Ilaria Bonacossa - Credits: Foto: Giorgio Perottino
Artissima Oval - Esterni
Artissima Fair - Credits: Photo: Perottino – Piva – Bottallo / Artissima
Abstract Sex: We don’t have any clothes, only equipment - Anna Uddenberg
Abstract Sex: We don’t have any clothes, only equipment - Barbara Hammer
Telephone - Michele Spanghero - Credits: Courtesy of the artist
Telephone - Nona Inescu - Echo 2017 - Credits: Courtesy SpazioA, Pistoia
Grey Noose - Saadé
Telephone - Xiaoyi Chen - I will never speak to god again, 2017. - Credits: Courtesy of Matèria and the artist
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La 26esima edizione di Artissima raccontata da Ilaria Bonacossa

È un invito alla libertà la ventiseiesima edizione di Artissima, la fiera di arte contemporanea in scena dal 1° al 3 novembre presso gli spazi dell'Oval di Torino. Diretta per il terzo anno da Ilaria Bonacossa, avrà come tema portante quello del rapporto tra desiderio e censura, che verrà raccontato attraverso mostre, talk e progetti speciali che affiancheranno le 208 gallerie provenienti da tutto il mondo. Per tre giorni, Torino si riempirà di eventi, presentazioni ed esposizioni collaterali. «Artissima è Il Salone del Mobile di Torino», dice Ilaria Bonacossa.

Obiettivo di questa edizione è stimolare una riflessione sulle utopie contemporanee e gli impulsi che plasmano i nostri tempi, mettendo in luce il complesso rapporto tra le immagini e il loro controllo. «L'idea è nata circa un anno fa, con la sensazione che il mondo si stesse chiudendo, ripiegandosi su se stesso. Ho pensato che oggi la vera contestazione sia legata al desiderio e alla sessualità. In un mondo che ha più muri oggi del 1989, la sessualità rappresenta lo spazio in cui riprendersi la libertà. Da qui, il legame con la censura. Oggi c'è quella degli algoritmi dei social media, ma c'è anche l'autocensura che deriva dall'estrema complessità del mondo in cui viviamo. Nell'arte ad esempio, i social stanno portando gli artisti a uniformarsi e auto-censurarsi», spiega Bonacossa.

Il tema del desiderio è al centro di alcuni progetti speciali come Abstract Sex: We don’t have any clothes, only equipment allestita negli spazi della boutique di moda Jana di Torino. Curata da Lucrezia Calabrò Visconti e Guido Costa, nasce con l'intento di manomettere le rappresentazioni tradizionali del desiderio mischiando fotografie, video, sculture e opere su tela o carta a strumenti imprevisti e tecnologie devianti, che raccontano fenomeni come la disidentificazione, la post-pornografia e l’ibridazione. «Addomesticato dalle infrastrutture politiche e finanziarie del neoliberismo 2.0, il desiderio si traduce in una spinta indirizzata verso oggetti di consumo e stili di vita normalizzati, suggeriti online da strutture algoritmiche. A causa della pervasività delle nuove tecnologie, la simulazione dell’esperienza reale soppianta sempre più spesso l’azione nella realtà», raccontano i curatori. Anche Telephone, progetto espositivo sviluppato in collaborazione le OGR – Officine Grandi Riparazioni, indaga l'intreccio tra desideri e censura ripercorrendo le trasformazioni del nostro rapporto con il telefono negli ultimi decenni. «Un tempo, il telefono incarnava il desiderio di aspettare una telefonata. Oggi è uno strumento di controllo e di auto-controllo», prosegue Bonacossa.

La fiera si sviluppa attorno alle sette sezioni Main Section, New Entries, Dialogue, Art Spaces & Editions, Present Future, Back to the Future – che quest'anno festeggia dieci anni - e Disegni, con qualche novità come l'HUB Middle East, dedicato agli artisti mediorientali. Realizzato grazie alla consulenza di Sam Bardaouil e Till Fellrath, fondatori della piattaforma curatoriale Art Reoriented e curatori del Padiglione Emirati Arabi alla Biennale di Venezia 2019, mostrerà uno spaccato delle evoluzioni artistiche mediorientali attraverso la partecipazione di 15 gallerie internazionali e alcuni talk. «È una rete che mi affascina molto, quella mediorientale, dove si muovono artisti che stanno trasformando il modo di fare arte. Si tratta di artisti che lavorano in luoghi dove il tema della censura è molto presente, e che sono riusciti a emancipare la loro arte creando lavori poetici, che utilizzano narrazioni di fantasia per raccontare la propria realtà in modo ancora più vivido».

Accanto al grande lavoro della fiera nel supportare i talenti emergenti – grazie anche ai premi Premio illy Present Future, Premio Sardi per l’Arte Back to the Future, Premio Refresh, OGR Award, Premio Ettore e Ines Fico e il Campari Art Prize - i progetti di Artissima proseguono con tante altre iniziative tra cui Torino Social Impact – Art Grant, bando per giovani talenti dal background culturale; Artissima Junior, realizzato con Juventus e dedicato ai più piccoli e Artissima Experimental Academy, il progetto formativo itinerante concepito in collaborazione con Combo, concept di ospitalità innovativa che inaugurerà a Torino e Milano. «Il titolo del terzo appuntamento dell’Artissima Experimental Academy, guidato dall’artista iraniana Setareh Shahbazi, è Eyes, come back! Credo che racchiuda perfettamente il messaggio di questa edizione, che è quello di guardare il mondo con gli occhi degli altri, di abbracciare una visione alternativa, di emozionarsi o arrabbiarsi davanti a un'opera d'arte. Di lasciarsi stupire. Ogni opera d'arte nasce da un desiderio di condividere un pensiero o una visione. Ogni opera è una pulsione. Mi piaceva l'idea di riportare il dibattito sul piacere di fruire l'arte, allontanandomi dal consumismo tipico dei nostri tempi».