Paradisoterrestre - UltraMatta
News

Arte Fiera e Art City a Bologna: le mostre da non perdere

Appuntamento clou dell'arte contemporanea, quest'anno la kermesse bolognese Arte Fiera (dal 1° al 4 febbraio) si presenta con una nuova veste. Una veste che prediligerà i progetti curatoriali: per la prima volta nella storia della fiera, è stato infatti chiesto alle circa cinquanta gallerie partecipanti di presentare una scelta ristretta di artisti, incentivando gli stand monografici. Una scelta, quella del neo-direttore Simone Menegoi, che vuole stimolare l'approfondimento e la specializzazione. Più spazio alla riflessione, dunque.

Alle due sezioni Main Section e Fotografia e Immagini in movimento, saranno affiancati cinque grandi progetti: la mostra Solo figura e sfondo, a cura di Davide Ferri, il programma di azioni urbane Oplà. Performing activities a cura di Silvia Fanti, i laboratori didattici sul tema Arte e Scienza della Fondazione Golinelli, la serie di talk organizzati dalla rivista Flash Art e infine Hic et Nunc, una lounge creata dall’artista Flavio Favelli.

In occasione della fiera poi, fioriranno mostre, eventi e presentazioni nell'ambito di Art City, manifestazione alla settima edizione promossa dal Comune di Bologna. Un ciclo di iniziative, sotto la direzione artistica del direttore del MAMbo Lorenzo Balbi, che vedrà la presentazione di un main program articolato attorno a un evento speciale e diciassette progetti curatoriali, oltre ai cento progetti della sezione Art City Segnala. La città sarà invasa dall'arte contemporanea per un intero week end (ma anche oltre, dato che molte delle mostre rimarranno visibili per alcuni mesi). Ecco cosa non mancare secondo Icon Design.

MAST: Thomas Struth. Nature & Politics

Thomas Struth Cappa chimica, Università di Edimburgo / Chemistry Fume Cabinet, The University of Edinburgh, 2010 C-print, 120,5 x 166,0 cm - Credits: © Thomas Struth
Thomas Struth Sorghum, Danforth Plant Science Center, St Louis 2017 Inkjet print, 159,8 x 221,6 cm - Credits: © Thomas Struth
Thomas Struth Golems Playground, Georgia Tech, Atlanta, 2013 C-print, 235,1 x 328,0 cm - Credits: © Thomas Struth

Diventato celebre soprattutto per le sue fotografie di vedute urbane, ritratti individuali e di famiglia, negli ultimi anni Thomas Struth ha iniziato a esplorare l'estetica dell'industria dell'innovazione tecnologia. Presso la PhotoGallery del MAST di Bologna, la Fondazione MAST presenta venticinque opere di grande formato che immergono i visitatori in laboratori di ricerca spaziale, impianti nucleari, sale operatorie e piattaforme di perforazione. «Con la consueta precisione e meticolosità e con una spiccata sensibilità estetica, Thomas Struth realizza grandiose immagini del mondo della ricerca contemporanea e dell’alta tecnologia. Attraverso le sue fotografie siamo in grado di percepire tutta la complessità, la portata, la forza dei processi, ma anche di intuire il potere, la politica della conoscenza e del commercio che essi celano», ha commentato Urs Stahel, curatore della mostra. Una riflessione sulle macchine quali strumenti di trasformazione della società, ma anche sulle dinamiche nascoste di controllo che influenzano le nostre esistenze attraverso le tecnologie più avanzate.

  • Dove: MAST. Dal 2 febbraio al 22 aprile 2019.

MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna: Mika Rottenberg

Mika Rottenberg Cosmic Generator, 2017 Installazione video a canale singolo con sonoro Dimensioni variabili Veduta di allestimento presso MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2019 - Credits: Photo credit: Giorgio Bianchi | Comune di Bologna Courtesy l’artista e Hauser & Wirth
Mika Rottenberg Tropical Breeze, 2004 Installazione video a canale singolo 3’ 45” Dimensioni variabili Veduta di allestimento presso MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2019 - Credits: Photo credit: Giorgio Bianchi | Comune di Bologna Collezione Pasquale Leccese Courtesy Le Case D’Arte, Milano
Mika Rottenberg Untitled Ceiling Projection (video still), 2018 Installazione video a canale singolo con sonoro Ca. 7’ Dimensioni variabili Veduta di allestimento presso MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2019 - Credits: Photo credit: Giorgio Bianchi | Comune di Bologna Courtesy l’artista e Hauser & Wirth Opera prodotta con il sostegno di: Goldsmiths Centre for Contemporary Art, Londra; Kunsthaus Bregenz; MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna

È una delle artiste più sarcastiche e dissacranti del panorama contemporaneo, e ora arriva a Bologna con la sua prima mostra personale in un'istituzione museale italiana. Nata a Buenos Aires nel 1976, Mika Rottenberg fa uso di diversi linguaggi espressivi – come scultura, installazione e video – per indagare i grandi temi sociali e di genere. Creando opere surreali, l'artista dà forma ad allegorie del sistema capitalistico smascherando ironicamente le degenerazioni della contemporaneità. Curata da Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo, la mostra presenta tre nuovi lavori dell'artista, la cui produzione è stata sostenuta da MAMbo in collaborazione con Goldsmiths Centre for Contemporary Art London e Kunsthaus Bregenz: Ponytail (Orange), Smoky Lips (Study #4) e Untitled Ceiling Projection.

  • Dove: MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna - dal 31 gennaio al 19 maggio 2019

Palazzo De' Toschi: Geert Goiris - Terraforming Fantasies

Ecologist Place (2006) Framed Lambda print 100 x 124 cm.
Blast #3 (2001) Framed Lambda print 100 x 120 cm
Eugenes Neighbourhood (2002) Framed archival pigment print 100 x 142 cm.

Prende il nome da “terraformazione”, termine di creazione recente che si riferisce alla possibilità di rendere simili alla Terra altri pianeti dell'universo, la mostra del fotografo e videomaker belga Geert Goiris. Organizzata da Banca di Bologna presso Palazzo De’ Toschi e curata da Simone Menegoi e Barbara Meneghel, l'esposizione presenta la ricerca fotografica di Geert Goiris, essenzialmente improntata all'esplorazione del paesaggio. Scattate in giro per il mondo - dall'Antartide al deserto vulcanico di Dancali fino all'Etiopia, le immagini immaginano in realtà pianeti diversi. E proprio l'ipotesi di una colonizzazione di altri pianeti è il punto di partenza per la scenografia che accompagna le fotografie dell'artista. «La scenografia porta nello spazio una costellazione di oggetti estranei. L’intervento è, in una certa misura, inadatto, una forma di colonizzazione. Il mio intento (e la mia speranza) è che parli anche di caratteristiche umane come la meraviglia, la curiosità, la perplessità, eccetera. Scegliendo accuratamente le immagini e presentandole in un’accurata scenografia, miro a immergere lo spettatore in un mondo parallelo, una realtà prossima alla nostra ma che non coincide esattamente con essa», ha raccontato l'artista.

  • Dove: Palazzo De’ Toschi – fino al 24 febbraio 2019.

Villa delle Rose: Goran Trbuljak - Before and After Retrospective

Veduta di allestimento della mostra presso Villa delle Rose, Bologna, 2019 - Credits: Foto Giorgio Bianchi | Comune di Bologna
Veduta di allestimento della mostra presso Villa delle Rose, Bologna, 2019 - Credits: Foto Giorgio Bianchi | Comune di Bologna
Veduta di allestimento della mostra presso Villa delle Rose, Bologna, 2019 - Credits: Foto Giorgio Bianchi | Comune di Bologna

Fu uno dei precursori della sensibilità postmoderna e le sue opere mirano a scardinare il confine tra arte e anti-arte, artista e non artista. Goran Trbuljak è uno dei più importanti artisti croati. Alla sua carriera artistica è dedicata la mostra Goran Trbuljak, Before and After Retrospective, in scena a Villa delle Rose. Curata da Lorenzo Balbi e Andrea Bellini, l'esposizione percorre la produzione dell'artista raccogliendo dipinti, frottage, monocromi e monogrammi, fotografie, film, libri e documentazioni delle sue azioni di strada. A fare da fil rouge attraverso le sue opere, il rifiuto del ruolo convenzionale dell'artista e l'atteggiamento critico nei confronti del sistema dell'arte: famosissimo il poster con la scritta I do not want to show anything new and original, esposto presso lo Student Cultural Center di Zagabria, così come l'opera su carta The fact that somebody is given the opportunity to make an exhibition is more important that was is shown at the exhibition (1973).

  • Dove: Villa delle Rose – fino al 24 marzo 2019

Sala Farnese, Palazzo D'Accursio: Massimo Kaufmann - Mille Fiate

Massimo Kaufmann, Installation View, Sala Farnese, Palazzo d'Accursio. - Credits: ph. Veronika Lytvynovajpg
Massimo Kaufmann, Installation View, Sala Farnese, Palazzo d'Accursio. - Credits: ph. Veronika Lytvynovajpg
Massimo Kaufmann, Installation View, Sala Farnese, Palazzo d'Accursio. - Credits: ph. Veronika Lytvynovajpg

Al secondo piano di Palazzo Accursio va in scena un'incursione nell'universo di Massimo Kaufmann. Si tratta della mostra Mille Fiate, realizzata con il patrocinio di DO UT DO e con il sostegno di Art Defender. In dialogo con i maestosi affreschi della Sala Farnese, sono installate le tele di grandi dimensioni prodotte dall'artista: narrazioni astratte fatte di lente sovrapposizioni di colori che indagano la ritmica del caos e che citano il Clinamen, termine lucreziano che suggerisce l'indeterminatezza della materia e l’imponderabilità del caso. Proprio alla poesia di Lucrezio nel De Rerum Natura sono dedicate le opere in mostra, mentre il titolo è una citazione dal Canzoniere (Rerum Vulgarium Fragmenta) di Francesco Petrarca.

  • Dove: Palazzo Accursio - fino al 3 marzo 2019.

Palazzo Vizzani - Sanguinetti: Alchemilla

Claudia Losi, Cose che sono cose, 2015, alluminio, pietra, ceramica, cartapesta, anilina, 21 pezzi, dimensioni varie; - Credits: courtesy l’artista e Monica De Cardenas Gallery. Ph. Camilla Sanguinetti
T-yong Chung, Joo Kim, 2016, 25x25x40 cm, gesso;  - Credits: Ph. Camilla Sanguinetti, courtesy l’artista.
Cuoghi Corsello, Girandola 8, 2019. - Credits: Ph. Cuoghi Corsello

“Se fossi più sicuro del mio mestiere metterei fuori fieramente la mia insegna: ‘Qui si puliscono le parole…”, disse lo scrittore e poeta svizzero Edmond Gilliard. Così come il poeta si occupa di scrostare le parole dalle sovrastrutture, l'artista ha il compito di liberare e riformulare le forme astratte. Da questa considerazione parte la mostra Alchemilla a Palazzo Vizzani-Sanguinetti. Curata da Fulvio Chimento e organizzata con il supporto di Spazio Arte Minarelli e di Tiberio Cattelani, presenta le opere di cinque artisti: David Casini, Cuoghi Corsello, Dado, Claudia Losi, T-yong Chung. Come se fossero parole, le loro opere compongono un flusso di pensieri che si dispiega nelle otto sale del palazzo. Protagonista è la scultura: forme e volumi sono disseminati attraverso le varie stanze componendo un percorso immersivo nella poetica di ognuno degli artisti. Lo spettatore di Alchemilla viene calato in un contesto onirico dominato dall'alchimia tra le opere in mostra. E infatti, proprio alla pianta preferita dagli alchimisti - l’alchemilla (A. vulgaris) o “erba stella” - la mostra prende in prestito il nome.

  • Dove: Palazzo Vizzani-Sanguinetti, dal 1° febbraio al 16 marzo 2019.

Paradisoterrestre: UltraMatta

Paradisoterrestre - UltraMatta
Paradisoterrestre - UltraMatta
Paradisoterrestre - UltraMatta

A pochi passi da Piazza Maggiore, in un affascinante appartamento situato in un palazzo storico in via De’ Musei 4, ha sede il nuovo spazio di Paradisoterrestre, marchio storico del design italiano. Pensato già alla fine degli anni Settanta da Dino Gavina, è tornato a vivere nel 2017 grazie a Gherardo Tonelli. In occasione di Art City, Paradisoterrestre ospita la sua prima mostra: UltraMatta, che presenta le riedizioni di Margarita e Sacco Alato, due pezzi cult realizzati da Roberto Matta, architetto e pittore cileno tra i più celebri del XX secolo. “Opere d'arte funzionali”, come vennero definite, che esprimevano il concetto di Ultramobile formulato da Dino Gavina nel 1971. Con quelle opere, l'oggetto surrealista si prestava all'uso quotidiano. Margarita è una scultura-poltrona che aveva lo scopo di fermare un'idea: un contenitore aperto come una margherita, un fusto trasformato in trono tribale. Sacco Alato nacque invece in fonderia mentre si stava realizzando Margarita: un sacco di sabbia fuso e spaccato in due, una seduta scultorea con grossi sassi trovati per strada come piedi. Il progetto reso possibile grazie alla collaborazione con Alisée Matta, figlia dell’artista.

  • Dove: via De’ Musei 4, fino al 2 marzo 2019.