Miodrag Živković. Monument to the Battle of the Sutjeska. 1965–71, Tjentište, Bosnia and Herzegovina
Dinko Kovačić and Mihajlo Zorić. Braće Borozan building block in Split 3. 1970–79. Split, Croatia. - Credits: Ph. Valentin Jeck, su commissione del Museum of Modern Art, 2016
Andrija Mutnjaković. National and University Library of Kosovo. 1971–82. Prishtina, Kosovo - Credits: Ph. Valentin Jeck, su commissione del Museum of Modern Art, 2016
Uglješa Bogunović, Slobodan Janjić, and Milan Krstić. Avala TV Tower. 1960–65 - Credits: Ph. Valentin Jeck, su commissione del Museum of Modern Art, 2016
Edvard Ravnikar. Revolution Square (today Republic Square). 1960–74. Ljubljana, Slovenia - Credits: Ph. Valentin Jeck, su commissione del Museum of Modern Art, 2016
Janko Konstantinov. Telecommunications Center. 1968–81. Skopje, Macedonia - Credits: Ph. Valentin Jeck, su commissione del Museum of Modern Art, 2016
Zlatko Ugljen. Šerefudin White Mosque. 1969–79. Visoko, Bosnia and Herzegovina. - Credits: Ph. Valentin Jeck, su commissione del Museum of Modern Art, 2016
Jordan and Iskra Grabul. Monument to the Ilinden Uprising. 1970–73. Kruševo, Macedonia - Credits: Ph. Valentin Jeck, su commissione del Museum of Modern Art, 2016
Milan Mihelič. S2 Office Tower. 1972–78. Ljubljana, Slovenia - Credits: Ph. Valentin Jeck, su commissione del Museum of Modern Art, 2016
Živa Baraga and Janez Lenassi. Monument to the Fighters Fallen in the People’s Liberation Struggle. 1965. Ilirska Bistrica, Slovenia. - Credits: Ph. Valentin Jeck, su commissione del Museum of Modern Art, 2016
News

L’architettura dell’ex Jugoslavia in mostra a New York


Al MoMA di New York la mostra Toward a Concrete Utopia: Architecture in Jugoslavia, 1948-1980 scandaglia la storia e l’identità architettonica dell’ex Jugoslavia mostrando oltre 400 tra disegni, modelli, fotografie e filmati provenienti da una serie di archivi municipali.

Curata dal Martino Stierli, la mostra procede attraverso quattro sezioni distinte, ognuna delle quali affronta un aspetto specifico della cultura architettonica jugoslava: modernizzazione, reti globali, vita quotidiana e identità. Il percorso espositivo sottolinea la dimensione sfaccettata del Paese, raccogliendo opere di architetti come Bogdan Bogdanović, Juraj Neidhardt, Svetlana Kana Radević, Edvard Ravnikar, Vjenceslav Richter e Milica Šterić.

«Dal punto di vista storico, una ricognizione approfondita sulla produzione dell’ex Jugoslavia porterà a una migliore comprensione di un capitolo importante, ma sottovalutato, della storia dell’architettura», ha detto Martino Stierli. «Questo corpus di opere serve a ricordarci che l’architettura può prosperare unicamente quando c’è consapevolezza sul ruolo di quest’ultima, e in particolare sulla sua capacità di trasformare la società e la qualità della vita dei cittadini».

La mostra prende in esame la forbice temporale che va dalla rottura della Jugoslavia con il blocco sovietico nel 1948 fino alla morte dello storico leader, Josip Broz Tito, nel 1980. Dai grattacieli agli imponenti edifici brutalisti, dalle soluzioni prefabbricate passando per i memoriali e i monumenti commemorativi. Toward a Concrete Utopia: Architecture in Jugoslavia, 1948-1980 sarà visitabile fino al 13 gennaio 2019.