Stefano Mirti - Credits: Foto: Gianluca Di Ioia. Courtesy: La Triennale di Milano
Storytelling

Le 999 domande di Stefano Mirti

È una mostra, no un laboratorio, anzi una casa. Definire 999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo non è facile. Come non è facile definire la casa di oggi. È un nido in cui rifugiarsi dal mondo esterno? Oppure, al contrario, è un luogo spalancato alle persone e alle novità? Sull'evoluzione della casa non possono che nascere innumerevoli interrogativi. 999 per la precisione.

Parte da qui il progetto allestito alla Triennale di Milano: dall'urgenza di dare spazio ai dubbi che costellano il vivere quotidiano. Ma soprattutto, dalla necessità di connettere chi progetta le case con chi le abita. Un esperimento curato da Stefano Mirti, direttore della scuola di design della NABA (Nuova Accademia delle Belle Arti) di Milano, insieme a 52 realtà provenienti dai settori più disparati – ci sono studi di design, aziende, università, aziende di servizi, associazioni culturali, community – che oltre a lanciare domande sono state invitate a presentare i propri progetti sull'abitare futuro.

Il risultato è un laboratorio-labirinto che assomiglia al padiglione di una fiera (vietato non toccare!), in cui perdersi tra progetti, installazioni, opere d'arte, performance e workshop. Qui curiosare è d'obbligo: ci sono le residenze di artista curate da Base Milano, la casa “in affitto” di Presso, oppure i progetti della NABA realizzati con gli abitanti delle case popolari. A rendere possibile il tutto è la partnership di Edison, da sempre impegnata nella progettazione di soluzioni innovative legate all'abitare, dalla Casa Elettrica del Gruppo 7 realizzata nel 1930 e ispirata da Giò Ponti, fino alla smart home di oggi e al sistema intelligente Edison Smart Living. Una mostra in evoluzione, che ospita un fitto programma di piccoli eventi e che andrà arricchendosi giorno dopo giorno grazie al contributo dei visitatori, chiamati a interagire sui social, porre le proprie domande e tornare più volte in Triennale, pagando una somma simbolica di due euro.

Abbiamo posto una (breve) collezione di domande a Stefano Mirti per capire i motivi e gli obiettivi della mostra.

Da dove nasce l'idea di 999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo?
Il progetto prende spunto da una chiacchierata con l'ex presidente della Triennale Claudio de Albertis (scomparso nel 2016, ndr). Aveva in mente di realizzare una grande mostra sull'architettura ma voleva svilupparla attraverso una prospettiva diversa. Non la solita mostra sull'architettura, ma qualcosa di partecipativo, che generasse stimoli per gli architetti. Il fatto che architetti e costruttori progettassero senza conoscere i bisogni reali delle persone lo faceva riflettere. 999 risponde a questa presa di coscienza.

999 sarà quindi una gigantesca fonte di ispirazione per gli architetti. Ai visitatori, invece, cosa volete lasciare?
Vogliamo che il pubblico partecipi attivamente a questa iniziativa, in primis attraverso i social, da cui possono inviarci le proprie domande. Ma non solo. Vorremmo che, oltre che porle a noi, i visitatori ponessero domande anche a se stessi. L'idea è di dire: e tu visitatore, hai mai riflettuto su questi temi?

Auspichi un futuro in cui architetti e abitanti collaboreranno?
La vera sfida dell'architetto è capire come venire incontro a chi abita le case che progetta. Bisogna mettersi in testa che il mondo non è più top-down ma è bottom-up. Oggi, la spinta viene dal basso, i veri propulsori sono le persone comuni. Se non capisci questo, vieni escluso.

Come sono stati selezionati i 52 curatori?
Li abbiamo scelti in un modo semplicissimo: per ramificazione di network. Abbiamo invitato 12 persone a fare un brainstorming sulla mostra e ognuno di loro ha mosso i propri contatti. Per questo motivo, la mostra non è né esaustiva né compilativa, ma bensì narrativa. Le domande iniziali provengono dai 52 co-curatori, mentre il 20-25% dei contenuti è stato raccolto tramite i social media, lanciati 4 mesi prima dell'inizio della mostra.

Hai detto che 999 non è una mostra sulla casa del futuro perché siamo già nel futuro. Cosa definisce la casa contemporanea?
Tutto incide e niente incide. La casa non ha più bisogno di essere definita. In Triennale abbiamo voluto ricreare quel sovraccarico di stimoli a cui siamo sottoposti ogni giorno e che si riflettono anche sulla nostra casa. Mi ha fatto sorridere una signora che è venuta da me dicendo “bella la mostra, ma ci sono troppe cose, mi sento confusa!”. Ecco, è proprio questa la sensazione che abbiamo voluto suscitare. Siamo costantemente bombardati da input che ci confondono. Naturale che questo si ripercuota nella casa. Volevamo sottolineare la pluralità e la molteplicità degli elementi che partecipano alla nostra vita quotidiana.

Ma quindi, come sta cambiando la casa?
Attenzione, qui bisogna chiarire un particolare importante: a cambiare non è la casa in sé, ma il modo in cui la abitiamo. La casa è solida e resistente al cambiamento. Tutto cambia e niente cambia. Cambiano i modi in cui la viviamo - attraverso il digital ad esempio - ma poi, ad esempio, vogliamo trovare le pantofole accanto alla poltrona. Sono cambiamenti di approccio all'abitazione, ma l'essenza della casa rimane la stessa.

Dunque che ruolo hanno il design e l'architettura nell'evoluzione dell'abitare?
Credo che il design possa dare forma al cambiamento in due modi: quello canonico, con la creazione di arredi innovativi, oppure attraverso idee non convenzionali. Non è un caso che Airbnb sia stata inventata da ex studenti di design. I designer possono cambiare il mondo disegnando mobili rivoluzionari, oppure possono ribaltare tutto attraverso il design dei servizi. Sono entrambe due opzioni possibili, per nulla antitetiche. Anzi, le due cose vanno a braccetto. Da 999 ci sono i servizi che stanno trasformando il nostro concetto di casa come Presso, che consente di affittare una cucina per organizzare una cena tra amici. Tutti questi servizi, come anche il food delivery, concorrono a modificare il modo in cui viviamo la casa.

A proposito di servizi, sembra che ci siano due macro-tendenze che interessano l'abitare contemporaneo. Una è quella che ci spinge a staccarci dal mondo esterno e dalla socialità, come nel caso del food delivery. L'altra è invece quella che apre le porte di casa agli sconosciuti e alla novità, come Airbnb o i coliving. Come giudichi queste incoerenze?
Penso che le due tendenze si alimentano l'una con l'altra. Del resto, non c'è cosa al mondo che non abbia un suo opposto. In una società sempre più individualista nasce il bisogno dei coliving. È normale. Non credo ci sia una tendenza che domina sulle altre, siamo in una fase di totale pluralità.

In un futuro molto vicino, in cui il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città, pensi che le case si assomiglieranno tutte?
Plausibilmente sì, ma vorrei dirti di no. La globalizzazione tende a omologare anche la casa. In realtà però, abbiamo visto in altri ambiti – come quello della musica con la riscoperta del vinile – che l'omologazione genera delle nicchie che si oppongono al conformismo. Questo significa che sì, molte case si assomiglieranno. Ma continueranno ad esistere spinte anticonformiste.

999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo - Credits: Foto: Gianluca Di Ioia. Courtesy: La Triennale di Milano
999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo - Credits: Foto: Gianluca Di Ioia. Courtesy: La Triennale di Milano
999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo - Credits: Foto: Gianluca Di Ioia. Courtesy: La Triennale di Milano
999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo - Credits: Foto: Gianluca Di Ioia. Courtesy: La Triennale di Milano
999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo - Credits: Foto: Gianluca Di Ioia. Courtesy: La Triennale di Milano
999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo - Credits: Foto: Gianluca Di Ioia. Courtesy: La Triennale di Milano
999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo - Credits: Foto: Gianluca Di Ioia. Courtesy: La Triennale di Milano
999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo - Credits: Foto: Gianluca Di Ioia. Courtesy: La Triennale di Milano
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