Elettrodomestici di design: un po' di novità

Da scoprire nel servizio fotografico di Thomas Albdorf, con il set design di Cameranesi & Pompili e la moda di Fabiana Fierotti

Tre documentari di architettura da vedere

Protagonisti Frank Lloyd Wright, Mies Van Der Rohe, Gio Ponti. Su Rai 5, a partire dal 18 gennaio, e alla Triennale di Milano, lunedì 21 gennaio
Caffè Fernanda, la nuova caffetteria della Pinacoteca di Brera

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Un omaggio a Fernanda Wittgens, prima donna a dirigere un museo statale in Italia. Con il progetto di interior curato da rgastudio
The Student Hotel a Firenze: come cambia il mondo dell’ospitalità


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Un modello ibrido concepito per accogliere studenti, lavoratori, viaggiatori e residenti. Nato sulle ceneri di un palazzo storico in via Lavagnini

Dialogo su Franco Albini con il figlio Marco

Rigore e poesia. Metodo e forma. Il progettista, l’uomo, ma soprattutto lo sperimentatore di sogni impossibili

Piastrella o mensola?

Shelf, progettato da Paolo Benevelli per Ceramiche Coem, trasforma un semplice rivestimento in un piano d’appoggio dal design funzionale

Soft: divani e poltrone di design

Una carrellata di imbottiti, da scoprire nel servizio fotografico di Jeremias Morandell ed Elena Mora per Icon Design

Un’asta di design alla Triennale

Appuntamento ghiotto per gli amanti del design, giovedì 17 gennaio alle ore 19.00. Preceduto da una visita guidata con la curatrice Chiara Alessi

70 anni di Diadora in mostra a Firenze


Dal design alla fotografia, passando per la musica e la scultura. In occasione di Pitti Immagine il marchio sportivo celebra i suoi 70 anni di attività

Beoplay E8 2.0, gli auricolari senza fili di Bang & Olufsen


Aggiornati nel design e nelle prestazioni, sono accompagnati da una custodia di ricarica che consente di raggiungere fino a 16 ore di ascolto
Stanze d’ospedale immerse nella natura, in Norvegia

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A due passi dai più grandi ospedali norvegesi, Snøhetta ha progettato una serie di strutture in legno per migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie

ArchitectsParty: l'architettura è social

Giunge alla conclusione la decima edizione dell'evento che apre le porte degli studi e invita al divertimento e alla condivisione.

Ristrutturare casa: i suggerimenti di CasaFacile

Dai pavimenti agli infissi, passando il soppalco e il bagno. Una guida utile per progettare e rinnovare casa

T-Project, il design e la tecnologia che vestono l'outdoor

L'ultima generazione di tende a caduta verticale di Pratic è un concentrato di tecnologia ed estetica: T-Project ti porta nel futuro più lontano dove il comfort e la facilità di utilizzo si traducono in un design essenziale e moderno, in un magnete e in un clic sul cellulare.
Edoardo Tresoldi e le infinite forme dell’invisibile

Edoardo Tresoldi e le infinite forme dell’invisibile

Tra materiale e immateriale, tra sogno e realtà. Le possenti installazioni in rete metallica di Edoardo Tresoldi scivolano silenti dentro lo spettatore facendo vibrare le corde emotive. Sono monumentali, ma si fondono con il paesaggio senza imporsi, lasciando che a parlare sia la natura che penetra al loro interno e le trasforma. Utilizza la rete metallica, plasmata a mano: le sue braccia portano i segni del suo lavoro. Classe 1987, Tresoldi è stato inserito nel 2017 da Forbes tra gli under 30 più influenti al mondo nel campo dell’arte. Ed è stato premiato per la sua Basilica di Siponto con la Medaglia d’Oro dell’Architettura Italiana – Premio Speciale alla committenza 2018, istituito dalla Triennale di Milano con il Mibac.

Incontriamo Edoardo nel suo nuovo studio di Milano: un ragazzo semplice, diretto, dagli occhi vivaci e dalle idee chiare, quelle di chi sa osare e che non si tira indietro davanti a nulla. Racconta: «Sono cresciuto in una realtà artigianale: mio padre aveva una pasticceria e io passavo diverse ore nel laboratorio, sotto casa. Ho iniziato a disegnare da piccolissimo: prendevo le banconote e mi divertivo a rifare i volti. A 9 anni sono andato nello studio di Mario Straforini, illustratore e pittore milanese, che mi ha dato le prime lezioni vere di disegno». Un’educazione “a bottega” che lo porta a frequentare l’Istituto Statale d’Arte di Monza, dove impara un metodo progettuale. Nel suo percorso gli incontri inaspettati, uniti alla sua determinazione, segnano la strada. «Lavoravo in un bar e ho incontrato una troupe che stava girando un film: ho iniziato a lavorare per loro come trovarobe. Il caso volle che il pittore di scena cadesse dalla scala e si facesse male – per questo quando salgo sulle scale sto ancora più attento... per una questione carmica. Ho iniziato così a fare i primi lavori di pittura scenografica: per 5 anni proseguo il percorso nel cinema che, a tutti gli effetti, è stata la mia università».

Raccontare storie attraverso le scenografie fa maturare in Edoardo un forte legame con i luoghi che visita, dato che riesce a coglierne i dettagli e le specificità. «Le scenografie dialogavano con i luoghi e i luoghi si fondevano con le storie raccontate», continua l’artista. È in questo periodo che sviluppa la sua tecnica: «In scenografia in genere si usa il polistirolo. Io non avevo né spazi né soldi per utilizzarlo. Per questo facevo cartamodelli sugli oggetti e poi li traducevo con la rete metallica, che poi strutturavo e rivestivo». Questo materiale, inizialmente utilizzato per questioni pratiche, diventa per Edoardo il suo mezzo espressivo. Poi l’incontro con Gonzalo Borondo, street artist, che lo sprona ad andare avanti nella sua ricerca personale artistica e gli propone di presentare una sua opera durante un festival dedicato alla street art. «Inizialmente pensavo di fare un murale. Ma poi mi venne un’idea diversa». Nasce così la sua prima scultura in rete metallica oversize Il collezionista di venti: una grande figura umana che osserva il mare e si fonde con il paesaggio. «Le figure umane creano immediatamente un contatto empatico con lo spettatore. In questo la trasparenza aiuta moltissimo. È come una persona che sussura: crea un momento intimo molto forte». Da qui il successo di pubblico fino al passaggio all’architettura, consacrato con la Basilica di Sipontovicino a Manfredonia, in Puglia: maestosa scultura in rete metallica, alta circa 15 metri, che ricostruisce e reinterpreta la tridimensionalità dell’antica basilica paleocristiana. «In questo passaggio prendo coscienza del fatto che le persone debbano vivere uno spazio. Il fruitore entra al centro dell’opera e l’architettura diventa il contenitore del paesaggio». Tutto diventa più esperienziale e cominciano a fondersi gli archetipi architettonici con quelli naturali: i muri diventano montagne, il soffitto la volta celeste.

«Nell’architettura classica sacra ritrovo l’intimità che stavo cercando nella relazione tra l’uomo e il paesaggio. È un linguaggio che tutti conoscono. Quindi la uso come contenitore che ha già un legante con il fruitore. E non racconto la storia in maniera filologica: non voglio trasferire informazioni, ma emozioni». Per questo le sue opere affascinano tutti, anche i bambini. «Buona parte della ricchezza di un’esperienza è legata alla morte, di una cosa o di una persona, e alla mancanza che questo comporta. Allo stesso modo immagino gli elementi del paesaggio e del luogo perché intervengo spesso dove c’è questa assenza: ed è nella relazione con la non materia (assenza) che si generano delle situazioni eterotopiche dove viviamo in una dimensione che trascende dalla realtà. Come i bambini quando giocano alla casa immaginaria...», spiega Edoardo. La trasparenza della materia assente, propria della sua poetica, permette dunque di entrare in uno spazio irreale ma che, allo stesso tempo, è un posto reale, connesso al luogo che lo circonda. Hai dei progetti rimasti nel cassetto? «Le opere non realizzate te le porti dietro come fantasmi: io vado avanti, ma le ho di fianco; continuano ad assorbire tutto quello che mi porto dietro. Crescono con me. Quando usciranno dal cassetto, saranno cambiate. E io con loro».

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