Christian Boltanski - Animitas, Small Souls, 2015 - Credits: Photo credit: Marian Goodman Gallery London - Courtesy the artist e Marian Goodman Gallery
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Armenia in arte

Sicuramente un buon modo di festeggiare: in occasione dei 100 anni dalla costituzione della Repubblica Indipendente d'Armenia (istituita nel 1918 in seguito alla sconfitta dei turchi ottomani e alla disgregazione dell'Impero Russo), la capitale Yerevan accoglierà la più grande manifestazione d'arte contemporanea mai realizzata sul territorio nazionale e nella regione caucasica.

Dal 25 settembre al 25 ottobre, le opere di settanta artisti internazionali andranno infatti a comporre il gigantesco percorso espositivo della mostra International Contemporary Art Exhibition: Armenia 2018 (ICAE2018). Soundlines of Contemporary Art.

Curata da Mazdak Faiznia, co-curatore del Padiglione Iran alla Biennale di Venezia del 2015, e dalla storica e critica d'arte armena Marina Hakobyan, la mostra unirà pittura, scultura, fotografia, video e installazione sviluppandosi in modo capillare attraverso la città e in particolare attorno alle sette maggiori istituzioni culturali: l'Armenian Center for Contemporary Experimental Art, l'Aram Kachaturian Museum, il Cafesijan Center for the Arts, Hay Art Cultural Center, Artists' Union of Armenia, A. Spendiaryan Opera and Ballet National Academic Theater, Armenian General Benevolent Union (AGBU).

«Il titolo della mostra, Soundlines of Contemporary Art, si ispira al testo di Bruce Chatwin La via dei canti (The Songlines)» – racconta Mazdak Faiznia. «Mi piaceva l'idea di partire dall'intreccio tra il suono e le origini per iniziare un discorso sul rapporto tra il territorio e l'identità. Per farlo, volevo trovare un oggetto o uno strumento che simboleggiasse il legame tra le radici e il suono. Ho pensato al duduk, flauto della musica tradizionale armena: negli ultimi decenni, si è unito al pop, al rock e ad altri generi musicali. A renderlo popolare è stato Djivan Gasparyan, il più grande musicista del mondo di duduk, che ha creato le musiche del film Il Gladiatore. Questo strumento diventa per me il simbolo dell'arte contemporanea armena: legata indissolubilmente al territorio e alle sue tradizioni, ma armoniosamente intrecciata all'evoluzione del mondo».

A testimoniare il respiro internazionale dell'evento sono alcuni degli artisti più influenti della scena dell'arte contemporanea, come Adel Abidin (Iraq), Sonia Balassanian (Iran/Armenia), Christian Boltanski (Francia), Herman De Vries (Paesi Bassi), Latifa Echakhch (Marocco), Arman Grigoryan (Armenia), Shilpa Gupta (India), Diana Hakobyan (Armenia), Lee Kit (Cina), Julia Krahn (Germania), Adrian Paci (Albania), Jon Rafman (Canada), Sislej Xhafa (Kosovo) e Chen Zhen (Cina).

Tra le opere italiane in esposizione invece, quelle di Rossella Biscotti, Alighiero Boetti, Loris Cecchini, Chiara Dynys e Roberto Pugliese.

«Abbiamo selezionato gli artisti in base alla loro sensibilità sul tema del legame tra identità, memoria e territorio», prosegue il curatore. «In primo luogo, io e Marina Hakobyan ci siamo chiesti: quanto è universale il loro linguaggio? Sul fronte italiano, abbiamo trovato artisti che esplorano molto le tematiche dell'identità culturale, e dei concetti di confine e scambio, come Chiara Dynis, Rossella Biscotti e Loris Cecchini. Oppure come Roberto Pugliese, che realizza installazioni sonore. La figura di Alighiero Boetti, invece, riassume nella sua essenza il tema dell'incontro culturale, con il suo intenso rapporto con l'Afghanistan».

Ad affiancare la mostra sarà poi il progetto espositivo Open Sounds of Contemporary Art, che segue una open call a cui hanno risposto circa 300 artisti internazionali, oltre a numerosi workshop svolti dagli artisti presso le accademie e le scuole d'arte della città, eventi collaterali e talk con personalità del settore.

Un evento monumentale dunque, che segna una svolta nella scena dell'arte contemporanea armena e che rispecchia l'atmosfera creativa che si respira in città, rivelando la volontà del Paese di partecipare al dibattito artistico internazionale. L'idea, però, è tutta italiana: dietro all'organizzazione della grande mostra ci sono Fabio Lenzi e Alberto Cagliostro della società Shaula International LLC. Inoltre, il progetto gode dei patrocini del MiBAC Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo in Italia, del progetto di promozione culturale della Farnesina Vivere all'Italiana e dell'Ambasciata Italiana in Armenia, oltre che del Governo Canadese e del Ministero della Cultura Armeno.

Adel Abidin - Bread of Life, 2008 - video installazione - Photo Credits: Martin Jager - Courtesy Adel Abidin
Adrian Paci - Centro di permanenza temporanea - 2007 - video - Credits: Courtesy the Artist - kaufman repetto Milano New York e Peter Kilchmann Zurich
Adrian Paci - Home to go - 2001 - fotografia - Credits: Courtesy the Artist - kaufman repetto MilanoNew York and Peter Kilchmann Zurich
Chen Zhen - Six Roots. Memory - 2000 - Credits: Photo by Nestor Kim - Courtesy of the artist and GALLERIA CONTINUA - San Gimignano Beijing Les Moulins Habana
Julia Krahn - SIREN 02 (horizontal wing), 2014 - Credits: ©All rights reserved to the artist - courtesy of the Artist and Antonella Cattani Contemporary Art Bolzano.
Lee Kit - It was a cinema, 2016 - Credits: Photo by Todd-White Art Photography - Courtesy Massimo De Carlo
Roberto Publiese - Quintetto, 2016 - Credits: Ph. Michele Alberto Sereni - Courtesy Studio la Città Verona
Shilpa Gupta - Untitled (cage), 2011_tre gabbie in metallo - Credits: Photo by Guy L’Heureux - Courtesy of the artist and GALLERIA CONTINUA San Gimignano Beijing Les Moulins Habana
Shilpa Gupta - Untitled (security belt), 2009 - Credits: Photo Credit Didier Barroso - Courtesy GALLERIA CONTINUA
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