Una panoramica della fabbrica dove vengono realizzati i componenti del modello 3008. Qui si alternano le fasi di realizzazione industriale a quelle di controllo manuale dei singoli pezzi - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
A sinistra, un angolo particolare della fabbrica di Sochaux: si tratta del “servizio qualità” dove si lavora con attenzione maniacale sulla mitica “coupe franche”. A destra, un’immagine dello stoccaggio dei passaruota. Una volta realizzati, vengono messi qui in attesa di essere poi inseriti nel telaio. - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
3008, il nuovo Suv di Peugeot - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
Storytelling

Blow up: 3008

Jérome Hozjan (21 anni già trascorsi qui nell’impianto storico di Peugeot, a Sochaux) è così fiero del suo lavoro: «Meglio non rivelare tutto – dice sottovoce - altrimenti dove finisce la magia?». È il responsabile del team che si occupa della mitica “coupe franche”, un bicolore molto particolare, dove un taglio secco divide le due tonalità, rendendo la 3008 Gt particolarmente aggressiva. Hozjan e i suoi lavorano in una sorta di antro, persi in questa fabbrica, che è una città a sé, sospesa tra Sochaux e la vicina Montbéliard, così lontane da Parigi, al confine con la Svizzera. Un altro mondo.

La famiglia Peugeot, che ancora oggi detiene una parte del capitale del gruppo Psa, protestanti schivi, originari di queste colline ondulate, costruirono qui il loro primo stabilimento, nel 1912. Oggi ci lavorano più di 10mila persone. Gli operai si succedono alle catene di montaggio su tre turni al giorno, 24 ore su 24. Ma ormai, da settembre, altri mille sono stati assunti, perché bisogna produrre pure il fine settimana. La ragione sta tutta in quel numero: 3008, il nuovo Suv di Peugeot, commercializzato in Francia dall’ottobre 2016 e poi, progressivamente, altrove.

Il successo della 3008 è andato al di là di ogni previsione. L’attesa per i clienti si prolunga fino ai sei mesi. Psa ha scommesso su un Suv elegante, per scongiurare le derive “tamarre” che hanno caratterizzato troppo a lungo il genere. E ha vinto: a Sochaux, dove il ricordo della crisi era così vivo (nel 2014 lo Stato francese, con i cinesi di Dongfeng, fu costretto a entrare nel capitale di Psa, per salvare il gigante), la 3008 è vissuta come un miracolo. Il design della nuova vettura è stato studiato al centro stile di Vélizy, vicino a Parigi, e in contemporanea in unità simili del gruppo a San Paolo, in Brasile, e a Shanghai. Ma è qui che il miracolo si concretizza. Sì, miracolo a Sochaux.

Jérome e i suoi colleghi ne sono orgogliosi. S’immagina l’industria automobilistica completamente automatizzata, ma il loro lavoro sulla “coupe franche” è artigianale. Bisogna smontare le portiere e stare molto attenti nel collocare le nuove vernici. Far asciugare, aspettare: sembra un’officina di provincia. Ma ritorniamo indietro, perché a Sochaux si parte proprio dalle lamiere. Le presse danno loro forma. Si raccolgono i componenti e si procede poi all’assemblaggio del telaio. I bracci arancioni dei robot si muovono cadenzati: è il balletto delle saldature, tra getti di scintille. Carrelli rossi telecomandati trasportano i pezzi, disposti al posto giusto dagli operai. Altri controllano sui display che la progressiva fabbricazione della scocca proceda bene. È tutta una questione di colori. «A colpo d’occhio si capisce: dev’essere tutto verde», spiega Eric Gourmelon, guardando lo schermo. Poi si passa alla fase più delicata: “vestire” la scocca per arrivare davvero alla 3008. Il telaio scorre su un tapis roulant. E gli operai si inseriscono rapidi ad aggiungere un pezzo alla volta. «Ognuno compie fra le dieci e le venti operazioni e lo ripete almeno 350 volte al giorno», osserva Julien Tournoux, che in fabbrica si occupa della comunicazione. Talvolta l’operazione è una sola, se particolarmente impegnativa, come collocare le guarnizioni alle portiere. Prima di arrivare alla fine, trascorreranno almeno sette ore. Uno dei momenti più delicati è quando s’inseriscono il cruscotto e tutta la plancia, quell’i-cockpit ideato da Peugeot, con un volante più piccolo e più basso e la strumentazione più facile da vedere. Altra tappa fondamentale, l’arrivo del motore, che scivola da sotto, sollevato dai robot, ma ci vogliono poi mani umane esperte per i dettagli.

Una donna controlla con uno strumento, se l’ingombro fra il parabrezza e il telaio è giusto. «Il 20% dei dipendenti del sito è rappresentato da donne – conclude Tournoux – ma al controllo qualità la quota sale al 50%». Perché bisogna essere precisi, attenti. È la parte finale. A un certo momento fasci di luce abbaglianti, in un’atmosfera surreale, avvolgono la 3008 pronta all’uso. E gli operai (sopratutto le operaie) ci girano intorno, in un silenzio assorto, a caccia della minima imperfezione sulla carrozzeria. Seguono prove in un tunnel chiuso, con il veicolo in preda a una pioggia artificiale. Poi fino a 130 km all’ora su un tapis roulant. Le auto si allineano infine sui piazzali. E in certi casi sono portate via su un treno, che penetra fin dentro la fabbrica, in un hangar che fa tanto rivoluzione industriale. Perché tra automazione e artigianato di qualità, a Sochaux non sai mai dove, quando sei.

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