Credits: Ph. Daniel Riera - Fashion director David St John-James
Storytelling

Raw Edges: la coppia del design sperimentale

Se si cercava il punto d’equilibrio tra l’universo dei makers e la cultura del design, eccolo qui: si chiama Raw Edges.

Che poi è il nome collettivo sotto il quale agiscono per lo più indisturbati un uomo e una donna, marito e moglie nella vita e chiodo e martello nel lavoro, due israeliani trapiantati a Londra dove sperimentano, segano e tagliano con spirito guerriero e decisamente “cazzomène”, nonostante il successo crescente e i lavori commissionati da nomi come Swarovski, Cappellini, Moroso, Louis Vuitton.

«Ci interessa il processo d’invenzione, quasi più del risultato finale», dice lui, che si chiama Shay Alkalay, quarant’anni a maggio. «Non ragioniamo mai in termini di funzionalità, piuttosto pensiamo in termini di “azione”: meglio un po’ di colore in più, e un po’ di comodità in meno», spiega Yael Mer, che i quaranta invece li compirà a luglio.

Coerentemente, si sono inventati Herringbones, processo d’impressione colorata su legno basato su un approccio prettamente empirico, da bottega artigiana, da kindergarten steineriano: «Prendiamo gli oggetti e li intingiamo in vasche di colore, con angolazione di 45 gradi, dal più chiaro al più scuro», raccontano, coi vestiti pieni di trucioli di legno, quando li incontriamo durante lo scorso Salone del Mobile allo Spazio Sanremo di Milano, nel pieno allestimento della loro mostra.

S’esprimono sempre così: “Noi”. E persino il logo di Raw Edges è formato dai loro nomi, indissolubilmente intrecciati. Chiacchierando scalzi su un tappetto da loro progettato, noi, limando limando, abbiamo provato a districarli un po’.

Quanto siete complementari nella vita e nel lavoro: siete una mela o due mezze mele?

SA Due mezzi avocado, direi.

YM Esatto, due mezzi avocado. Abbiamo calcolato che ne compriamo almeno seicento l’anno, dal fruttivendolo sotto lo studio. Se tenessimo i noccioli, potrebbe venirne fuori un’opera stupenda.
SA Ci nutriamo praticamente solo di quello.

YM I nostri amici ci prendono in giro. Chiamano le nostre insalate “The usual”.

A parte in cucina, chi ha la fantasia più libera,tra voi?

SA Lei di sicuro. Le idee le cadono addosso, letteralmente.
YM Poi però tu arrivi, e affili.

SA Inizio a fare domande: perché è rilevante per noi? Perché è interessante? Perché mai dovremmo farlo?
YM Con la certezza di vederla allo stesso modo almeno su un punto: non pensiamo mai “Ehi, dai, facciamo un bel tavolo, che stia bene in una casa di vacanza”. Noi non ragioniamo mai in termini di interior design. Per noi il thrill non è dire “facciamo questo”. Piuttosto, è eccitarsi all’idea di pensare “che bello sarebbe se potessimo arrivare a fare questo”.

Chi paga le bollette?

SA Burocraticamente, siamo alla pari.

YM Io mi occupo delle assicurazioni, lui delle entrate.

SA E delle email, che tu lasceresti lì all’infinito.
YM
 Vero. Poi Shay ha la tendenza a fare i lavori più fisici, insieme ai nostri due assistenti: segare, trapanare, incollare. Io mi occupo principalmente di realizzare i modelli.

Che non sono rendering in 3D...

SA  Sono modelli di carta. Funziona così: lei propone un’idea, e io cerco di metterla in discussione. Poi facciamo dei disegni. E dopo i disegni diciamo “ok, riparliamone tra due ore”. E dopo due ore, c’è sempre un modellino di carta già pronto.

YM Amo trasformare materiali piatti in oggetti tridimensionali, e la carta è perfetta. Sono stata anche spessissimo in Giappone, dove sono diventata brava con gli origami.

SA Non solo ha un sacco di idee. Ma ha anche una mente piuttosto matematica.

YM Usiamo anche il computer eh, ci mancherebbe. Ma non so come dire... certe volte non è gentile. Come è vero del resto che moltissimi modellini di carta rimangono lì, dimenticati per mesi. Quando raggiungono il mezzo centimetro di polvere, li buttiamo.

I designer con uno degli arredi (vedere anche foto in apertura) esposti in Herringbones, la mostra che il duo ha allestito allo Spazio Sanremo in occasione del Salone del Mobile 2016, con la curatela di Federica Sala. Yael indossa polo Christian Wijnants e pantaloni Lemaire; Shay giacca Bottega Veneta - Credits: Ph. Daniel Riera - Fashion director David St John-James
A sinistra, un tavolo e alcune vasche d’inchiostro alla mostra-performance milanese; A destra, campioni di legno con diverse colorazioni - Credits: Ph. Daniel Riera - Fashion director David St John-James
Lo studio Raw Edges si trova ad Hackney, Londra. Tra gli incarichi più recenti, il disegno di sedute pubbliche nella Greenwich Peninsula - Credits: Ph. Daniel Riera - Fashion director David St John-James
Un ritratto di Yael Mer e Shay Alkalay, coppia nella vita e nel lavoro. T-shirt Valentino e Margaret Howell - Credits: Ph. Daniel Riera - Fashion director David St John-James

Perché è meglio non crescere troppo, per Raw Edges?

SA Perché non voglio uno studio di venti persone in cui, sommersi dal lavoro, io mi debba trovare a delegare idee e progetti ai collaboratori. Voglio essere io, sempre, a sporcarmi le mani. Solo lo scorso aprile, abbiamo realizzato dieci progetti.

YM Tra cui i centrotavola per Swarovski, una vera s da. Sai com’è, quello è cristallo. Noi invece siamo piuttosto polverosi.

Cosa fate separatamente?

SA Ginnastica artistica: gli anelli, la sbarra, le evoluzioni. Da poco eh, ma la amo.

YM Yoga. Ci ha provato anche lui ma non è flessibile per niente, e ha mollato. Il resto del tempo lo prende il lavoro in studio. E le nostre figlie: Neeva, che ha cinque anni, e Maia, che ne ha uno.
SA E che si sveglia ancora di notte perché vuole mangiare. E Yael cede, e la allatta. Io le dico sempre di non farlo, altrimenti qui non ne veniamo fuori più.

Vi siete sposati con rito religioso?

SA Sì, col rabbino e tutto il resto.
YM In Israele si può fare solo così.

Vi siete conosciuti alla Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme. Cosa è rimasto nei vostri occhi di quella città?

SA La sua energia, il suo germe incredibile di follia.
YM E le più belle feste che abbia mai visto in vita mia.
SA È una città difficile, coi palestinesi e gli ortodossi, i cristiani e le tensioni politiche. Ma ci sono anche le migliori accademie d’arte, cinema, design, e migliaia di studenti estremamente vitali e irruenti, in un luogo così strano e isolato.
YM La gente non ha idea della febbre incredibile che scorre là.

Una febbre che vi contagia ancora?

SA In qualche modo sì. Pur vivendo e lavorando a Londra, si capisce subito che non siamo inglesi. Siamo troppo impazienti.
YM Ci annoiamo molto facilmente. E vogliamo subito passare alla prossima cosa, al prossimo progetto.

Qual è il vostro heritage?

SA I miei genitori sono bulgari, emigrati in Israele dopo la guerra.  
YM Mio padre e mia madre, invece, sono nati in Israele, da genitori polacchi. Mio nonno era un ultra ortodosso e un sionista. Poi, dopo il primo giorno di lavoro nel kibbutz, ha preferito trasferirsi a Tel Aviv per vivere una vita più laica e borghese. Mia nonna, che era un’intellettuale, ha contribuito molto ad ammorbidirlo.

In cosa eravate bravi da bambini?

SA A montare e smontare le cose. E a cambiare in continuazione la disposizione dei mobili in camera. Mia sorella sosteneva fossi il peggiore dei nerd. Io invece sapevo già che sarei diventato un designer.

YM Io ero bravissima con le forbici, e volevo diventare veterinaria,

In effetti c’è qualcosa di infantile nel vostro modo di progettare.

SA Perché i bambini ragionano come noi: prima agiscono, e poi pensano a come dare forma alle loro azioni.
YM E l’aspetto giocoso per noi rimane importante. Lavorare su idee che non avranno mai mercato, ci piace.
SA Tipo la mia vasca per i pesci rotante da fissare al muro...

YM O il mio abito da evacuazione per essere cool e funzionali anche durante un disastro naturale o un bombardamento.

SA Oppure i miei sfondi intercambiabili per sembrare in luoghi interessanti durante una chat su Skype.

Quando avete capito che eravate due righelli gemelli?

SA In Cina, subito dopo l’università.
YM Un collega ci ha chiesto di raggiungerlo a Xiamen, praticamente davanti all’isola di Taiwan, per progettare borse e ombrelli.
SA Un disastro.
YM A parte qualche prototipo, non ne è venuto fuori niente.


ll colpo di fulmine più paradossale del mondo.

SA Vero. Però abbiamo percepito di condividere la stessa concezione visuale di quanto volevamo raggiungere.

YM Così non si capisce, dilla meglio.

SA Ci intendiamo facilmente, senza bisogno di tante discussioni.
YM Giusto. Siamo gente di forma noi, mica di parola.

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