COS x Mamou-Mani - Conifera
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COS x Mamou-Mani - Karin Gustafsson, COS Creative Director & Arthur Mamou-Mani - Credits: Image Courtesy of COS by Mark Cocksedge
Milano Design Week

La bio-architettura di Arthur Mamou-Mani al Fuorisalone di COS

È una delle installazioni più scenografiche del Fuorisalone 2019 e aspira a diventare un modello per l'architettura del futuro. Per il Fuorisalone di COS, l'architetto francese Arthur Mamou-Mani ha creato Conifera, allestimento architettonico composto da settecento bio-mattoncini in materiale bioplastico generati da una stampante 3D. La stampa digitale è stata resa possibile da un software open-source che sfrutta le potenzialità del design parametrico, un processo algoritmico che garantisce l'idoneità strutturale e ottimizza l'utilizzo del materiale, fondendo così tecnologia e design. Installato nel cortile di Palazzo Isimbardi (fino al 14 aprile), si snoda fino al giardino adiacente, costituendo una sorta di reticolo che viene attraversato dai visitatori. Abbiamo chiesto ad Arthur Mamou-Mani di raccontarci com'è nata questa installazione suggestiva ed ecosostenibile.

Qual è l'idea alla base di Conifera?

L'idea principale è quella di dimostrare come i materiali rinnovabili, se abbinati a un approccio algoritmico e alla stampa 3D, possono creare gli elementi costitutivi degli edifici del futuro. La geometria di ogni “bio-mattone” si ispira ai motivi quadrati di Palazzo Isimbardi: abbiamo voluto creare un senso di "dissoluzione poetica" del materiale utilizzato e creare un viaggio attraverso il Palazzo, dal cortile al giardino, dall'architettura alla natura. Il nome dell'opera, Conifera, fa riferimento agli Abeti di Douglas: l'elemento ligneo è presente nei mattoni bioplastici, nel giardino di Palazzo Isimbardi e nel mondo naturale in generale.

Com'è arrivato a utilizzare la bioplastica? E come può essere utilizzata concretamente dall'architettura?

Ho iniziato a stampare in 3D mentre studiavo all'Architectural Association di Londra e da allora ho lavorato con una vasta gamma di materiali. In questo caso, l'utilizzo di materiali biologici era fondamentale per il concept di questo progetto. Stiamo usando l'acido polilattico in diverse forme, a volte combinato con la cellulosa del legno. Questo materiale ha un'impronta di carbonio inferiore del 68% rispetto al suo equivalente a base di petrolio. È composto da materiale rinnovabile, amido, aceto, glicerina ed è compostabile. La sperimentazione pionieristica nel campo della produzione digitale e della stampa 3D mi appassiona molto. Penso che l'esplorazione di queste tecnologie nella loro interezza aprirà moltissime opportunità per il futuro dell'architettura, del design e forse anche della moda. Mi piace pensare che le case del futuro saranno una naturale prosecuzione di esperimenti come Conifera.

L'architettura digitale sarà dunque l'architettura del futuro?

La ricerca nel campo della stampa 3D mira ad offrire agli architetti e ai costruttori una varietà di strumenti sempre maggiore. Quest'installazione può rappresentare un case study interessante su come la tecnologia più avanguardistica possa essere usata e applicata nel campo dell'architettura. Penso che in futuro, gli edifici e le città non dovrebbero lasciare tracce fisiche: potranno crescere, modellarsi e anche scomparire, se necessario.

Come possono design e architettura avere un impatto positivo sulla terra? Qual è la loro responsabilità?

Spero che questa spinta verso un'economia circolare si diffonderà in tutta l'industria del design e dell'architettura. Per molti versi credo che sia addirittura necessario per la loro sopravvivenza. L'importanza di sviluppare tecniche che possano essere sfruttate in modo sostenibile è cruciale se vogliamo avere un futuro.

Come definirebbe il suo approccio progettuale? C'è un filo rosso che attraversa i suoi progetti?

Nel mio studio londinese utilizziamo strumenti di progettazione computazionale per creare progetti basati su regole e parametri simili a quelli dei processi naturali. Abbiamo lavorato su progetti molto diversi, ma ci piace pensare che la costruzione e la demolizione debbano essere integrate in un processo edilizio ciclico.