Pepi Marchetti Franchi - Credits: Ph. M3studio
Gagosian, Roma
Gagosian, Roma
Gagosian, Roma
Gagosian, Roma
Andreas Gursky - Credits: Ph. Dominik Asbach
Gursky Bangkok V, 2011, Gagosian
Gursky Bangkok IV, 2011, Gagosian
Gursky Bangkok II, 2011, Gagosian
Storytelling

Pepi Marchetti Franchi: da dieci anni alla direzione di Gagosian Roma

Se sempre più spesso le gallerie d’arte si accentrano a Milano, Gagosian resta fedele alla città eterna, dove dieci anni fa ha aperto la sua prima sede in Italia. Un progetto ambizioso che affianca talenti emergenti ai grandi nomi dell’arte internazionale. Pepi Marchetti Franchi, direttrice della galleria dalla sua apertura a Roma, ne ripercorre il percorso.

L’occasione di quest’intervista sono i dieci anni della galleria Gagosian a Roma della quale lei è direttrice. Il percorso che la vede qui oggi a testimoniare 46 mostre è lungo e comincia prima della galleria romana, con una laurea in Storia dell’Arte e l’esperienza al Guggenheim poi. Le andrebbe di ripercorrere brevemente le tappe principali del suo percorso di formazione e professionale?

Mi sono laureata in Storia dell’Arte all’Università di Roma La Sapienza con una tesi di laurea sull’arte americana dell’800. Grazie a questa specializzazione, abbastanza inusuale specie all’epoca, sono entrata in contatto con la realtà accademica negli Stati Uniti dove ho potuto usufruire di una borsa di studio presso il Museum of Fine Arts di Boston. Mi sono quindi iscritta a un Master in arts administration presso la New York University, un corso di studi che prevedeva molte ore di tirocinio pratico. Fu proprio a seguito di uno di questi stage che mi fu offerto un posto al Guggenheim dove poi sono rimasta 9 anni. 

Il passaggio da un’istituzione come il Guggenheim a una, seppur grande, galleria privata è indubbio. In che modo è cambiato il suo approccio al lavoro e come definirebbe le principali missioni di uno e dell’altro?

Le due realtà sono ovviamente molto diverse ma hanno sfere d’azione più vicine di quanto si pensi. La galleria d’arte, almeno quella che come la nostra ruota intorno a una scuderia molto impegnativa, è soprattutto un luogo che accompagna e supporta l’artista nello sviluppo del suo lavoro e del suo percorso. In quest’ottica i rapporti con i musei sono spesso strettissimi. Il mercato è solo uno degli aspetti di cui una galleria si occupa.

Com’è stato il passaggio da New York a Roma? Le due città sono molto diverse tra loro, quali sono le peculiarità che ha riscontrato in merito al suo lavoro?

Non potrebbero essere due città più diverse, una proiettata verso il futuro l’altra con una forte eredità legata al passato che la rende però unica. È proprio questo carattere e il fascino che Roma esercita sugli artisti che ha spinto Larry Gagosian a intraprendere quest’avventura.

Nel corso degli anni la città di Roma ha reagito diversamente alla programmazione della galleria e alla sua presenza?

In città abbiamo riscontrato un grandissimo interesse per il contemporaneo – ancora oggi dopo dieci anni non è raro che qualcuno ci chieda quanto costi il biglietto d’ingresso!

Com’è il suo rapporto personale con l’arte?

La mia professione nasce da una passione. Il mio tempo libero è pieno di visite a mostre e monumenti – un’ossessione! La bellezza è un canone personale e relativo. Personalmente ne sono senz’altro attratta ma credo che l’arte possa sentirsi anche libera dall’inseguirla.

Come vede il rapporto tra arte e design?

È un tema molto contemporaneo talvolta esplorato anche dalla nostra galleria in collaborazioni con designer e architetti come Jean Nouvel, Frank Gehry o Mark Newson. In alcune occasioni sono gli artisti a divertirsi in questa direzione, penso ai mobili di Franz West o ai tavoli di Urs Fischer.

La mostra in corso dedicata ad Andreas Gursky fa il punto sulla fotografia contemporanea. Ci racconti com’è nata l’idea di questo progetto e dell’interesse dell’artista ad avvicinare formalmente il mezzo fotografico che gli è proprio a quello pittorico…

Andreas è uno dei grandi talenti presenti nella nostra scuderia. Gursky ha cambiato per sempre l’identità di questo medium. Era molto tempo che volevo portarlo in Italia dove il suo lavoro si è visto raramente. Una sua grande retrospettiva si apre a Londra a gennaio alla Hayward Gallery curata da Ralph Rugoff fresco di nomina alla Biennale di Venezia 2019.  

Com’è evoluta la sua programmazione nel corso di questi anni e come definirebbe oggi la galleria che dirige, anche in relazione alle altre sedi Gagosian nel mondo? Uno sguardo al futuro?

In questi ultimi anni dopo aver lasciato il palcoscenico ai big dell’arte contemporanea, abbiamo potuto dare un po’ di spazio a talenti più emergenti: penso alle mostre di Piero Golia e Davide Balula per esempio. Continueremo con questa alternanza. Dopo Gursky aspettiamo Shio Kusaka, straordinaria giovane artista giapponese di base a Los Angeles il cui lavoro usa sapientemente la ceramica.

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