Il dock dei tessuti e dei pellami - Credits: Ph. Marco Cappelletti
La poltrona D.153.1, disegnata da Gio Ponti nel 1953, rieditata da Molteni&C con un nuovo rivestimento in tessuto Kvadrat, firmato da Raf Simons - Credits: Ph. Marco Cappelletti
Un momento di lavoro nel polo produttivo di Giussano. Oggi il Gruppo esporta in più di 80 Paesi nel mondo - Credits: Ph. Marco Cappelletti
Storytelling

Molteni: smart factory

«La qualità è la nostra magnifica ossessione». Con la grinta e l’entusiasmo che da sempre contraddistinguono le donne della sua famiglia, Giulia Molteni ripercorre i primi passi eroici dell’azienda di Giussano che porta da generazioni il suo cognome, una storia d’eccellenza iniziata nel lontano 1934 nel cuore del futuro distretto brianzolo del mobile. «Molteni nasce da un sogno dei nostri nonni Angelo e Giuseppina, che già nel Dopoguerra sono riusciti a creare una delle prime realtà industriali del nostro settore», racconta Giulia, responsabile marketing e comunicazione all’interno di un gruppo che conta oltre 800 dipendenti, 4 siti produttivi in Italia (più uno per il contract), 120 linee di prodotto, 4 centri di R&S, e che ogni anno investe in ricerca il 5% del fatturato.

Dall’avvio dell’impresa artigianale, tante cose sono cambiate: «La produzione, ora gestita secondo le regole di una smart factory, ossia una fabbrica intelligente, essibile e pronta a seguire le evoluzioni del costume e del mercato. La distribuzione, oggi internazionale. La capacità d’innovazione, il fil rouge che ci ha resi testimoni del made in Italy in oltre 80 Paesi». Molteni, che è ancora fra le poche aziende italiane a garantire il ciclo integrale di produzione, ha di fatto contribuito alla crescita di uno fra i più importanti incubatori industriali italiani, la Brianza. «Oggi siamo otto nipoti, di cui cinque attivi nelle varie aziende del Gruppo - Molteni&C per la casa, Dada per le cucine, Unifor e Citterio per l’ufficio - e siamo fieri di aver avuto un nonno che ha partecipato alla fondazione del primo Salone del Mobile, nel 1961, quando la nostra era fra le prime aziende italiane ad essersi avventurata nel mondo del design». Un atto di coraggio, certo. Che è stato premiante.

Nel 1955 debuttano i primi arredi ispirati al gusto scandinavo, nel 1968 Luca Meda diventa art director, dagli anni 70 parte l’attività contract e si moltiplicano le collaborazioni con i fuoriclasse dell’architettura e del design, tra cui ben sei premi Pritzker (Aldo Rossi, Jean Nouvel, Álvaro Siza, Herzog & de Meuron, Renzo Piano e Norman Foster) e in tempi più recenti progettisti del calibro di Patricia Urquiola, Jasper Morrison (autore a Giussano, insieme allo Studio Cerri & Associati, del nuovo Museo del Gruppo) e giovani come l’israeliano Ron Gilad, che sempre nel quartier generale dell’azienda ha firmato il Glass Cube: un’enorme “scatola” di vetro che racchiude 400 metri quadrati di spazio espositivo.

Dal 2012, con la direzione artistica dello Studio Cerri & Associati e il contributo di Gio Ponti Archives, Molteni&C ha avviato la riedizione degli arredi del maestro del 900. È nata così Heritage Collection, «Una collezione che riporta alla luce un patrimonio creativo che si è rivelato fortemente contemporaneo e che rischiava di andare perduto», sottolinea Giulia. Pezzi unici, disegnati per concorsi o per progetti speciali, rmati Werner Blaser, Yashuhiko Itoh, Afra e Tobia Scarpa e Gio Ponti, ora rivivono in serie e in edizione numerata. «L’ultimo esempio della nostra capacità  di sperimentare è la collaborazione con Kvadrat in occasione del London Design Festival», spiega Molteni. «Ne sono nate un’installazione concepita da Vincent Van Duysen con un focus sulla linea dedicata a Gio Ponti, e un sistema di screen presentato a Brompton, di fronte al Victoria & Albert Museum, che dal primo semestre 2018 diventerà un agship store dei marchi Molteni&C e Dada. In quest’occasione è stato anche proiettato per la prima volta nel Regno Unito il documentario Amare Gio Ponti, dedicato alla vita del celebre architetto milanese. E grazie anche alla forte affinità fra il direttore creativo Van Duysen e lo stilista Raf Simons, entrambi di nazionalità belga e molto legati ad Anversa, sono stati selezionati per i nuovi rivestimenti alcuni tessuti del catalogo che, in base alle indicazioni degli eredi dei Gio Ponti Archives, si sono rivelati in perfetta sintonia con lo spirito del maestro».

Places
Un rifugio in legno e vetro, nella Norvegia del Nord
Products
Carta da parati brutalista
You may also like
Duddell’s, un nuovo ristorante da scoprire a Londra

Duddell’s, un nuovo ristorante da scoprire a Londra

Nasce sulle ceneri della storica Grade II-listed St Thomas Church, a due passi dal London Bridge, tra buona cucina e opere d’arte contemporanea
Francesco Igory Deiana: cronache dell

Francesco Igory Deiana: cronache dell'altro mondo

Un artista Italiano amante dell’architettura brutalista e del surf ha trovato casa a Los Angeles, dove vive e lavora in più di mille metri quadrati. Sperimentali
Sette progetti Alessi premiati con il Good Design Award 2017


Sette progetti Alessi premiati con il Good Design Award 2017


Dalla collezione Alessi Circus dell’olandese Marcel Wanders fino ad arrivare alla grattugia Forma dell’iraniana Zaha Hadid
Il caos secondo il duo creativo Mathery
 Studio

Il caos secondo il duo creativo Mathery
 Studio

A Milano, terzo ed ultimo appuntamento espositivo dedicato al tema della dimensione contemporanea. Mercoledì 31 gennaio presso The Box
Da vecchio garage a ristorante, a Tel Aviv

Da vecchio garage a ristorante, a Tel Aviv

Ecco Mansura Restaurant, un progetto del duo creativo al femminile This is IT in equilibrio tra antico contemporaneo
Le 999 domande di Stefano Mirti

Le 999 domande di Stefano Mirti

Intervista al curatore della mostra "999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo" in scena alla Triennale di Milano