Choi Moon-Guy, H Mu- sic Library (Seoul, 2012-2015) - Credits: Ph. Nam-gung Sun
Choi Moon-Guy, SSU Student Union (Seoul,2008-2011) - Credits: Ph. Nam-gung Sun
Jang Yoon-gyoo, Culture Forest (Seoul, 2009-2010) - Credits: Ph. Fernando Guerra
Jang Yoon-gyoo, Life Power (Seoul, 2006) - Credits: Ph. Namgoong Sun
Kim Jong-kyu, Hansen Museum (Yeosu, 2012-2015) - Credits: Ph. Kim Yong-kwan
Kim Jong-kyu, Jongkyu_Arumjigi (Seoul, 2011-2013) - Credits: Ph. Jonathan Lovekin
Kim-Jun sung, Humanist Office Seoul (2011-2012) - Credits: Ph. Nam-gung Sun
Kim Seung hoy, Soyul - Credits: Ph. Kim Jae-kyeong
Kim Young joon, Hakhyunsa Publishing Co (Paju, 2005-2008) - Credits: Ph. Kim Jae-kyeong
Kim Young joon, Hakhyunsa Publishing Co (Paju, 2005-2008) - Credits: Ph. Kim Jae-kyeong
News

Architettura coreana in scena a Roma

Dal 3 al 21 febbraio la Fondazione Pastificio Cerere di Roma ospita la mostra Sections of Autonomy. Six Korean Architects, a cura di Choi Won-joon e Luca Galofaro.

L’esposizione è dedicata all'architettura coreana contemporanea e racconta attraverso immagini, foto, disegni e modelli, il lavoro di sei progettisti tra i più rilevanti del panorama nazionale.

In mostra ci sono i lavori di Choi Moon-gyu (Ga.A Architects), Jang Yoon-gyoo (Unsangdong Architects Cooperation), Kim Jong-kyu (M.A.R.U.), Kim Jun-sung (Architecture Studio hANd), Kim Seung-hoy ( KYWC Architects), Kim Young-joon (YO2 Architects). Si tratta di sei architetti che professionalmente hanno esordito tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila, un periodo storico significativo per la Corea perché caratterizzato da una crescente libertà politica e culturale.

«Essi rappresentano la prima generazione di architetti coreani non condizionati da pressioni ideologiche, e dunque liberi e capaci di esprimere completamente la propria autonomia, la propria individualità, la quale è radicata nella cultura locale, ma consapevole della ricerca architettonica internazionale. Come progettisti hanno saputo allontanarsi da un sistema di riferimenti e di valori prefissati, per elaborare i temi del presente attraverso le modalità, diversificate ed amplificate, del linguaggio architettonico», ha raccontato Choi Won-joon.

«Le architetture scelte ed esposte in mostra appaiono come frammenti della struttura urbana, capaci di riprodurre la complessità dello spazio pubblico circostante e di metabolizzare al loro interno l’estrema vivacità delle metropoli coreane», ha aggiunto Luca Galofaro.

L’allestimento è di studio LGSMA (Luca Galofaro Stefania Manna e Associati ) e prevede un percorso lineare che si apre con un’introduzione alla mostra di Choi Won-joon nella prima sala. Prosegue poi nelle successive ed incontrare sei isole, ognuna dedicata ad un architetto. Lo spazio dell’ultima sala è scandito dall’installazione di grandi lastre in vetro poggiate a terra, che assemblano suggestioni visive e rimandano ad un immaginario caleidoscopico della Corea.

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