Credits: Photo Jim Stephenson
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Credits: Photo ACME
Credits: Photo Jim Stephenson (sinistra); photo ACME (destra)
Credits: Photo Jim Stephenson (sinistra); photo ACME (destra)
Credits: Photo ACME
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ACME progetta una casa ispirata agli essiccatoi per il luppolo

È spesso grazie a una committenza illuminata che i progetti più coraggiosi possono fare il salto definitivo, quello che consente di compiere il passaggio da visione a spazio fisico, tangibile, destinato all'esperienza quotidiana e condivisa. Affonda le proprie radici della tradizione vernacolare anglosassone, ma incarna un'estetica marcatamente contemporanea la dimora privata ultimata nel 2019 da studio ACME nel Kent, nel Regno Unito.

Destinata a una famiglia residente in questa contea da dieci anni, che in origine viveva in una casa a schiera, Bumpers Oast può essere considerata un valido esempio di rapporto sinergico tra proprietà e progettisti. Ispirandosi dichiaratamente alla forma delle strutture deputate all'essiccazione del luppolo - come noto, una delle fasi salienti nel processo di produzione della birra -, la residenza è il risultato dell'unione di quattro torri, connesse tra loro grazie a uno spazio centrale a tripla altezza. All'esterno l'edificio viene reso riconoscibile dalle oltre 41.000 scandole tradizionali - in sei disinte tonalità, dal rosso scuro all'arancione - impiegate nel rivestimento: un'operazione definita dagli stessi progettisti come «una grande sfida tecnica», resa possibile grazie all'abilità degli artigiani locali.

In un'ottica di sostenibilità, l'edificio abbandona la tecnica costruttiva tipica degli essiccati, privilegiando l'adozione di un telaio in legno, fortemente isolante, all'impiego del laterizio. Una scelta rafforzata dal generoso utilizzo del compensato anche negli interni: dai mobili su misura, che seguono l'andamento curvilineo e sinuoso delle pareti e sono stati concepiti per ottimizzare lo spazio a disposizione, fino alle balaustre che accompagnano la salita e la discesa lungo i numerosi corpi scala presenti. Tra le strategie messe in campo da studio ACME, degna di nota è la scelta di destinare la porzione più alta di ciascun cono a 'microcosmi privati': rifugi individuali che convivono all'interno di una residenza altrimenti densa di connessioni visive, tra i diversi livelli, e aperta verso il paesaggio circostante.