Christoph Brach e Daniera ter Haar nel loro living room con una Slow Chair. Il tappeto è un loro prototipo per Nanimarquina mai entrato in produzione - Credits: Ph. Gianni Basso / Vega MG
A sinistra, in studio, l’archivio campioni. A destra, la cucina della casa, disegnata dallo Studio Mieke Meijer con una selezione di materiali: marmo, linoleum, multistrato, acciaio - Credits: Ph. Gianni Basso / Vega MG
Vista dalla zona living al primo piano dello studio. Sulla destra, una tenda in rosa Tinctorial Textiles (2013), progetto di ricerca sui pigmenti naturali che i designer hanno sviluppato con Ecological Textiles. Sono 13 pannelli in lana semi-trasparente colorati con tinture organiche che, se sovrapposti, danno origine a originali nuance - Credits: Ph. Gianni Basso / Vega MG
La zona studio della coppia si sviluppa tra il piano terra (sala riunioni e mini kitchen) e l’interrato (zona computer e archivio); al primo piano dello stesso edificio si trova la loro abitazione. La zona riunioni coincide con lo spazio per i pranzi di lavoro. A sinistra, la libreria, che contiene progetti, campioni di materiali, libri e nastri raccolti in scatole di cartone - Credits: Ph. Gianni Basso / Vega MG
A sinistra, Christoph alla sua postazione. La giornata per i designer si articola tra lavoro al computer, ricerca sui campioni di materiali ed elaborazione di prototipi in studio. A destra, la stampa sulla libreria in studio si intitola Temporary Trees, ed è un progetto sviluppato nel 2011 con Maarten Kolk e Guus Kusters, designer e curatori a Eindhoven - Credits: Ph. Gianni Basso / Vega MG
Storytelling

Raw Color, in equilibrio tra fotografia, grafica e materia

Uno dei lavori più incisivi dello studio tedesco-olandese Raw Color sono alcune fotografie di vegetali tagliati in sezione come fossero un grafico basato sulle percentuali, dove a ogni porzione corrisponde un ortaggio o
un frutto differenti. Utilizzando la stessa immagine per descrivere il loro lavoro, dovremmo figurarci l’intersezione di tre vegetali in parti uguali, ma molto diverse per texture e conformazione. Questo perché il loro lavoro
è una triangolazione esatta di tre elementi in equilibrio: fotografia, grafica, materia. Spesso la materia per loro coincide con il colore, in quanto punto d’incontro delle discipline del progetto, ma anche come emblema di molteplicità e variazione.

Christoph Brach e Daniera ter Haar fondano il loro studio nel 2007 e oggi vivono e lavorano in una costruzione industriale recentemente ristrutturata da Piet Hein Eek a Eindhoven, dove si sono incontrati studiando alla Design Academy, di cui sono docenti. Nella loro casa, dominata da una struttura basica come perfetto contenitore di palette e studi cromatici, parlano di cosa significhi lavorare mescolando di continuo conoscenze e campi di applicazione. La loro forza è proprio in questo: quando fanno progetti di grafica li immaginano da designer e fotografi; quando progettano oggetti, è il loro occhio grafico e materico a guidarli. Il colore è per loro un «Medium per mettere in risalto qualità e aspetti della materia», come spiega Daniera. Ma presto emergono due altri elementi-chiave del loro codice: tattilità e movimento. Tattilità perché, più della sinestesia audio-visiva di Kandinskij, qui è quella tattile-visiva a dominare. «Lo stesso colore assume caratteri completamente diversi se intride un elemento ruvido o liscio, poroso o scivoloso», prosegue la designer. Poi srotola uno dei tessuti che compongono la Index Collection: è una specie di graficizzazione dell’incontro tra due colori indicizzati che si fondono procedendo in percentuali crescenti. La sintesi non è solo addizione di parti, ma generazione di movimento che anima un colore vivo, dinamico, vibratile. Così la parte scientifica e quella spirituale del colore finalmente si completano. Per questo a volte i Raw Color ricorrono al linguaggio installativo, in modo da creare un’interazione diretta con l’utente che entra a far parte del loro processo di ricerca. Come è accaduto con Chromatology, progetto del 2015 dove macchine tritadocumenti creavano una pioggia di particelle colorate, come in una sorta di puntinismo/divisionismo da terzo millennio. Riprodurre tecniche pittoriche di altri tempi non sarebbe che banale emulazione o citazione sterile; i Raw Color, al contrario, indagano l’inesauribile potenza del colore con i mezzi del proprio tempo. E così accade che ventilatori con spicchi di diversi colori diano vita a un inedito paesaggio arti ciale (The Fans, 2014); o che un orologio (Graphic Time, 2016), formato da layer di molteplici formati grafici e cromatici, generi un tempo mutevole in cui continuità o singoli attimi sono solo alcune delle infinte possibilità del suo scorrere incessante.

I designer raccontano spesso del loro impegno per portare il colore naturale nell’industria: «È una grande sfida, perché il mercato richiede colori stabili e immutabili, mentre quello naturale è vivo e dinamico grazie a variazioni e ossidazioni. Per accettare tutto questo nel nostro rapporto con gli oggetti (e il corpo) manca la cultura dell’invecchiamento». Ma i Raw Color sanno aspettare e dare tempo al tempo. Così a volte realizzano campionari “naturali” e altre volte, per sostituire il dinamismo dell’invecchiamento naturale, giocano sul passaggio da un pigmento arti ciale all’altro. Il tutto richiede un’impressionante quantità di prove e riprove, che vengono conservate con cura in scatole di cartone quale testimonianza del divenire processuale.

Alla fine dell’incontro, alla domanda su chi considerino i pionieri di questo modo di lavorare nel mondo del design, la loro risposta ricade sugli Eames e non poteva apparire più logica: è la coppia creativa che più di ogni altro predecessore ha saputo mescolare media, generi, modalità di sviluppo del progetto, attingendo a gra ca, installazione, fotogra a. Anche Chris e Daniera si muovono con disinvoltura tra art direction, immagine coordinata e prodotto, per il marchio Arco per esempio, proseguendo una modalità inaugurata dagli Eames per la Miller negli anni 50. E allora anche quelle scatole di cartone ricordano gli splendidi archivi dell’Eames Office, dove Ray annotava come beni preziosi campioni di tessuto, carta, ori essiccati, cartoline. Oggi come allora, tutti instancabili indagatori dell’inafferrabile segreto del colore e della materia di cui ogni progetto è sempre e solo il tentativo di un’interpretazione: una risposta temporanea che ha valore no alla domanda successiva.

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