Ai Weiwei, F Lotus, 2016 - Credits: © Ai Weiwei Studio, Foto: © Belvedere, Wien
Ai Weiwei, 2016 - Credits: © Belvedere, Wien
Ai Weiwei, Lu 鯥, 2015 - Credits: © Belvedere, Wien
Ai Weiwei, Wang Family Ancestral Hall, 2015 - Credits: © Ai Weiwei Studio, Foto: © Belvedere, Wien
Ai Weiwei, Wang Family Ancestral Hall, 2015 - Credits: © Ai Weiwei Studio, Foto: © Belvedere, Wien
Ai Weiwei, Wang Family Ancestral Hall, 2015 - Credits: © Ai Weiwei Studio, Foto: © Belvedere, Wien
Ai Weiwei, Teahouse, 2009 - Credits: © Ai Weiwei Studio, Foto: © Belvedere, Wien
Ai Weiwei, Lu 鯥, 2015 - Credits: © Belvedere, Wien
Ai Weiwei, Circle of Animals/Zodiac Heads, 2010 - Credits: Private Sammlung, Foto: © Belvedere, Wien
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Ai Weiwei in mostra a Vienna

Più di mille giubbotti di salvataggio galleggiano sul laghetto della 21er Haus di Vienna, quasi fossero fiori di loto. É l'ultima provocazione di Ai Weiwei, che con la mostra translocation – transformation vuole far riflettere sulle attuali migrazioni verso l'Europa e sulla crisi dei rifugiati.

Lui, che al motto di “tutto è arte, tutto è politica” vuole scuotere le coscienze attraverso opere di impatto, ha scelto Vienna per proseguire il dibattito iniziato a Berlino con l'installazione alla Konzerthaus, le cui colonne furono ricoperte da 14.000 giacche salvagente.

La mostra rappresenta la più grande retrospettiva su Ai Weiwei mai realizzata in Austria ed è composta da una serie di opere sul tema della ricollocazione e sul processo di riadattamento che ne consegue. Un argomento molto caro all'artista, che ha lasciato la Cina per trasferirsi a Berlino.

Il percorso espositivo è composto da installazioni sia indoor sia outdoor: oltre a ospitare l'opera galleggiante F Lotus, gli spazi esterni accolgono Circle of Animals/Zodiac Heads. Con le dodici teste di bronzo simboleggianti lo zodiaco cinese, Ai Weiwei vuole ricordare quelle distrutte dalle truppe inglesi e francesi nel 1860 a Pechino, durante la seconda Guerra dell'Oppio.

Tra le opere indoor c'è invece la monumentale Wang Family Ancestral Hall, che presenta per la prima volta fuori dalla Cina un tempio della dinastia Ming completamente ristrutturato. La sua storia si riconduce al tema della mostra: durante la rivoluzione culturale cinese, la famiglia Wang fu cacciata dal tempio, che rimase disabitato per anni. Fu proprio l'artista a proporre a un investitore privato di trasformarla in un luogo dedicato all'arte. Un destino simile a quello della 21er Haus, che fu inizialmente costruita per l'Expo del 1958 a Bruxelles per poi essere trasferita a Vienna e trasformata in un museo.

La mostra è accompagnata da una serie di dibattiti e workshop, anche per bambini, sul tema dell'immigrazione e sulla successiva trasformazione individuale e collettiva. In scena fino al prossimo 20 novembre.