Gal Weinstein, Lighthouse, 2012, alla mostra “Anthropocene" - Credits: Galleria Crespi, Milano
Caterina Silva, Theresa, 2016, alla mostra “Anthropocene" - Credits: Galleria Crespi, Milano
Emma Ciceri, Roghi, 2013, alla mostra “Anthropocene” - Credits: Galleria Crespi, Milano
Gioacchino Pontrelli, Senza titolo #5, 2014, alla mostra “Anthropocene" - Credits: Galleria Crespi, Milano
Ingar Krauss, Cucurbita pepo, subsp. pepo convar., giromontiina, 2010 - 2016, alla mostra “Anthropocene" - Credits: Galleria Crespi, Milano
Ingar Krauss, Tulipa, 2010 - 2016, alla mostra “Anthropocene" - Credits: Galleria Crespi, Milano
Lisi Raskin, Untitled 1, 2009, alla mostra “Anthropocene" - Credits: Galleria Crespi, Milano
Lucas Recchione Gentzsch, Kukuk, 2015, alla mostra “Anthropocene" - Credits: Galleria Crespi, Milano
Marcelo Moscheta, A line in the Arctic #3, 2012, alla mostra “Anthropocene - Credits: Galleria Crespi, Milano
Romain Bernini, Untitled, 2016, alla mostra “Anthropocene” - Credits: Galleria Crespi, Milano
Simone Cametti, Favi di miele, 2015, alla mostra “Anthropocene” - Credits: Galleria Crespi, Milano
Stefano Cagol, New Experiments on Vacua, 2016, alla mostra “Anthropocene” - Credits: Galleria Crespi, Milano
Stéphanie Nava, Archipel #8, 2015, alla mostra “Anthropocene” - Credits: Galleria Crespi, Milano
Veronica Smirnoff, Seriy Deniok, 2007, alla mostra “Anthropocene" - Credits: Galleria Crespi, Milano
Zineb Sedira, Untitled, 2016, alla mostra “Anthropocene" - Credits: Galleria Crespi, Milano
News

Antropocene, un inquietante scenario?

Milano Design Film Festival

Siamo in una nuova era geologica, l’Antropocene, dominata dall’impatto dell’uomo sull’ambiente. È il chimico, premio nobel olandese Paul Crutzen ad aver coniato il termine. Ma la riflessione sulle implicazioni che l’Antropocene porta con sé non sono tema di analisi solo nella comunità scientifica, ma anche nell’arte e nel cinema.

Nel 2015 il regista americano Steve Bradshaw realizza “Anthropocene”, un documentario fictional che per l’attualità del tema sta facendo il giro del mondo attraverso i film festival e ricevendo molteplici menzioni. E “Anthropocene” è anche il titolo di una mostra in corso alla Galleria Crespi di Milano (fino al 21 gennaio 2017), che raccoglie le opere di quindici artisti internazionali volte a delineare possibili vie d’uscita rispetto all’inquietante scenario.

Inquietante sì. Come racconta la filosofa Paola Cavalieri nel testo che accompagna la mostra: «Già molte aree all’interno delle acque che ricoprono il 71% della sua superficie hanno l’aspetto melmoso di uno stagno e il numero di tali ‘zone morte’ deossigenate dallo sversamento di acque reflue è in crescita. Il riscaldamento dell’atmosfera, tra le cause di questo fenomeno, potrebbe portare a un incremento della desertificazione e alla sommersione di zone costiere vulnerabili, povere e sovrappopolate. Grandi laghi naturali cui vengono sottratte le acque per l’irrigazione si rattrappiscono. […] Nell’Oceano Pacifico in particolare immensi vortici di plastica e spazzatura viaggiano senza decomporsi. […] La superficie terrestre è dissestata da test nucleari e da profonde trivellazioni per il petrolio, cui si aggiungono gli effetti di sterminate cave a cielo aperto e, più di recente, della devastante pratica della fratturazione idraulica per estrarre gas naturale. Intanto, gonfiate da una crescita scoordinata guidata da brutali cicli socio-economici, spuntano megalopoli pronte ad assorbire decine di milioni di abitanti. Molti segni indicano che potremmo essere nelle fasi iniziali di una sesta estinzione di massa. [… Tuttavia] la vera rilevanza dell’ipotesi Antropocene risiede nel suo poter divenire un catalizzatore per la prassi – nella sua capacità, cioè, di indurre la minoranza critica della società a mettere in questione la traiettoria della fase storica che stiamo vivendo», introduce Cavalieri.

Il film di Bradshaw è infatti strutturato come una commissione d’inchiesta di scienziati internazionali. Vuole parlare al grande pubblico e per questo ha il linguaggio visivo e il ritmo dei film catastrofici e di fantascienza. Bradshaw costruisce il racconto con molti materiali d’archivio e un grande numero di fotografie di carattere etnografico e di contesti urbani e naturali fortemente antropizzati, realizzate dallo stesso Bradshow insieme al fotografo Gautam Lewis.

Ma se il lungometraggio sembra presagire l’ultimo capitolo della storia dell’umanità, la mostra “Anthropocene”, così come il testo di sintesi della filosofa Cavalieri, sembra aprire vie d’uscita. «Consci della difficoltà di aggredire direttamente il cuore del processo distruttivo, alcuni autori hanno di recente formulato l’idea di erodere il centro a partire dall’hinterland – di costruire cioè lontano dalle città, in zone non ancora sfigurate, un arcipelago di comunità controculturali interconnesse in espansione. Queste ‘oasi’ o ‘isole’, fondate sul rispetto degli animali, sulla decelerazione tecno-scientifica, e su una deliberata coevoluzione con l’ambiente naturale, avrebbero l’obiettivo di mettere in moto un nuovo modello di sviluppo, [… ampliando] quello che Pierre Bourdieu ha definito il ‘discorso eretico’, il discorso che si avvale della possibilità di cambiare il mondo sociale cambiando la sua rappresentazione», conclude Cavalieri.

Gli artisti in mostra – Romain Bernini, Stefano Cagol, Simone Cametti, Emma Ciceri, Ingar Krauss, Marcelo Moscheta, Stéphanie Nava, Gioacchino Pontrelli, Lisi Raskin, Lucas Recchione Gentzsch, Zineb Sedira, Caterina Silva, Veronica Smirnoff, Sebastiano Sofia e Gal Weinstein – utilizzano la loro opera come denuncia politica e riflettono sul tema dell’umano, al contempo attore e vittima del suo agire.

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