diversi periodici di nicchia – tra i quali Kaleidoscope, Spike e Super Paper; autore di campagne pubblicitarie per Nike, del sito di Balenciaga e della comunicazione visiva della Bayerische Staatsoper. «Mi piace Mirko per com’è. Intelligente, ispirato e divertente; qualità che si percepiscono lavorandoci assieme», ha dichiarato il suo celebre concittadino Konstantin Grcic. E Borsche, sul marciapiede di ritorno all’ufficio, estrae il telefonino e mostra una foto del curioso chandelier che il designer ha realizzato appositamente per lui e ora pende nella sala da pranzo di casa; poi, con una deviazione di neanche 5 minuti, ci conduce alle sponde del fiume dove alcune persone si godono la giornata scintillante e nel quale ha l’abitudine bagnarsi, clima permettendo, durante la pausa pranzo. «Natura, buon cibo, quiete e qualità della vita sono le ragioni per cui non me ne sono mai andato».

Nato nel pittoresco comune di Tegernsee, 46 anni fa, il nostro è cresciuto a Monaco e c’è tornato dopo gli studi alla Kingston University di Londra. È in buona compagnia, la scena creativa monachese prospera, e in tempi recenti il design ha rubato il palco alla musica tecno. Ed eccoci allo studio in un ex quartiere operaio – dislocato su due livelli al primo piano di un edificio giallo pallido: quello superiore a acciato su un terrazzo accessoriato di sedia a dondolo e necessaire per il barbecue, quello inferiore con una parete tempestata di maquette delle riviste in lavorazione. Tutto è nitido – ogni cosa è incasellata e archiviata in grandi contenitori numerati – come una grande pagina bianca su cui far scorrere idee. All’ingresso è incisa su una lapide in marmo la scritta “Bureau Mirko Borsche”, o qualcosa di simile, scarabocchiata dal più piccolo dei suoi due gli (di 10 e 18 anni): «Kids are cool», sentenzia. Probabilmente “cool” è anche il termine più spesso associato alla sua produzione, che altrimenti definiremmo un fraseggio audace e a volte minimalista, sempre moderno ma mai prevedibile, perché della versatilità ha fatto il suo punto di forza: «I progetti nascono parlando con i clienti, passo molto tempo con loro per coglierne le aspettative».

Quando negli anni 90 era impiegato nella pubblicità, le cose andavano nel verso opposto: «Si sviluppava per mesi chiusi in agenzia un concept che infine magari veniva rifiutato». Ma erano altri tempi, concede: «Un po’ come in Mad Men – la serie tv – giorni selvaggi». Borsche ha messo alla porta i brainstorming («Una perdita di tempo») e altre pose da era del marketing: «Non ti devo convincere di niente, bisogna trovare il contenuto realmente più soddisfacente» riattacca. «Altrimenti è come se tu venissi da me a comprarti un abito e io ti facessi credere che il verde ti sta benissimo. Alla fine lo prendi, però cosa succede? Che non lo metti e nel mio negozio non ci torni più». Racconta che con le istituzioni più tradizionali, come Die Zeit e l’Opera, la missione è traghettarne la storia nei tempi moderni. Per la rappresentazione del drammatico Der Ring des Nibelungen di Richard Wagner, nel 2012, fece ricoprire il timpano del Teatro Nazionale con un funesto fregio in bianco e nero di dèi acefali e Pegaso in stato di shock e, mentre nella pièce le fiamme si propagavano n nel Walhalla, persino la facciata su Max Joseph Platz sembrava prender fuoco; e quanti frisson tra i passanti! «Ho accolto la chiamata dell’Opera stupito e grato: fin da ragazzo quando passavo le notti per strada a far graffiti ho ammirato i poster di Pierre Mendell che pubblicizzavano gli spettacoli operistici». Mendell, considerato uno dei più grandi designer grafici al mondo, morì settantanovenne a Monaco nel 2008. Deve esserci un genius loci. «Mi piace qui», ribadisce. «Al bar la gente è più interessata alla soubrette vista la sera prima in tv che alla mia ultima invenzione tipografica. Per farmi venire buone idee ho bisogno di questo, di normalità. Di vita vera. Il resto, in fondo, è solo graphic design».

Products
Alessi rende omaggio a Ettore Sottsass
Products
Polaroid Originals: il ritorno della fotografia istantanea
You may also like
Luci d’artista sul grattacielo Intesa Sanpaolo a Torino

Luci d’artista sul grattacielo Intesa Sanpaolo a Torino

L’edificio progettato da Renzo Piano si illumina grazie all’installazione dinamica dello studio Migliore+Servetto Architects
Una partita a tennis, in chiesa

Una partita a tennis, in chiesa

L’artista newyorkese Asad Raza ha trasformato gli spazi dell'ex chiesa di San Paolo Converso in un campo da tennis a tutti gli effetti
L’Etna a Milano

L’Etna a Milano

L’artista e compositore israeliano Yuval Avital ci invita a scoprire la magia del vulcano siciliano. Fino al 10 dicembre presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano
Hi Pedini, la cucina intelligente che dialoga con le persone

Hi Pedini, la cucina intelligente che dialoga con le persone

Non è fantascienza, ma la nuova cucina nata dalla sinergia tra l’azienda marchigiana e Microsoft, con la collaborazione di IoMote
Snackshot! Accessori per la tavola di design

Snackshot! Accessori per la tavola di design

Una carrellata di idee per impreziosire la tavola. Da scoprire nel servizio di Massimo Novaresi con il set e food design di Codecasa e Alquati
Il nuovo flagship store ARAN Cucine a Milano

Il nuovo flagship store ARAN Cucine a Milano

Nell’area di Porta Nuova, uno spazio di 900 metri quadri sviluppato su tre livelli interamente dedicati al mondo della cucina